Il cristiano riduca lo spread tra il bene e il male

Contribuire a farlo scendere sotto i duecento punti base e moltiplicare, come i pani e i pesci, il bene di tutti

Roma, (Zenit.org) Egidio Chiarella | 943 hits

In Marco leggiamo: “Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose…. È un aspetto straordinario di Gesù quello di mettere da parte le sue cose personali per dedicarsi ai sofferenti, ai perseguitati e agli afflitti. Dinnanzi a chi invoca pietà, misericordia, comprensione, verità, Lui non si sottrae, si lascia prendere, si dona, benedice la folla. Cinquemila persone chiedono compassione, sono senza guida, senza bussola, hanno bisogno di sapere, per non smarrirsi ancora.

Non c’è cosa più terribile della solitudine dinnanzi al bivio della vita o di fronte al male che il nemico confeziona nel momento migliore, per guastare la festa altrui e indebolire la strada della conversione intrapresa. La calunnia, ad esempio, o le notizie deviate alle spalle del fratello, sono la cosa più semplice che si può fare, specie oggi con il web. Su internet, infatti, si può trovare il meglio delle informazioni, ma anche il peggio delle denigrazioni.

Uno stile di vita, quest’ultimo, diabolico, mantenuto da coloro che sono lontani dal Signore, per tentare un cuore in pace. Nella sacra scrittura si legge che chiunque colpisca un fratello con il male non è da Dio! La serenità raggiunta con la conversione fa male a Satana, che si serve di tutto e di più per interromperla. Chi è in Dio non può però temere. Deve sostare, con fede, come la folla che attendeva Gesù, sul “prato” della sua mente e affidarsi alla preghiera con tutto se stesso. Solo la preghiera può distruggere la tentazione che si manifesta, quando altri provano a mettere in subbuglio il nostro cuore.

Un cuore che non è in pace, può rischiare di perdere il controllo e cadere nella rete della reazione alla calunnia o maldicenza, rischiando di essere stritolato. Bisogna ricordare che quelli che fanno del male non hanno nulla da perdere. Anzi per loro è l’unico modo per apparire sulla scena. Gesù davanti alla strada perduta di questa folla immensa insegna l’amore, apre scenari mai immaginati prima, opera nel Padre, per la salvezza di tutti. Si fa sera, nessuno si muove. Ascoltare il Messia è la cosa più grande che possa capitare ad un uomo in cammino.

La gente ora ha fame. Gli apostoli sono in crisi. La cassa contiene solo duecento denari, quasi nulla di fronte alle persone che necessitano di sfamarsi. I pesci sono solo due e cinque i pani. Gesù viene invitato a congedare tutti, per poter raggiungere i villaggi vicini e provvedere ognuno al proprio sostentamento personale.Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare”. Gesù non manda via nessuno, non si fa tentare dai discepoli. Lui è nel Padre e mai Dio abbandona il suo Figlio prediletto. Scrive Mons. Costantino Di Bruno: “In Gesù opera tutta l’onnipotenza creatrice del Padre. Il Padre è nella preghiera, nella sua invocazione, nella sua Parola. Il Padre e Gesù sono una sola azione, una sola Parola, una sola volontà, una sola Onnipotenza. Per gli apostoli duecento denari non sono sufficienti. Per Gesù invece bastano solo pochi pani e tutti mangiano a sazietà”.

La gente mangia e si sfama. La potenza del cielo ha vinto la difficoltà di quel momento. Dinnanzi a questa azione di Dio, si apre per tutti noi la speranza al superamento di ogni affanno. È necessario perciò dare con fede quello che si possiede. Chi ha di più dia nella misura necessaria, così chi ha poco divida il possibile. Con la preghiera, insegna Gesù, sia la stessa cosa. Bisogna sempre pregare per i fratelli che non hanno ancora conosciuto Dio o che si trovino in difficoltà, nello stesso modo come si prega per se stessi. L’egoismo spirituale, dice il mio parroco, è peggio di quello materiale. Oggi si è perso il senso alto della condivisione nel bene. Magari si sguazza facilmente nel pettegolezzo o nella maldicenza o si fa finta di avvicinarsi a qualcuno, quando viene sommerso dal male altrui.

Benedetto XVI rivolgendosi a 179 diplomatici, provenienti dai Paesi accreditati presso la Santa Sede, ha invitato il mondo intero a non rassegnarsi allo spread del benessere sociale, suscitando un grande interesse per la opportuna e mai così vincente metafora. Troppo il divario tra poveri e ricchi! Rifacendomi alle parole del santo Pontefice, mi viene da osservare che anche tra il bene e il male sia necessario ridurre lo spread. Troppe volte la calunnia e la maldicenza offuscano la pace dei cuori. Penso che per un cristiano debba essere naturale impegnarsi, per contribuire a farlo scendere sotto i duecento punti base e moltiplicare, come i pani e i pesci, il bene di tutti.

* Egidio Chiarellapubblicista-giornalista, collabora con il Ministero dell’Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo La nuova primavera dei giovani.

Chi volesse contattarlo può scrivere al seguente indirizzo email: egidio.chiarella@libero.it