"Il Concilio è il nostro presente e il nostro futuro"

Lo ha detto il Presidente nazionale dell'Azione cattolica, Franco Miano, alla chiusura del Convegno "Legami di vita buona"

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ROMA, domenica, 23 settembre 2012 (ZENIT.org) – «Il Concilio è il nostro presente e il nostro futuro. È la chiamata a rinnovare il nostro patto di fedeltà alla Chiesa e a dare risposte alle aspettative di questo nostro tempo, carico di drammi e pur fecondo», così il Presidente nazionale dell’Azione cattolica, Franco Miano, nel suo intervento a chiusura del Convegno “Legami di vita buona”, che ha visto riuniti a Roma i presidenti e assistenti unitari diocesani e regionali dell’associazione.

Con lo sguardo rivolto al nuovo anno associativo dell’Azione cattolica, che si inserisce e si orienta nel cammino tracciato dalla felice coincidenza di tre grandi eventi - i cinquant’anni dall’apertura del Concilio, l’inizio dell’Anno della fede e l’imminente apertura del Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana - il Presidente dell’Ac rivolgendosi ai responsabili dell’associazione e ai presbiteri presenti ha rinnovato la “promessa” dei laici di Azione cattolica a «costruire legami di vita buona con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, nel cammino ordinario compiuto da ciascuno di noi nelle diocesi e nelle parrocchie. Un cammino di laici che amano la propria chiesa locale, che maturano e offrono esperienze di formazione come occasione di crescita al servizio del territorio in cui vivono, che si impegnano ogni giorno a coniugare la loro esperienza di fede con la vita, che fanno del loro legame associativo, una modalità entusiasmante per esprimere senso di comunità, apertura a tutti e al mondo,responsabilità che si fa corresponsabilità».

«L’Azione cattolica deve molto al Concilio», ricorda ancora Franco Miano. «Il Concilio ci ha riplasmati. Ha riplasmato il nostro essere Chiesa nel mondo. Allo stesso tempo, possiamo dire che anche il Concilio deve all’Azione cattolica una fedeltà che ha preceduto e seguito i giorni della sua celebrazione». «L’11 ottobre del 1962», ricorda il Presidente dell’Ac, «l’Azione cattolica era in Piazza San Pietro per essere vicina al pontefice, ai vescovi, ai padri conciliari tutti che si accingevano al Concilio, in una serata che mai si cancellerà dai nostri cuori. La serata del discorso alla Luna di Giovanni XXIII. Il prossimo 11 ottobre 2012, l’Azione cattolica italiana, insieme alla diocesi di Roma e a tutti coloro che vorranno esserci, associazioni, movimenti, diocesi e parrocchie, sarà ancora una volta a Piazza San Pietro con Benedetto XVI per dire il nostro amore e la nostra fedeltà alla Chiesa di Cristo e la nostra passione per il Concilio».

L’intervento conclusivo del Presidente dell’Ac, Franco Miano, è stato preceduto dalla presentazione delle sintesi dei lavori di gruppo che hanno impegnato i convegnisti sui temi della missionarietà e della responsabilità, della cura delle radici spirituali, dell’attenzione e accompagnamento alle diverse realtà ed esperienze associative.

Particolarmente significativa, infine, la testimonianza portata al Convegno dagli amici dell’Azione cattolica della diocesi di Iasi, in Romania: la Presidente diocesana dell’Ac Adriana Ianus e l’Assistente diocesano don Felix Roca, e con loro mons. Aurel Percã, vescovo ausiliare di Iasi. Nelle loro parole la storia di un Ac romena che è «cresciuta in numeri e impegno, in particolare nel far conoscere il ruolo dei laici nella Chiesa e nella società, considerando che i documenti del Concilio Vaticano II sono stati pubblicati in lingua romena solo dal 1990, dopo la caduta del comunismo, cioè a 35 anni dalla chiusura del Concilio». Un’esperienza di laicato di Ac missionario ed evangelizzatore quello romeno che è «impegnato nell’educazione alla fede e nell’azione di carità». Un laicato di Ac particolarmente attento ai temi della famiglia, «una realtà che in Romania risente ancora di un contesto generale sempre più provato dai problemi economici e da una forte emigrazione che tende a disgregare il tessuto sociale e comunitario». L’Ac di Romania punta molto anche sulla formazione degli adulti, «perché essi possano essere di sostegno nel lavoro con le nuove generazioni. È vero, questo dovrebbe essere ovvio, ma la storia passata del comunismo ha lasciato forti segni. Infatti, il regime vietava ogni forma di aggregazione, tranne, chiaramente, quelle che assumevano il ruolo della propaganda comunista. Dopo aver imparato a stare insieme e a lavorare per il bene di tutti, desideriamo fortemente che giunga l’ora che gli adulti diventino veramente educatori pieni di passione per la vita dei giovani».