Il cristiano di fronte alla cultura hollywoodiana (Parte 1)

Clare Sera riflette su come gestire i mezzi di comunicazione sociale

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HOLLYWOOD, lunedì 29 marzo 2004 (ZENIT.org).- Nel suo messaggio in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2004, Giovanni Paolo II sottolinea l’importanza del compito dei genitori di regolare l’esposizione dei bambini ai mezzi di comunicazione.



“Questo significa pianificare e programmare l'uso degli stessi, limitando severamente il tempo che i bambini dedicano ad essi e rendendo l'intrattenimento un'esperienza familiare, proibendo alcuni mezzi di comunicazione e, periodicamente, escludendoli tutti per lasciare spazio ad altre attività familiari”, ha scritto.

Clare Sera, allieva di “Act One: Writing for Hollywood”, che attualmente sta collaborando alla sceneggiatura di “Il Curioso George” per la Universal/Imagine, concorda con il Santo Padre e riconosce che i mezzi di comunicazione possono essere allo stesso tempo un rischio e un arricchimento.

La signora Sera ha condiviso con ZENIT le sue riflessioni sul modo in cui i cristiani possono utilizzare adeguatamente i mezzi di comunicazione.

La seconda parte di quest’intervista uscirà nei prossimi giorni.

Quali crede che siano gli ambiti in cui Hollywood ha maggiormente influito sul comportamento dei cristiani, senza peraltro che essi se ne siano resi conto?

Sera: C’è stato un programma su “History Channel” che illustrava alcuni scavi archeologici nei quali erano stati ritrovati alcuni oggetti sacri risalenti ad uno dei periodi dell’esilio degli ebrei a Babilonia.

Gli oggetti sacri precedenti all’esilio avevano una connotazione religiosa “puramente ebraica”, ma quelli risalenti al periodo della deportazione avevano iniziato ad assumere simboli della cultura Babilonese. La civiltà Babilonese era decisamente attraente e “alternativa” – molto bohemien. Ma mi ha rattristato vedere la “pura” fede ebraica diluita attraverso aperture ad altre divinità.

Hollywood, come Babilonia, rappresenta una cultura forte, alternativa, con un messaggio attraente. Quando i nostri oggetti sacri saranno ritrovati fra centinaia di anni, che cosa riveleranno di noi?

In che modo ci stiamo lasciando influenzare dalla cultura hollywoodiana senza neanche rendercene conto? In ogni cosa, ogni film, ogni spettacolo televisivo lascia la sua orma – dalla moda ai comportamenti sessuali – ma noi abbiamo una grossa responsabilità nel lasciare che tutto ciò incida sui nostri cuori.

La sfida per noi consiste nel restare all’erta, consapevoli di cosa entra nei nostri cuori allorché partecipiamo di questa cultura. A differenza di altre religioni, il Cristianesimo vive nello Spirito e non alla lettera della legge – questo ci permette di vivere nell’ambito di culture folli, alle quali speriamo di portare qualche sollievo.

Ma vivere nello Spirito richiede una dura autodisciplina per ascoltarlo chiaramente e per rispondergli coraggiosamente. Le prerogative del vivere in America oggi, costituiscono un costo per il cuore.


Come possono i cattolici misurare l’influenza di Hollywood sulla loro vita? Quali sono le domande che le persone, i genitori in particolare, devono porsi per determinare il suo grado di incisività?

Sera: Ancora una volta, chiediamoci: “In cosa sta investendo il mio cuore?” Questa è la domanda. Per vivere in modo consapevole la propria vita, occorre costantemente riconsiderarla – nonostante possa sembrare spiacevole – sapendo che ciò è necessario.

Bisogna chiedersi, "Cosa voglio? Di cosa ha bisogno la mia anima?" Poi verificare se ciò che diciamo di volere coincide con ciò che facciamo e cerchiamo; e porsi queste domande ogni sera.

Il nostro è un viaggio interiore e bisogna vigilare per custodirlo. Hollywood invece è più interessata all’esteriorità: status, apparenza e gratificazione immediata. Le storie che ci propone intendono accompagnarci in un viaggio del cuore, ma Hollywood è molto spesso in errore su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato per il cuore.

Purtroppo Hollywood non eccelle in saggezza. Pensa che il sesso possa eguagliare l’intimità e ti incoraggia a “prendere ciò che ti appartiene” – per quanto riguarda la carriera, lo status sociale, e tutto il resto – in modo da difendere la tua identità. Hollywood non ha idea di quanto questo sia sbagliato.

