Il Cremlino e la Casa Bianca davanti alla Sede Apostolica / 2

Come cambia il mondo dopo le visite di Barak Obama e Vladimir Putin a Papa Francesco (Testo integrale)

Roma, (Zenit.org) Dario Citati | 358 hits

La visita in Vaticano di Barack Obama del 27 marzo scorso e quella di Vladimir Putin il 25 novembre 2013 costituiscono un termometro importante dei rapporti odierni tra il Vaticano, la Russia e gli Stati Uniti. Sul piano simbolico e della cortesia diplomatica, questi due colloqui hanno mostrato una sorta di nemesi storica che rovescia l’usuale percezione delle due grandi potenze relativamente alla cultura religiosa. Diversi vaticanisti hanno rilevato l’inconsueta timidezza del Presidente degli Stati Uniti, apparso molto riverente e quasi in soggezione davanti a un Bergoglio austero, diplomaticamente cordiale ma tutt’altro che espansivo nei confronti dell’interlocutore (1). Obama ha scelto di regalare al Romano Pontefice una decisamente laica e prosaica scatola di semi di frutta e verdura, forse su suggerimento della consorte Michelle, che coltiva personalmente l’orto della Casa Bianca, e non certo per richiamare le parabole evangeliche della semina. Un dono che contrasta con il sacrale omaggio del Presidente russo: un’icona della Madonna di Vladimir, nota ai bizantinisti come «Vergine della tenerezza», che Putin aveva consegnato al Papa con un inchino devozionale che ha sorpreso più d’un osservatore. Non è esagerato affermare che la semantica di questi gesti sia un riflesso del diverso sentire che ha caratterizzato i due colloqui.

Nella sua visita Obama ha cercato di presentarsi in sintonia con la Santa Sede in materia di lotta alla povertà e alle disuguaglianze sociali, un tema su cui Papa Francesco, com’è noto, insiste con frequenza e vigore, ma che non rappresenta una novità. Oltre un secolo fa S. Pio X aveva già sancito che l’oppressione dei poveri e la frode della giusta mercede agli operai «gridano vendetta al cospetto di Dio». Per il Papa la Dottrina sociale della Chiesa, che si fonda su una lunga serie di pronunciamenti dalla Rerum Novarum di Leone XIII alla Caritas in Veritate di Benedetto XVI, non può però essere disgiunta dagli altri insegnamenti della Tradizione e del Magistero. Per fare un esempio, la riforma sanitaria di Obama, presentata come una svolta storica a favore dei poveri e che quindi – apparentemente – sembrerebbe vicina allo spirito di Papa Francesco, in realtà rende obbligatoria un’assicurazione sanitaria che comprende i costi di farmaci abortivi e per la sterilizzazione di giovani minorenni anche senza il consenso dei genitori. Il sostegno pubblico offerto da Papa Francesco alla Marcia per la Vita contro l’aborto, tenutasi proprio a Washington nel gennaio 2014, dimostra quanto il Papato e la Casa Bianca restino distanti su temi di assoluto rilievo per la Chiesa.

Viceversa, il colloquio con Putin era stato dedicato non solo alla difficile situazione in Siria, ma anche al ruolo della comunità cattolica di Russia e «al contributo fondamentale del cristianesimo nella società», alla «situazione critica dei cristiani in alcune regioni del mondo, nonché alla difesa e alla promozione dei valori riguardanti la dignità della persona, la tutela della vita umana e della famiglia» (2). Il fatto che proprio con il Presidente russo siano state affrontate queste tematiche non è una totale sorpresa. Quando il conclave del marzo 2013 ha eletto il cardinale Bergoglio al soglio petrino, Vladimir Putin è stato infatti l’unico uomo di governo a inviare un telegramma di auguri facendo esplicito riferimento «ai valori cristiani che ci uniscono» (3).

