Il Concilio di Trento e la modernità, sei volumi ne ripercorrono la storia e la tradizione liturgica

Intervista a don Manlio Sodi, docente dell’Università Pontificia Salesiana

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ROMA, mercoledì, 22 marzo 2006 (ZENIT.org).- Cosa ha prodotto il Concilio di Trento (1542-1563) per la Chiesa e la Società di quel tempo e che ha riverbero ancora oggi? Qual è la linea di demarcazione fra Traditio come consegna e tradizione come atteggiamento nostalgico?



A queste ed altre domande hanno cercato di rispondere don Manlio Sodi, Damasco Medeiros, il compianto don Achille Maria Triaca, ed altri specialisti, nella collana di sei volumi “Monumenta liturgica Concilii Tridentini” editi dalla Libreria Editrice Vaticana (www.libreriaeditricevaticana.com).

La collana mette a disposizione degli studiosi e dei cultori di liturgia i sei testi liturgici che hanno caratterizzato la celebrazione della fede secondo il "Rito Romano" dal Concilio di Trento fino al Concilio Vaticano II.

I tomi sono corredati da una consistente struttura scientifica, ricca di introduzioni e appendici che affascinano quanti vogliono inoltrarsi nella storia delle tradizioni liturgiche della Chiesa di rito romano.

I volumi dei Monumenta Liturgica Concilii Tridentini saranno presentati nel pomeriggio del prossimo 23 marzo 2006, presso l’Istituto Salesiano “Sacro Cuore” di via Marsala 42, nel corso di un Simposio, promosso dalla Libreria Editrice Vaticana e dalla Editrice Bibliografica ACOLIT.

Per capire il senso e le implicazioni di una tale pubblicazione ZENIT ha intervistato don Manlio Sodi, Ordinario di Liturgia Sacramentaria e Pastorale all’Università Pontificia Salesiana (UPS), nonché curatore dell’opera.

Che senso ha oggi discutere di un Concilio che si è svolto più di quattro secoli fa?

Sodi: La vita della persona è sempre radicata nella storia e nella cultura che l'ha preceduta. Lo stesso si rileva anche nella vita di fede della Chiesa. I suoi grandi avvenimenti hanno inciso e continuano a incidere nel proprio percorso, in quanto sono sempre all'insegna di una dialettica che si muove costantemente tra fede (lex credendi), culto (lex orandi) e vita (lex vivendi). È in questa linea che si può cogliere la perenne attualità del Concilio di Trento: un avvenimento che è sempre presente nella riflessione e nella vita della Chiesa per l'importanza fondamentale che esso ebbe in quel periodo storico e nella vita successiva della Chiesa. Discutere pertanto oggi su un aspetto che il Concilio ha stabilito di realizzare (la riforma dei libri liturgici) è cogliere il ruolo teologico, pedagogico, formativo e spirituale che la liturgia racchiude in ordine al conseguimento e realizzazione della vita in Cristo da parte del fedele.

A suo avviso, perché il Concilio di Trento è stato così importante nella storia della Chiesa e della sua liturgia?

Sodi: L'importanza del Concilio di Trento non è solo relativa a quanto fu chiamato a decidere in tempi particolari della vita della Chiesa. Le puntualizzazioni teologiche e le affermazioni dogmatiche emerse da quell’assise permisero alla Chiesa di riprendere e proseguire il cammino con una rinnovata certezza determinata dalla precisazione di elementi di fede, di forme sacramentali e di indicazioni per la vita. Quanto fu stabilito non fu tanto e solo una risposta a problemi urgenti, ma la delineazione di una prospettiva di riflessione e di azione che di fatto caratterizzerà poi il periodo che separa Trento dal Vaticano II.

Circa la liturgia, il Concilio di Trento nel ristabilire una uniformità nel culto ha garantito che tutte le Comunità potessero esprimere la stessa fede attraverso il linguaggio comune della preghiera. Si garantiva così una unitarietà di forme e di stile celebrativo che avrebbe poi assicurato anche una unitarietà nelle scelte pastorali e nelle linee di spiritualità.

Lei sostiene che il Concilio di Trento ha contribuito all’humus in cui è germogliata la primavera del Concilio Vaticano II. Ci spiega il perché?

Sodi: La riforma liturgica attuata da Trento è stata un anello prezioso per la tradizione cultuale della Chiesa cattolica di Rito romano. Un anello che, pur prezioso, ha garantito però solo alcuni aspetti della enorme ricchezza racchiusa soprattutto nei sacramentari del primo millennio. Ma è stato proprio a partire dai limiti contingenti di quella riforma tridentina che nel sec. XVII si sentì il bisogno di riscoprire, editare e approfondire le fonti liturgiche del primo millennio (e non solo), in modo da conoscere ancora meglio la ricchezza della Tradizione e porre le basi a quella riforma che poi ha trovato nella lettera e nella mens del Vaticano II la sua logica attuazione.

In tutto questo non si dimentichi il progetto di Pio XII, delineato nella Mediator Dei e appena attuato negli anni Cinquanta. Un progetto che va letto e compreso all'interno del grande alveo di quel "fiume" scaturito dalle sorgenti e dal percorso del movimento biblico e soprattutto liturgico, che ha attraversato e caratterizzato tutto il sec. XX. È in questa linea che la riforma liturgica e l'attuale rinnovamento liturgico possono essere debitori di tutta la Tradizione, di cui il concilio di Trento è parte essenziale.