“Il cristianesimo è un umanesimo”, afferma monsignor Massimo Camisasca

Parla il fondatore della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo

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CITTÀ DEL VATICANO, venerdì, 15 settembre 2006 (ZENIT.org).- Don Massimo Camisasca, superiore generale della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, ha scritto un libro sulla vita cristiana e ne ha parlato con ZENIT.



“Terra e cielo. Un itinerario di vita cristiana” (Cantagalli Edizioni, 9.90 euro) è un volume sulla possibilità di vedere e conoscere Dio.

Don Massimo Camisasca è nato a Milano nel 1946. Ha conosciuto don Luigi Giussani – fondatore di Comunione e Liberazione – a 14 anni al Liceo Berchet di Milano. Nel 1985 ha fondato la Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, di cui è superiore generale.

E stato nominato da Benedetto XVI consultore della Sezione Istituti Religiosi della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Tra le sue opere figurano “Volti e incontri”, “La sfida della paternità”, “Questa mia casa che Dio abita” e “Comunione e Liberazione”.

Parlando del suo libro, monsignor Camisasca ha spiegato che è “il racconto di alcune esperienze che hanno segnato profondamente i miei anni più recenti”.

Tra di esse, ha citato “l’esperienza della libertà”, sottolineando che “essere liberi non significa non avere legami di nessun genere. Anzi non è possibile vivere senza legami”. Accanto a questa, ha ricordato “l’esperienza del silenzio e della preghiera come fonte dell’azione. Non rappresenta assolutamente una mia deriva spiritualista. Rivela invece una mia compiuta consapevolezza: la nostra vita deve avere le sue radici in Dio se vuole costruire qualcosa di significativo per sé e per gli altri”.

Il libro, ha riconosciuto, “cerca di rispondere poi a molte altre domande. Per esempio: qual è il posto della coscienza di fronte all’autorità? C’è contraddizione tra appartenenza vissuta e capacità di dialogo? Come possono vivere l’unità tra loro gli uomini che sono così diversi e lontani?”.

“È un libro per tutti coloro che sono interessati a questi temi, che sono poi i temi della vita quotidiana”, ha osservato.

Un aspetto particolarmente sottolineato nel testo è l'abbandono totale alla volontà del Signore. Parlando di come discernerla, monsignor Camisasca ha spiegato che “entrare nel punto di vista di Dio può rappresentare l’esito di un gigantesco, titanico e infine patetico percorso filosofico. Oppure invece il cammino che il nostro spirito percorre, educato dallo Spirito di Dio, per vedere, giudicare, leggere la vita all’interno della storia che Dio sta facendo crescere nel mondo”.

“Questo secondo itinerario è sviluppato in alcune pagine di ‘Terra e cielo’, dove cerco di rispondere alla domanda: cosa vuole insegnarmi Dio? È più umano imparare che lamentarsi”, ha constatato.

La lezione principale per monsignor Camisasca è che “il cristianesimo è un umanesimo. Seguendo Gesù si scopre la propria umanità ed essa riceve le strade del proprio compimento. Ogni dimensione della vita umana trova il suo posto”.

È questo “uno dei temi centrali del libro”, che riprende la scansione dell’ora et labora benedettino.

San Benedetto è definito da Camisasca “una pietra fondamentale, tuttora viva e vitale, nella costruzione dell’uomo cristiano”, che “ha saputo genialmente esprimere la rivoluzione portata da Gesù in una forma di vita che ha tanto da insegnare a chiunque”.

“Si può dire che nella sua regola e soprattutto in ciò che da lui è nato risplende la valorizzazione di tutto ciò che è umano, e il necessario sacrificio di ciò che compromette la vita, che Gesù ha portato nel mondo”, ha concluso.