Il cuore non è un cortile, ma un tempio

Vangelo della III Domenica della Quaresima

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di padre Angelo del Favero*

ROMA, giovedì, 8 marzo 2012 (ZENIT.org).- Es 20,1-17
In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra di Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me. (…).

Gv 2,13-25
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: “Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!”. I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: “Lo zelo per la tua casa mi divorerà”.

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?”. Rispose loro Gesù: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Gli dissero allora i Giudei: “Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?”. Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù”.

Benedetto XVI, commentando il Vangelo odierno, ha scritto: “Nella purificazione del tempio, Gesù agiva in sintonia con la legge, impedendo un abuso nei confronti del tempiola sua rivendicazione andava più nel profondo, proprio anche perché col suo agire intendeva dare compimento alla Legge e ai Profeti” (Gesù di Nazaret, seconda parte, p. 23s).

Sottolineando l’idea del compimento della Legge, il Papa intende dire che ognuno dei dieci comandamenti (Es 20,1-17), consiste in fondo in una modalità particolare del comandamento dell’amore. Dunque: compimento come pienezza di significato e di osservanza perfetta, come afferma anche Paolo: “La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge è la carità” (Rm 13,10).

Ed ecco, coerentemente, la conclusione di Benedetto: “Gesù non viene come distruttore; non viene con la spada del rivoluzionario. Viene col dono della guarigione. Si dedica a coloro che, a causa della loro infermità vengono spinti ai margini della propria vita ed ai margini della società. Egli mostra Dio come Colui che ama, e il suo potere come il potere dell’amore” (id., p. 34).

Comprendiamo, perciò, che lo zelo che divora il cuore di Gesù è l’urgenza prorompente dell’amore, irresistibile e trasformante come il fuoco.

Lo aveva profeticamente annunciato, alcuni secoli prima, il profeta Isaia con queste parole: “A Sion hanno paura i peccatori, uno spavento si è impadronito dei malvagi. Chi di noi può abitare presso un fuoco divorante? Chi di noi può abitare tra fiamme perenni?” (Is 33,14-16).

Se questa retorica domanda può storicamente far pensare all’inazione degli ‘uomini del tempio’ (guardie e soldati) che non intervennero a Gerusalemme per fermare il gesto travolgente del Signore, essa ci orienta oggi a riflettere sugli ‘uomini del tempio’ di oggi, sacerdoti e laici.

Partiamo dal catechismo.

Ogni cristiano battezzato sa, o dovrebbe sapere, chi è Colui la cui infuocata, eucaristica Presenza nella “casa del Padre” (la chiesa), è segnalata semplicemente da un’esile fiammella, simbolo della “fiamma di fuoco” rivelata a Mosè (Es 3,2).

Egli sa anche che il Signore Gesù, vivo e presente giorno e notte nella fissa dimora del tabernacolo, non ha rinunciato ad essere il compagno, l’amico dei nostri passi, come lo fu con gli Israeliti, al tempo dell’esodo, nel deserto.

Istituendo il Battesimo, infatti, Dio ha manifestato la sua volontà di abitare nel cuore stesso dell’uomo, quale intima e sacra “tenda del convegno” dove poter dialogare con lui.

Siamo così ricondotti al Vangelo odierno, che è anche il Vangelo della verità del tempio, sia quello materiale delle nostre chiese, sia quello costituito dalla persona battezzata, “tempio dello Spirito Santo” (1 Cor 6,19).

E la verità è questa: il cuore dell’uomo non è stato creato per essere un “cortile” pagano, un mercato chiassoso di confusione morale e spirituale, ma per essere la sacra dimora, il tempio del Dio vivente.

Se a Gerusalemme, duemila anni fa, l’intenzione fondamentale della ‘purificazione’ operata da Gesù è stata quella di eliminare dal cortile“ciò che è contrario alla comune conoscenza ed adorazione di Dio” (Benedetto XVI, id.), oggi è il nostro cuore che necessita radicalmente della purificazione della Parola divina.

A tal fine, perciò,è anzitutto necessario fare silenzio, dato che:

I disordini, le tenebre culturali e religiose che dominano sulla terra sono costituite anzitutto dal non ascolto di Dio, dalla non accoglienza della vita che è il Verbo incarnato, colui che illumina ogni uomo. La società come tale respinge l’idea di un Creatore, di un Signore che ci ama, e pretende di organizzare la propria vita facendone a meno. E’ il disordine fondamentale culturale del nostro tempo, che si traduce in disordine sociale, ingiustizie, fame, miseria, prevaricazioni, sfruttamento” (C. M. Martini, Il caso serio della fede, p. 88s).

Solo nel silenzio potrà essere accolto il lieto e sempre nuovo annunzio del Vangelo: Dio non è lontano, l’uomo non è un cortile, il tempio del suo cuore è stato definitivamente purificato e salvato dal “tempio del corpo di Cristo” (Gv 2,21), e la Gloria divina non se ne andrà mai più da esso, nonostante l’abominio degli idoli che ancora vi trovano posto. Gesù non è Dio contro di noi, ma Dio-con-noi!

Lo divora un tale zelo d’amore personale che ognuno può esclamare stupefatto: “Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,20).

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* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E' diventato carmelitano nel 1987. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.