Il coraggio della felicità

Nel suo editoriale, l'arcivescovo di Catanzaro-Squillace riflette sul messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale della gioventù, che viene celebrata oggi a livello diocesano

Catanzaro, (Zenit.org) Mons. Vincenzo Bertolone | 313 hits

«Non vi è che un modo per essere felici: vivere per gli altri».

Fosse un telegramma, potrebbe essere riassunto così, con le parole dello scrittore russo Lev Tolstoj, il messaggio che papa Francesco ha dato alle stampe in occasione della Giornata mondiale della gioventù, che oggi sarà celebrata a livello diocesano, in occasione della Domenica delle Palme.

Nella riflessione del Pontefice risaltano l’invito all’aspirazione a cose grandi, a non accontentarsi delle offerte a basso prezzo, a non inseguire il «successo, il piacere, l’avere in modo egoistico», perché non è in essi il senso profondo dell’esistenza. Ne deriva una sensazione di insoddisfazione ed inquietudine profonde: al loro generarsi  contribuiscono certo l’incertezza e la fragilità che sono ormai regola generale e diffusa della società contemporanea e che non di rado spingono i giovani alla marginalità, rendedoli pressoché invisibili e quasi assenti nei processi storici e culturali. E sempre più frequentemente fragilità e marginalità sfociano in fenomeni di dipendenza dalle droghe, di devianza, di violenza, mentre la sfera affettiva ed emotiva, come quella della corporeità, sono fortemente interessate da questo clima e segnate da fenomeni apparentemente contraddittori, quali la spettacolarizzazione della vita intima e personale e la chiusura individualistica e narcisistica sui propri bisogni. «È molto triste vedere una gioventù sazia, ma debole», aggiunge in proposito il Pontefice, lanciando l’appello a riscoprire le beatitudini, che hanno in sé «una grande forza rivoluzionaria» dato che in esse è contenuta l’esortazione a seguire Gesù sulla sua strada, la strada dell'amore, l'unica verso la vera felicità e la vita eterna. Quella nella quale v’è davvero – e finalmente – spazio per ipoveri in spirito, gli umili, coloro che si spogliano delle proprie ricchezze per andare incontro agli altri. «Cercate di essere liberi nei confronti delle cose, cercate l'essenzialità. Mettiamo Dio al primo posto», dice papa Bergoglio ai giovani, spronandoli «a rimettere al centro della cultura la solidarietà» vincendo la tentazione dell’indifferenza, poichè i poveri sono un’occasione concreta di incontrare Cristo stesso e comprendere che «una persona non vale per quanto possiede».

È agli altri, dunque, che bisogna guardare, e dedicare se stessi, sull’esempio dei santi, modello di una vita improntata sulla logica dell’essere, e non su quella dell’avere. «Lottate contro ogni egoismo. Rifiutate di dar libero corso agli istinti della violenza e dell’odio, che generano le guerre e il loro triste corteo di miserie. Siate generosi, puri, rispettosi, sinceri. E costruite nell’entusiasmo un mondo migliore di quello attuale». Lo scriveva papa Paolo VI, nel suo messaggio ai giovani del1965, aconclusione dei lavori del Concilio Vaticano II. Quasi mezzo secolo dopo, il suo appello resta intatto e attende di essere interamente raccolto.

(Il testo è stato pubblicato anche su "La Gazzetta del Sud" di domenica 13 aprile)