Ma pensiamoci: lo sappiamo e a stento riusciamo a crederci. Il sacrificio porta la gioia? L’intimità implica vulnerabilità e onestà? Queste sono cose serie. Ecco perché Cristo era un radicale – nessuno ama la parola che inizia per “s”. Sacrificare te stesso per gli altri che non lo meritano. E ovviamente i film che davvero commuovono tutti noi, credenti e non credenti, sono quelli che portano un messaggio di vero sacrificio. Mi viene subito in mente “Braveheart”.

Quindi come fare per proteggere i nostri cuori e rimanere all’erta? Ponendoci delle domande. Diventando “socratici” con noi stessi e con i nostri amici. Cercare e perseguire la pace del cuore. Lavorarci sopra. Cercare lo Spirito Santo attraverso le storie alle quali assistiamo e che ascoltiamo.

Guardando "Big Fish" usciamo dicendo, "allora cos’è la verità? Cosa c’è alla base della verità? Quali sono i dettagli importanti? Perché Dio ci ha offerto una storia della creazione in sette giorni, un uomo nel ventre di una balena, la torre di Babele? Perché la Bibbia non è una pura enciclopedia di fatti?”

"Big Fish" mi è sembrato il film più emozionante, dal punto di vista teologico, al quale abbia assistito da anni; mi ha fatto pensare ad una certo contrasto tra ciò che è legale rispetto a ciò che è giusto.

Poi guardiamo un film come "Love Actually" e usciamo dicendo, "OK, hanno rappresentato l’amore come un’esperienza carina e leggera. Voglio investire su una cosa simile? Voglio iniziare a sognare avventure come quella?”

Se mi accordo di essere trascinato verso relazioni carine e senza impegno, devo scappare dal cinema e andare verso la croce per imparare nuovamente cos’è il vero amore. Questo richiede preghiera, per sopravvivere senza danni in una cultura che ti sbatte in faccia tutto ciò.

Comunque, un mio collega sceneggiatore di successo a Hollywood, mi ha indicato la “verità” insita nel film "Love Actually." È una persona non religiosa, che si è rattristata per il ritratto dell’amore offerto dal film – questo non può essere l’amore – si è lamentato. Ed effettivamente non lo è. Davvero.


Come possono i cristiani di buona volontà usare i mezzi di comunicazione sociale, senza venirne usati a loro volta?

Sera: La questione è che noi dovremmo essere presenti ad Hollywood, e non viceversa. Abbiamo un elemento importante da mettere in tavola. Dobbiamo impegnarci, a voce alta, in pensieri e dialoghi introspettivi sul perché molti film ci lascino una sensazione di vuoto. Dobbiamo partecipare ad un dialogo entusiasta ed incoraggiante, su coloro che ci elevano, ci pongono delle sfide e allo stesso tempo ci intrattengono. Hollywood è davvero influenzabile attraverso telefonate e lettere.

Inoltre, Hollywood è come un adolescente che si ribella immediatamente ai giudizi che la chiamano in causa direttamente. Ma noi possiamo essere più intelligenti di Hollywood. Altrimenti saremmo nei guai. Possiamo almeno influenzare alcuni dei programmi che arrivano sui nostri schermi e sostenerli, e non andare a vedere ciò che riteniamo essere cattivo.

Questo è il bello dell’essere cristiani, del vivere nello Spirito. Le nostre scelte riguardo a quale sia un buon film saranno molto varie tra noi. E non dobbiamo aver paura di questo. Non dobbiamo aver paura di nulla in realtà.

Tutto lavora per il bene di coloro che amano e servono il Signore. Quindi come possiamo temere un film o un programma televisivo? Non che non dovremmo affrontarlo. Semplicemente non dobbiamo dare loro un potere maggiore di quello che realmente hanno.

Mi piace il fatto che alcune chiese dispongano di un piccolo cineforum dove proiettare una selezione di film per poi discuterne insieme. È fantastico. I film offrono un ottimo spunto per questioni sulle quali non discuteresti intorno ad una tavola dopo cena.

È un ottimo modo per iniziare conversazioni con i bambini sul perché questo o quell’altro film sia povero di contenuti, o invece offra un grande messaggio, e chiedere loro cosa ne pensano. Questo è un giusto utilizzo dei mezzi di comunicazione.