Il cristianesimo è compatibile con la democrazia?

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ROMA, martedì, 14 febbraio 2006 (ZENIT.org).- Con un titolo provocatorio, “Il cristianesimo è compatibile con la democrazia?”, si è svolto questo lunedì a Roma un incontro-dibattito tra monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense (PUL), il giornalista Paolo Flores D’Arcais, direttore della rivista “MicroMega”, e il moderatore della Tavola Valdese, Maria Bonafede.



Ha aperto l’incontro Flores D’Arcais, che ha criticato la reazione di quelle comunità islamiche che in risposta alle vignette su Maometto hanno bruciato bandiere e distrutto ambasciate. Secondo il direttore di MicroMega, se chiunque si sente offeso “alza la voce e chiede la censura, questo rappresenta la fine della democrazia”.

Flores D’Arcais ha poi respinto, definendola “inaccettabile”, la critica di Papa Benedetto XVI al relativismo, perché a suo parere senza di questo non ci sarebbero pluralismo, tolleranza, democrazia e laicità.

A questo proposito, il direttore di MicroMega ha difeso il diritto all’eutanasia. “Non voglio imporre il suicidio assistito a nessuno – ha spiegato –, ma rivendico il diritto di poter decidere sulla mia vita”.

Nel suo intervento, monsignor Fisichella ha spiegato che la satira è bella, ma deve comprendere che ha un limite di fronte alla religione, perché si tratta di valori che hanno un contenuto di trascendenza.

Il rettore della PUL ha quindi precisato come nelle concezione cristiane la libertà sia strettamente connessa con la verità.

Riprendendo quanto scritto da San Giovanni nei Vangeli, “la verità vi farà liberi”, Fisichella ha illustrato come l’acquisizione della verità da parte dell’umanità sia un processo vivo e dinamico.

In merito all’eutanasia, il rettore della Lateranense ha rilevato come l’uomo non sia un’unità isolata. La Chiesa, infatti, non parla solo di individuo, ma di persona in relazione con gli altri. “La vita è un dono – ha sottolineato Fisichella –, perché l’uomo non si dà la vita ma la riceve dall’amore di altri”.

Passando all’aspetto legislativo, ha ribadito che “nessuno mi impedisce di spararmi un colpo di pistola, ma come fa lo Stato a riconoscere il diritto di uccidersi?”. “Lo Stato – ha proseguito – non esiste senza i cittadini, le leggi sono fatte per loro anche per i più deboli. Non si può quindi chiedere allo Stato di rinunciare a difendere la vita”.

Il rettore della PUL ha quindi concluso ribadendo che “per la Chiesa cattolica il rispetto della dignità della persona e la difesa del bene comune sono due concetti cardine della civiltà”.

Sulla libertà di pubblicare vignette satiriche sulle grandi religioni, la valdese Maria Bonafede ha osservato che, pur rispettando la libertà di satira, “non è detto che tutto quel che è lecito è buono”. In merito alla legittimità del suicidio assistito, il ministro di culto valdese ha affermato di “non riconoscere un valore nella sofferenza” e di essere dunque favorevole all’idea di concedere la scelta di morire a chi “è lucido di mente ed è di fronte a grandi sofferenze”.