Dalla Siria all’Ucraina passando per il G-20 di San Pietroburgo

Mentre Papa Francesco aveva addirittura proclamato una giornata di preghiera e digiuno per scongiurare la minaccia franco-statunitense di un attacco alla Siria, è molto significativo che il Vaticano abbia tenuto invece un profilo molto basso in occasione della recente crisi ucraina. La Santa Sede si è limitata a richiamare le parti al dialogo e al negoziato, senza tuttavia schierarsi da una parte o dall’altra, sia in occasione del cambio di governo a Kiev sia quando il referendumin Crimea ha sancito il ritorno della penisola alla Russia. Un atteggiamento che appare tanto più importante se letto alla luce della geografia confessionale dell’Ucraina. La parte centro-occidentale del Paese, quella più permeata di sentimenti anti-russi, è infatti anche la regione con la più consistente presenza di cattolici, in particolare di uniati, cioè di ortodossi convertiti al cattolicesimo che però hanno mantenuto la liturgia bizantina. Per ragioni storiche il contrasto tra Ucraina e Russia – nonché quello interno tra Ucraina occidentale e Ucraina orientale – avrebbe dunque potuto facilmente essere strumentalizzato e trasformarsi in una sorta di scontro tra ortodossi e cattolici, magari con il sostegno del Vaticano a questi ultimi. La condotta della Santa Sede ha così implicitamente mostrato di distinguere quei conflitti in cui sussiste una componente di odio religioso (come nel caso dei ribelli islamisti in Siria, che continuano a perseguitare la popolazione cristiana), da situazioni come quella ucraina ove invece le differenze confessionali non hanno nulla a che vedere con la crisi. A ciò si aggiunga la lettera che Papa Francesco ha indirizzato proprio a Putin il 4 settembre 2013 in occasione della presidenza russa del G-20 di San Pietroburgo (4). L’auspicio del Pontefice di evitare un’invasione militare e scegliere la via della mediazione diplomatica internazionale è stato sostanzialmente esaudito anche grazie all’impegno di Mosca. In questi giorni sembrano profilarsi i primi segni di distensione fra USA e Russia sulla questione ucraina, con l’inizio del ritiro delle truppe di Mosca dal confine. Una ripresa di dialogo che potrebbe anche favorire l’indispensabile collaborazione fra le due potenze per lo smantellamento dell’arsenale di Damasco e per la pacificazione della Siria, un obiettivo che appare ancora lontano da raggiungere.

Secolarismo nordamericano e cristianizzazione della politica in Russia

Le relazioni internazionali si fondano su elementi di possibilismo e realismo politico, ragion per cui non bisogna sovrastimare le motivazioni «ideologiche», che a distanza di pochi anni possono rivelarsi solo momentanee verniciature propagandistiche motivate da ragioni di consenso. Tuttavia è impossibile non notare come la distanza fra Stati Uniti e Russia si manifesti oggi non solo in un contrasto geopolitico sempre più acuto, ma anche nelle rispettive politiche in materia di religione e più specificamente nei riguardi della tradizione cristiana. Il confronto tra il corso politico interno dei due Paesi è da questo punto di vista illuminante.

Il Cardinale statunitense Raymond Leo Burke, illustre canonista e Prefetto del Tribunale della Segnatura Apostolica,  in un’intervista concessa poco prima dell’incontro di Obama con il Papa ha ribadito una posizione più volte espressa in passato, cioè che le politiche dell’amministrazione USA stanno diventando «progressively more hostile toward Christian civilization» (5). Burke è il porporato che con maggiore frequenza ha denunciato la virata laicista della Casa Bianca, ma è stato gradualmente seguito anche da altri connazionali considerati più concilianti sul piano dottrinale, quali ad esempio l’attuale presidente della Conferenza Episcopale Statunitense Joseph E. Kurtz. Oggetto del contendere non sono soltanto le rivoluzionarie misure in tema di famiglia e adozioni, cominciate con la dichiarazione di incostituzionalità del Defense of Marriage Act e con la modifica dell’istituto matrimoniale che ha diviso l’opinione pubblica USA. Si tratta di un clima più generale in cui la fede religiosa è spesso oggetto di pubblico vilipendio e di un’ostilità crescente. Il 17 marzo scorso la celebre parata di San Patrizio, festa particolarmente sentita nelle città «irlandesi» di Boston e New York, per la prima volta nella storia è stata boicottata dalle autorità civili e dai più noti produttori di birra solo perché gli organizzatori avevano chiesto di non esporre gli striscioni arcobaleno, trattandosi di una manifestazione di origine religiosa e non di un corteo per i diritti civili. Gli ultimi anni hanno visto il moltiplicarsi di episodi di questo tipo, che talora hanno sfiorato e oltrepassato il grottesco: eliminazione di canti religiosi dalle scuole, rimozione dalle strade di croci che commemoravano vittime di guerra o di incidenti stradali, rilievi di incostituzionalità alla celebre formula God Bless America.

La Federazione Russa ha intrapreso un cammino che va in una direzione oggettivamente opposta: non soltanto la persona di Vladimir Putin, ma la classe dirigente russa nel suo insieme non fa mistero di un’adesione al cristianesimo – di confessione ortodossa – che si traduce concretamente in dichiarazioni ufficiali, atti pubblici e misure legislative. Sotto questo profilo Mosca si differenzia notevolmente non soltanto dagli Stati Uniti, ma anche dalla maggioranza dei Paesi europei. È fin troppo noto come alcune leggi russe (il divieto di propaganda di comportamenti sessuali «non tradizionali» davanti ai minori o le restrizioni alla promozione pubblica dell’aborto) siano descritte come fumo negli occhi da una cultura progressista oggi dominante. Ma a differenza di ciò che accade, ad esempio, nella quasi totalità dei Paesi africani e in molti Stati musulmani – mai criticati con la stessa severità e assiduità che si osservano nei confronti di Mosca – queste misure non impongono né sanzionano alcun tipo di comportamento personale nella vita privata, bensì danno legittimità pubblica ai quei costumi che riflettono il senso comune dei cittadini. Sino a poco tempo fa tutti i governi europei avevano disposizioni simili, che oggi seguitano ad essere approvate anche in Paesi sicuramente non tacciabili di autoritarismo.

