Il coraggio di cercare e trovare la fede

A colloquio con il cardinale Karl Joseph Becker S.I.

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di Paolo Pegoraro

ROMA, venerdì, 27 aprile 2012 (ZENIT.org) - Con il numero 42 ha preso il via una nuova edizione di "La Gregoriana", il periodico d'informazione dell'Università che da quasi cinque secoli il Santo Padre affida alla Compagnia di Gesù. Numerose le novità, tra le quali un'inedita intervista al neo Cardinale Karl J. Becker S.I., della quale anticipiamo un'ampia sezione. Oltre alla rivista e al sito, le attività della Gregoriana possono essere seguite su FaceBook, Twitter e YouTube.

Dei 22 cardinali creati nel Concistoro del 18 febbraio 2012, ben 14 sono ex studenti o ex docenti della Gregoriana. Tra loro spicca il Card. Karl Joseph Becker S.I., docente emerito dell’Università, dispensato dalla consacrazione episcopale: alla plenaria del Concistoro il suo capo candido – capigliatura folta nonostante gli 83 anni – spiccava nel mare di zucchetti viola e porpora.

Padre Karl Joseph Becker è nato a Colonia il 18 aprile 1928 ed è entrato nella Compagnia di Gesù il 13 aprile 1948. Conseguito il Dottorato alla Gregoriana sotto la guida del P. Juan Alfaro, con una tesi dedicata alla dottrina della giustificazione in Domingo de Soto, ha insegnato (1963-1969) alla Facoltà di Teologia di St. Georgen, a Francoforte. Nel 1969 torna alla Gregoriana come Professore di Teologia Dogmatica; nel corso di più di trent’anni di insegnamento (1969-2003), ha tenuto molti corsi in Sacramentaria Generale, su Confermazione e Battesimo, in Dottrina della Grazia, sul rapporto tra Magistero e Teologia, sul Metodo teologico, sul Credo e sull’interpretazione del Dogma. Padre Becker è stato anche Direttore della Rivista Gregorianum per tredici anni (1972-1985). Durante questi anni, ha diretto oltre cinquanta tesi dottorali su temi inerenti la Storia della Teologia, la conoscenza di grandi figure e anche temi inerenti allo sviluppo dogmatico – in particolare sulla Dottrina del Concilio di Trento e sul Concilio Vaticano II. Nel 2003, in occasione del suo 75° compleanno, è stato pubblicato in suo onore un Festschrift dal significativo titolo Sentire cum Ecclesia. Omenaje al Padre Karl Joseph Becker, S.I. (a cura di Enrique Benavent Vidal e Ilaria Morali, Facultad de Teología San Vicente Ferrer – Pontificia Universidad Gregoriana, Valencia, Promolibro 2003).

Tra le sue pubblicazioni, la più recente concerne la Teologia delle Religioni. Il volume Catholic Engagement with World religions. A comprehensive study (Orbis Book 2010), redatto insieme alla Dott.ssa Ilaria Morali, è il punto di arrivo di una riflessione maturata in questi anni di lavoro teologico, specialmente nell’ambito della Dottrina della Grazia. Accanto a tutta la sua attività di docenza e di ricerca, Padre Becker è stato nominato il 15 settembre 1985 Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede, a cui ha dedicato fino ad oggi un importante lavoro, compiuto con grande discrezione. Risulta dunque tanto più significativa la scelta – per il suo stemma cardinalizio – del motto ignaziano “quaerere Deum in omnibus” e il riferimento ai Magi, gli inesausti pellegrini della verità venerati nel Duomo della sua città natale.

I suoi confratelli lo descrivono come persona abituata a parlare poco di sé, mattiniero, spesso impegnato in colloquio con le persone che riceve. Personalità essenziale, sguardo cristallino e franco, sorriso cordiale, P. Becker appare tanto concentrato mentre ascolta una conferenza, quanto pronto a una battuta di saluto se lo si incontra nel Quadriportico o in Piazza della Pilotta. Alto, falcata ampia e stretta di mano salda, a chi incautamente gli aveva chiesto se avesse praticato attività sportiva è capitare di sentirsi rispondere: «Le conviene ridere. La guerra non ci ha lasciato altra possibilità».

Eminenza, cosa ha significato per lei crescere in un Paese protestante, negli anni della dittatura nazionalsocialista?

