Il creato non è una nostra proprietà

Durante l'Udienza Generale, papa Francesco si sofferma sulla scienza come dono dello Spirito Santo

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 570 hits

Anche la scienza è un dono dello Spirito Santo e richiama la “capacità dell’uomo di conoscere sempre meglio la realtà che lo circonda e di scoprire le leggi che regolano la natura e l’universo”. Lo ha detto papa Francesco durante l’Udienza Generale di stamattina, durante la quale è proseguito il ciclo di catechesi in preparazione per la Pentecoste.

“La scienza che viene dallo Spirito Santo – ha proseguito il Pontefice - però, non si limita alla conoscenza umana: è un dono speciale, che ci porta a cogliere, attraverso il creato, la grandezza e l’amore di Dio e la sua relazione profonda con ogni creatura”.

Due occhi “illuminati dallo Spirito” sono aperti alla “contemplazione di Dio, nella bellezza della natura e nella grandiosità del cosmo, e ci portano a scoprire come ogni cosa ci parla di Lui, ogni cosa ci parla del suo amore”, suscitando nell’uomo un “grande stupore” e un “profondo senso di gratitudine” e lode a Dio per il suo amore per noi.

È la medesima sensazione che si prova davanti ad una “opera d’arte” o a “qualsiasi meraviglia che sia frutto dell’ingegno e della creatività dell’uomo”, ha aggiunto il Santo Padre.

Citando la Genesi (cfr. Gen 1,12.18.21.25), papa Francesco ha ricordato come, all’atto della creazione del mondo, Dio se ne compiaccia e sottolinea “ripetutamente la bellezza e la bontà di ogni cosa”.

Il dono della scienza, inoltre, “ci pone in profonda sintonia con il Creatore e ci fa partecipare alla limpidezza del suo sguardo e del suo giudizio – ha spiegato il Papa -. Ed è in questa prospettiva che riusciamo a cogliere nell’uomo e nella donna il vertice della creazione, come compimento di un disegno d’amore che è impresso in ognuno di noi e che ci fa riconoscere come fratelli e sorelle”.

Il riconoscimento di questa realtà rappresenta un “motivo di gioia e serenità” per il cristiano, facendone un “testimone gioioso di Dio, sulla scia di san Francesco d’Assisi e di tanti santi che hanno saputo lodare e cantare il suo amore attraverso la contemplazione del creato”.

Vi sono, tuttavia, “alcuni atteggiamenti eccessivi o sbagliati” che il dono della scienza può aiutarci ad evitare. Il primo è nel “rischio di considerarci padroni del creato”, il quale non è una nostra “proprietà” di cui “spadroneggiare a nostro piacimento” ma, piuttosto, “un dono meraviglioso che Dio ci ha dato” per prendercene cura ed utilizzarlo “a beneficio di tutti, sempre con grande rispetto e gratitudine”.

Il secondo atteggiamento è rappresentato dalla tentazione “di fermarci alle creature, come se queste possano offrire la risposta a tutte le nostre attese”.

Tornando sul primo atteggiamento, il Papa ha ribadito la necessità di “custodire il creato”: se lo sfruttiamo, “distruggiamo il segno dell’amore di Dio”, quasi come se Gli dicessimo: “Non mi piace, questo non è buono”. Se noi lo distruggiamo, “il creato ci distruggerà”, ha ammonito il Papa.

Il Santo Padre ha concluso la catechesi, chiedendo ai fedeli di chiedere allo Spirito Santo “il dono della scienza, per capire bene che il creato è il più bel regalo di Dio”, la cui creazione “più buona” è “la persona umana”.