Nel dicembre 2013, ad esempio, l’Alta Corte dell’Australia ha dichiarato incostituzionale un provvedimento del Parlamento di Canberra che estendeva l’accesso al matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso, annullando le unioni già celebrate e ricevendo il plauso del Primo Ministro Tony Abbott, un conservatore liberale che difende la famiglia tradizionale, si oppone all’eutanasia ed ha cercato di limitare il ricorso all’aborto. Pochi giorni prima della decisione australiana, misure ancor più drastiche sono state adottate in un Paese membro dell’UE, la Croazia, che con un regolare referendum vinto a schiacciante maggioranza ha inserito nella propria Costituzione la definizione del matrimonio come unione esclusiva tra uomo e donna. La Repubblica di Slovacchia, che già l’anno scorso ha emesso una moneta da 2 euro con l’effigie dei Santi evangelizzatori degli Slavi Cirillo e Metodio (nonostante la persistente opposizione dell’Unione Europea, che considera tuttora quest’atto un gravissimo oltraggio alla laicità), ha in programma di varare provvedimenti simili. La Polonia, un Paese oggi molto dinamico che rappresenta un’oasi di crescita economica in un’Europa stagnante, ha una legislazione restrittiva sull’aborto e mantiene un profilo tradizionalista in tema di famiglia. Questi esempi suggeriscono che le posizioni conservatrici sui temi etici – con gradazioni diverse a seconda dei differenti contesti storico-culturali – rientrano nella fisiologica dialettica politica e non sono incompatibili con lo sviluppo, le istituzioni democratiche e lo Stato di diritto.

Il 19 settembre 2013, nel suo intervento al Forum di Valdaj, Vladimir Putin ha affermato che le politiche russe in tema di famiglia, diritto naturale e valorizzazione della tradizione cristiana non sono misure estemporanee, bensì rispondono a una rivendicata visione dell’uomo e della società:

Noi vediamo come molti paesi euroatlantici si sono messi sulla via del rifiuto delle proprie radici, compresi i valori cristiani, che sono la base della civiltà occidentale, negando l'identità nazionale, culturale, religiosa e persino sessuale. […] In tanti Paesi europei le persone provano vergogna o hanno paura di manifestare la propria fede religiosa.  Le feste vengono abolite oppure se ne cambia il nome; la loro essenza viene nascosta, così come il loro fondamento morale.  C'è una volontà aggressiva di esportare questo modello nel mondo intero. […] Senza quei valori radicati nel cristianesimo e in altre religioni del mondo, senza rispettare standard di moralità millenari, gli individui perdono inevitabilmente la dignità umana.  Noi troviamo giusto e naturale difendere questi valori (6). 

Dichiarazioni di questo tenore si accompagnano alla frequenti citazioni del filosofo cristiano Nikolaj Berdjaev (1874-1948), forse il pensatore russo più tradotto nelle lingue occidentali, che rappresenta l’intellettuale più spesso menzionato nei discorsi di Putin, assieme al filosofo Ivan Il’in (1883-1954), monarchico e ortodosso, che già influenzò notevolmente il pensiero di Aleksandr Solenicyn. Nel 2011, in occasione di una visita ufficiale in Francia, il predecessore di Putin Dmitrij Medvedev si era fermato a pregare davanti alla Sacra Corona di spine, una reliquia acquisita dal re S. Luigi IX di Francia nel XIII secolo e custodita nella Cattedrale di Notre Dame a Parigi. Come ha osservato lo studioso britannico John Laughland, «il fatto che proprio il capo del Cremlino si sia inginocchiato davanti al simbolo della Regalità Sociale di Gesù Cristo, cioè al principio secondo cui tutto il potere temporale viene dall’Alto ed è ad esso ordinato, appare quasi un miracolo: chi avrebbe mai pensato ad un fatto del genere solo venti anni fa?» (7). Tra le altre importanti personalità politiche che sostengono pubblicamente il cristianesimo in Russia, spicca Vladimir Jakunin, Presidente delle Ferrovie Russe e già rappresentante diplomatico presso le Nazioni Unite. Jakunin presiede infatti anche la Fondazione «Sant’Andrea il Primo Chiamato» (Fond Andreja Pervozvannogo), organizzazione civile che si richiama all’Ordine imperiale di Sant’Andrea Apostolo, il più antico e prestigioso ordine religioso-cavalleresco di Russia, fondato alla fine del Seicento e soppresso dai bolscevichi nel 1917. Tra le numerose iniziative culturali e religiose sostenute da Jakunin, si possono annoverare i lavori di ritrovamento e di restauro delle antiche icone sulle torri di ingresso del Cremlino (8), oppure l’organizzazione del trasporto di una preziosa reliquia ortodossa, la Cintura della Santa Vergine, traslata dal Monastero di Vatopedi sul Monte Athos sino alla Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Si aggiunga infine che da novembre 2013 la società civile russa e la Duma di Stato discutono della possibilità di inserire un riferimento esplicito al cristianesimo nella Costituzione, analogamente a quanto stabilisce la nuova Carta costituzionale ungherese. 