P. Becker: «Il mio Paese in passato non era protestante, ma aveva regioni cattoliche e protestanti. Nel marzo 1933, in occasione delle ultime elezioni, la mia città votò per il 70% contro Hitler. Non auguro a nessuno quanto abbiamo poi vissuto sulla nostra pelle nei duri anni fino al 1945: mio padre subì due processi dal regime, noi figli così giovani eppure ogni notte con la possibilità di morire sotto i bombardamenti. E questo per ben tre anni. Quello che abbiamo imparato durante quel periodo – i valori, l’umanità, la solidarietà e la fede – è quello che ho sempre voluto condividere, nel desiderio che quanto mi aveva aiutato a crescere come uomo e come cristiano cattolico diventasse patrimonio di ciascuno, delle persone a me affidate. Ma non le nascondo che ancor oggi mi chiedo spesso come io possa comunicare questo patrimonio di vita».

Lei ha condiviso la vocazione religiosa con suo fratello Constantin, anch’egli gesuita. Cosa vi aveva affascinati della Compagnia?

P. Becker: «Sono stati i gesuiti che abbiamo conosciuti durante la nostra gioventù. Erano per noi degli esempi di una profonda fede cattolica e di una coraggiosa pastorale».

Successivamente ha conseguito il Dottorato alla Gregoriana sotto la guida del P. Juan Alfaro S.I. Ha un suo ricordo particolare?

P. Becker: «Sì, P. Alfaro era davvero un grande teologo! Era una personalità poliedrica, che non si lasciava incasellare in alcun sistema di categorie. La sua tesi dottorale fu un capolavoro di storia della teologia. Nell’insegnamento amava la linea di Rahner. Un carattere contradditorio, ma questa era la sua ricchezza. Da giovane professore, rivolgendosi al Prefetto degli studi, P. Alfaro disse di non essere affatto disposto ad insegnare la scientia media. Tuttavia, quando mi assegnò il tema, volle che io parlassi al suo moderatore di tesi – il P. Lennerz – al fine di valutare se quell’argomento fosse fattibile. Era un uomo indipendente, eppure – quando il medico gli diagnosticò l’Alzheimer – disse al fratello infermiere: “Veramente? Tu però non mi abbandonare!”».

Già in quei primi anni romani, forse frequentando la Chiesa di Santa Maria dell’Anima, lei conobbe Joseph Ratzinger. Può raccontarci il vostro primo incontro?

P. Becker: «In verità non ho conosciuto il prof. Ratzinger all’“Anima” – come convenzionalmente si dice –, ma quando il nostro decano P. Latourelle mi chiese di accoglierlo a Fiumicino in occasione della sua venuta per un corso speciale del secondo ciclo. In quegli anni abbiamo avuto professori invitati a tenere lezioni in inglese, francese, spagnolo e tedesco... mi ricordo di Avery Dulles, di Rudolf Schnackenburg, di Walter Kasper, di Gustave Martelet e di Joseph Ratzinger. In Facoltà c’era un clima ricco, vivo e stimolante, veramente attraente».

Lei ha diretto un gran numero di tesi dottorali, ampie per tematiche teologiche, orientamenti e stili...

P. Becker: «Certamente. Ho preferito temi di grandi autori che potessero insegnarci qualcosa e, secondo una regola condivisa in Facoltà, non ho mai scelto un autore vivente. Ho insistito sempre perché gli studenti acquisissero un’ampia conoscenza delle lingue e perché le tesi fossero di sostanza. Ho riflettuto con i candidati sul tema, valutando se fosse adatto alle loro capacità, ai loro interessi, e coerente con il proprio sfondo di provenienza ecclesiale. Come direttore di tesi, ho speso moltissimo tempo delle mie giornate ad aiutare i miei studenti nel cammino verso la forma finale di un dottorato».

Le sue ricerche si sono concentrate sul Magistero e sullo sviluppo dogmatico della dottrina nei grandi Concili dell’epoca moderna...

P. Becker: «Lo sviluppo dogmatico non è solo un fenomeno passato: stiamo vivendo un presente di sviluppo, che, soprattutto dopo il Vaticano II, è di una rapidità incredibile. Mi piacerebbe vedere la Gregoriana studiarlo da vicino. L’idea e la prassi del Magistero sono una parte di questo sviluppo dogmatico. Combinare questo studio con i nuovi problemi del nostro oggi, questo dovrebbe affascinare la Gregoriana».

Del Concilio Vaticano II cadono proprio quest’anno i 50 anni dall’apertura dei lavori. Cosa ha significato e significa quell’evento, per la Chiesa universale?

