Il cuore sporco e le sue inutili cantilene!

Si dettano regole e schemi, in nome di uno strano principio di libertà

Catanzaro, (Zenit.org) Egidio Chiarella | 468 hits

L’uomo, spesse volte, lungo il suo cammino si è trovato a perdere per strada il valore grande della sua esistenza. Si è ridotto così in un perfetto e attento esecutore di ritualità sociali, civili, religiose, abbandonando la sua divina natura interiore! Ha smesso di utilizzare un santo innato senso di libertà, per dedicarsi ad una esasperata corsa verso la perfezione esterna o ad una mirabile e accurata ginnastica labiale, per autocelebrarsi e confondere il prossimo. Perché l’uomo tende ad essere così povero dentro? Per quale motivo non comprende che così facendo abdica, con la sua unica e irripetibile funzione umana, a favore di coloro che lo utilizzeranno per la propria falsa gloria terrena? I farisei, ai tempi di Cristo, ma anche oggi nelle nuove vesti tecnologiche, sono stati e sono maestri della tradizione esteriore. Pur di mantenere un’influenza sugli altri, non solo di natura prettamente materiale, ma anche spirituale, sono pronti ad affossare la dignità personale altrui. Così oggi la storia si ripete a livello globale, attraverso una accurata e assillante promozione di idee, tese ad uniformare l’uomo, utilizzando gli spazi innovativi dei social network. Si parla comodamente quindi di pensiero unico, nonostante le accorate e lucide esortazioni di Papa Francesco a non cadere in questa pericolosa deriva, ma si spinge anche verso l’imposizione di nuovi gusti e comportamenti quotidiani. Si dettano regole e schemi, in nome di uno strano principio di libertà, che tendono a relativizzare ogni azione umana, giustificandola e legandola solo ad un consenso numerico.

Il Santo Padre ci mette in guardia rispetto a questa nuova mondanità che negozia tutto, fino a permettere che i valori universali dell’essere umano e la stessa fede siano elementi da mercanteggiare in piena autonomia e discrezionalità. In Marco leggiamo: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”. Quando si osservano solo i precetti dell’uomo si rischia di tenere sporco il cuore e di affidarsi anche nella preghiera a cantilene che corrispondono solo ad una pura forma recitativa. “Se è legge del tempio e dei sacerdoti”, scrive il teologo mons. Di Bruno, “deve rimanere nel tempio e per i suoi sacerdoti. Non si può trasferire nella quotidianità di ogni giorno, altrimenti la vita diviene invivibile. Questo errore nella storia si è commesso spesso”. I precetti dei nuovi farisei, divenuti già un elastico colorato, arrivano anche ad ipotizzare, come oggi in Inghilterra e domani chissà dove, un’azione legale verso la Chiesa, rea di celebrare  solo i matrimoni di coppie naturali. Persino un quaranta per cento di intervistati in Italia sostengono possibili relazioni sessuali virtuali o reali tra adulti e adolescenti! Tutto è ormai possibile se si forma un consenso numerico ampio e partecipato. La verità che duemila anni addietro portò il Messia, figlio di Dio, a morire in croce, colpevole di averla rivelata all’umanità per la sua salvezza, sembra volatilizzata, mentre il mondo rischia di perdersi nel buio più cupo.

“Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?”. Questa domanda fatta dai dottori della legge a Gesù ritorna di grande attualità nel nostro tempo, dove nessuno si preoccupa della purezza del cuore. Conta difatti salvaguardare l’aspetto esteriore, ciò che si vede e si tocca, perché su queste fondamenta si costruisce e si alimenta la verità dell’uomo. Eppure un cuore sporco uccide; distrugge sulla rete i più deboli; distorce la verità; semina terrore; spinge alla guerra; allontana la condivisione, l’amore, la pace, la carità, la fraternità tra le persone. Rallenta la luce della Parola, dono universale per liberare l’uomo, che di conseguenza si auto inganna. Un cuore sporco non sa così pregare, può al massimo riprodurre filastrocche armoniose per l’orecchio umano, magari mentre chi gli sta  accanto vive nella piena disperazione. Pregare è servire il prossimo in ogni momento. È percepire la solitudine dell’altro; è saper intervenire per limitarla, spegnerla, circoscriverla. La preghiera, che cambia le cose e si trasforma in miracolo continuo, è stile di vita nella Parola! Non è certo la perfezione orale di una pur bella poesia al Signore, che nessuno vuole comunque sospendere. È un atto d’amore totale giornaliero verso Cristo,  in ogni istante della giornata; in ogni cosa che si fa; nelle sofferenze altrui; nelle decisioni che si assumono; nel lavoro; nello studio che apre alla conoscenza; nel ruolo che si occupa;  nel  vero cammino da cristiano. Il cuore deve essere perciò pulito, perché solo in esso alberga la radice della preghiera gradita al Signore, mentre nel cuore sporco possono solo riflettersi le sue inutili cantilene.

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