È legittimo ritenere che tale diversa attitudine verso i valori religiosi e tradizionali si ripercuota nelle difficili relazioni tra USA e Russia? Sembrerebbe di sì, a giudicare da un fatto recente assai indicativo: tra le personalità russe colpite dalle sanzioni USA in seguito all’annessione della Crimea vi è una donna che risulta totalmente estranea alla crisi ucraina. Si tratta di Elena Mizulina, Presidente della Commissione parlamentare per la famiglia, le donne e i bambini, nota per le sue battaglie contro l’aborto e in difesa della famiglia. Le sanzioni hanno meravigliato l’interessata ed anche in Italia sono state valutate come un’evidente ritorsione ideologica (9). Sarebbe certo fuorviante interpretare i problemi geopolitici contemporanei come una sorta di «scontro di civiltà» tra Russia e Stati Uniti, tanti e tali sono i fattori e gli interessi in campo. È però importante rilevare il mutato atteggiamento (in senso opposto) verso la cultura cristiana da parte di USA e Federazione Russa, che certamente influisce anche nei rapporti con la Santa Sede. Dal punto di vista della Chiesa cattolica, questa svolta non è forse del tutto inaspettata. Già Papa Pio XII, nella lettera apostolica Sacro Vergente Anno (1952), aveva infatti consacrato al Cuore della Madre di Dio tutti i popoli di Russia, auspicando una futura consacrazione in unione solenne con l’episcopato cattolico mondiale. I buoni rapporti con il Cremlino si affiancano inoltre alle migliorate relazioni con la Chiesa ortodossa russa, che già con Benedetto XVI avevano fatto passi avanti grazie soprattutto alla diffusione del Rito Romano antico, entusiasticamente lodato dal Patriarca di Mosca Alessio II. Il cordiale incontro di Papa Francesco con il metropolita Hilarion nel novembre 2013 ha rafforzato in molti l’auspicio di realizzare nel futuro prossimo un evento storico: la prima visita di un Romano Pontefice in terra di Russia.

Dario Citati è Direttore del Programma di ricerca «Eurasia» dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG)  [www.istituto-geopolitica.eu] e redattore della rivista Geopolitica [www.geopolitica-rivista.org].

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NOTE

1) M. BRAMBILLA, Barack intimidito in Vaticano davanti al carisma di Bergoglio, http://www.lastampa.it/2014/03/27/esteri/barack-raggiante-in-vaticano-e-francesco-compassato-lincontro-normale-del-papa-u0Rv 

2) http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2013/11/25/0783/01755.htmlOCinw1o8iQGQsGh6lN/pagina.html.

3) J. LAUGHLAND, L’inedito asse tra Mosca e la Santa Sede, http://www.geopolitica-rivista.org/23896/linedito-asse-tra-mosca-e-la-santa-sede/.

4) http://www.vatican.va/holy_father/francesco/letters/2013/documents/papa-francesco_20130904_putin-g20_it.html.

5) M. V. CHAPMAN, Vatican Chief Justice: Obama’s Policiesprogressively more hostile toward Christian civilization’, http://www.cnsnews.com/news/article/michael-w-chapman/vatican-chief-justice-obama-s-policies-progressively-more-hostile#sthash.Cy4rcQns.dpuf.

6) Vystuplenie Vladimira Putina na zasedanii kluba “Valdaj”, http://www.rg.ru/2013/09/19/stenogramma-site.html.

7) J. LAUGHLAND, L’inedito asse tra Mosca e la Santa Sede, http://www.geopolitica-rivista.org/23896/linedito-asse-tra-mosca-e-la-santa-sede/.

8) V. YAKUNIN, Le porte sante del popolo russo, http://www.30giorni.it/articoli_id_77319_l1.htm.

9) Sanzionare la russa sbagliata, http://www.ilfoglio.it/soloqui/22381.