P. Becker: «Per capire il Vaticano II bisogna conoscere la sua storia e il suo svolgimento. Nei miei primi anni ho potuto parlare molte volte con P. Sebastian Tromp S.I. – per chi non lo ricordasse, egli fu prima Segretario della Commissione teologica, poi della Commissione De fide et moribus– proprio su questi punti. Ricordo che egli mi profetizzò che quaranta-cinquanta anni dopo avremmo dovuto trattare i punti lasciati aperti e i problemi creati dal Vaticano II. Un altro Concilio adesso non avrebbe senso, mentre continuare il suo lavoro – non falsificarlo – è il nostro compito».

Come Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede ha affiancato dal 1985 il Card. Joseph Ratzinger e – in anni più recenti – il suo confratello e collega d’insegnamento Mons. Luis Ladaria. Cosa significa, per un teologo, essere Consultore?

P. Becker: «Un Consultore, soprattutto oggi, deve combinare una solida conoscenza del passato con un’apertura verso i problemi moderni. Con il Card. Ratzinger abbiamo condiviso un clima di franchezza e libertà di pensiero fondato sulla fede cattolica. Un clima che ho sempre apprezzato».

Quanti le vogliono attribuire un profilo “conservatore” indicano il coinvolgimento nella commissione per il dialogo con la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Tuttavia – cosa meno ricordata – lei ha preso parte pure alla preparazione della Dichiarazione sulla dottrina della giustificazione (Augsburg, 1999).

P. Becker: «Ogni teologo deve essere conservatore per essere innovatore. E questo in un senso preciso: deve rimanere ancorato alla fede cattolica, non metterla in discussione quasi fosse un’opinione. Tuttavia ogni teologo deve anche sforzarsi di capire l’altro che non condivide la sua stessa posizione. Deve avere un saldo principio: anche in una posizione erronea può talora esserci una qualche intuizione della verità, ed è precisamente questa verità nella sua interezza che si deve cercare e trovare».

Anche la riabilitazione del beato Rosmini non le è estranea, come comprova un suo articolo su L’Osservatore Romano (30 giugno-1° luglio 2001).

P. Becker: «Rispetto a quanto dicevo pocanzi, è esattamente questo il criterio che ci ha condotto nelle discussioni su Rosmini. Io non condivido le sue idee filosofiche e teologiche. Ma bisogna ammirare la sua genialità nell’aprirsi al suo tempo, così vivace e fecondo. Chi di noi trova subito la giusta sintesi?».

Un discorso simile può essere fatto anche per il defunto P. Jacques Dupuis S.I.?

P. Becker: «Da valente teologo quale era, il P. Dupuis, grazie anche alla lunga esperienza nella sua amata India, ha ben capito le molteplici domande e problemi che le varie religioni ci pongono oggi. È stato un suo merito aver colto l’urgenza dei problemi con una rara chiarezza. Mi sarebbe piaciuto se anche i suoi avversari avessero ravvisato in lui soprattutto l’ansia di ricerca che contraddistingueva le sue riflessioni e il loro esito. Come pretendere che, in un tale primo tentativo, si potesse giungere subito alla risposta più corretta?».

Il Card. Ratzinger intervenne alla presentazione del Festschrift edito per il suo 75° compleanno affermando: «Gli studenti hanno bisogno di un insegnante che abbia il coraggio della verità senza ombre, senza increspature, senza quel dubbio costante e quell’incertezza che sono il contrario della fede cattolica». Cosa significa, per una Università Pontificia, “sentire cum Ecclesia”?

P. Becker: «Seguire esattamente le parole dell’allora Card. Ratzinger: essere saldi nella fede cattolica e cercare di capire il tempo presente».

Papa Benedetto XVI è il regista del nuovo Catechismo, sta concludendo un’opera in più volumi sul Cristo, ha creato un Pontificio consiglio per la Nuova Evangelizzazione, convocato il Sinodo su questo tema, indetto l’Anno della Fede... quali le sue impressioni?

P. Becker: «Che la Nuova Evangelizzazione nel mondo di oggi è il più impellente compito che sta davanti alla Chiesa. Mi sembra che la soluzione sia soprattutto nelle mani degli operatori pastorali, una pastorale il cui punto centrale dev’essere la persona esemplaredel pastore. Il teologo deve aiutare, non danneggiare, una tale pastorale».