Il confronto tra culture

Un simposio internazionale rilegge il "De Civitate Dei" dell'Ipponate nel XVI centenario dell'inizio della stesura dell'opera

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ROMA, martedì, 25 settembre 2012 (ZENIT.org).- Si apre questo pomeriggio all'Istituto Patristico Augustinianum di Roma il Simposio Internazionale organizzato dal Zentrum für Augustinus-Forschung dell'Università di Würzburg in collaborazione con l'Istituto Patristico Augustinianum di Roma e l'Istituto Agostiniano della Villanova University, Pennsylvania, sul tema “Conflitto o dialogo? L'incontro di Agostino con più culture nel De Civitate Dei”.

Centocinquanta studiosi provenienti da Stati Uniti, Germania e Italia fino a sabato 29 settembre effettueranno una rilettura del De Civitate Dei alla luce del rapporto fra Agostino e le nuove culture che, con le invasioni barbariche, entravano allora in contatto con il mondo romano.

Il Convegno sulla Città di Dio nasce dall'intuizione dei nostri confratelli tedeschi e abbiamo tre centri agostiniani in Germania, Italia e Stati Uniti impegnati nella realizzazione di questo Convegno internazionale” commenta il Preside dell'Istituto Patristico Augustinianum Padre Robert Dodaro, OSA, che spiega il tema fondamentale del Convegno e lo scopo che intende perseguire:  “Stiamo per commemorare il XVI centenario dell'inizio da parte di Agostino della Città di Dio. L'Ordine di Sant'Agostino e in particolare i tre enti scientifici agostiniani che ho prima menzionato volevano commemorare la ricorrenza di questo “magnum opus et arduum” di Agostino con un convegno internazionale. Da tre nazioni, Italia, Germania e USA, sono giunti studiosi impegnati sul De Civitate Dei. Lo scopo del Convegno è rileggere il testo del De Civitate Dei con questa domanda: in quest'opera si trova un'apertura al dialogo interculturale e interreligioso oppure si trova solo una polemica, un conflitto, fra cristianesimo e altre religioni e culture? Questa domanda è al centro di questo simposio che è aperto al pubblico e che si avvarrà di una traduzione simultanea in italiano, inglese e tedesco” .

Sant'Agostino, dopo aver affrontato la polemica interna con i Donatisti che agitava la Chiesa, pone mano al De Civitate Dei. In questo libro affronta una questione che riguarda tutti gli uomini, il confronto con i popoli barbari che ormai sono dentro i confini dell'Impero romano. La polemica è rivolta contro coloro, primo fra tutti Sant'Ambrogio, che in questo testo Agostino non nomina mai, che ritengono sia necessario respingere qualsiasi commistione con gli invasori.

Spiega Padre Vittorino Grossi, OSA, docente dell'Augustinianum di Roma e relatore al convegno spiega: “La caduta di Roma  nel 410 accentuò una questione di fondo: come rapportarsi con i barbari che aggredivano l'Impero. C'era un gruppo consistente, al quale apparteneva anche Sant'Ambrogio, che voleva che i barbari venissero bloccati e respinti. Agostino forse anche da avveduto sociologo si rese conto che questo non era più possibile. Bisognava trovare una convivenza. Ecco che nella Città di Dio, in tutti i ventidue libri, Agostino non parla più di barbari, romani e cristiani, ma parla di tutti gli uomini che hanno solo due prospettive: una città fondata sull'egoismo umano, destinata a dissolversi, e una città fondata sull'amore di Dio e quindi sull'amore degli uomini, destinata a sopravvivere eternamente. Agostino dedica il quattordicesimo libro del De Civitate Dei alle passioni degli uomini: egli in queste pagine prospetta al mondo occidentale una nuova antropologia per avviare un dialogo di convivenza con il mondo dei barbari. Agostino osserva che le passioni degli uomini sono uguali:  romani,  barbari,  cristiani hanno una comune passione, cioè tutti gli uomini tendono al medesimo fine che è Dio. Bisogna aiutare l'umanità a prenderne coscienza”.

* Ordine di Sant'Agostino:

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