Il debutto storico della Cina al conclave

Intervista con il cardinale José Saraiva Martins, prefetto emerito della Congregazione per le Cause dei Santi

Roma, (Zenit.org) Giuseppe Rusconi | 1040 hits

Dall’appartamento di José Saraiva Martins si gode una bella vista su piazza San Pietro. Ottantunenne, ha presieduto fino al 2009 il dicastero delle Cause dei Santi. Se il conclave del 2005 non fosse riuscito a eleggere quasi subito Joseph Ratzinger, la sua candidatura sarebbe stata proposta dal cardinal Martini. In effetti, essendo Saraiva Martins portoghese e dunque europeo ma nel contempo legato in ragione delle colonie ad Africa, America latina e Asia, la sua elezione avrebbe potuto rappresentare nella storia della Chiesa un momento di passaggio morbido del testimone tra la vecchia Europa e il resto del mondo.

Eminenza, Lei ha partecipato al conclave del 2005, caratterizzato dall’elezione rapida di Joseph Ratzinger. A otto anni distanza un nuovo conclave, cui Lei contribuirà intervenendo nella fase preparatoria, anche se – essendo ultraottantenne - non potrà votare. I contesti storici sono diversi…

In linea di principio tutti i conclavi si somigliano nelle procedure e nel fine da raggiungere. Certo i tempi cambiano e oggi c’è una novità significativa che vorrei evidenziare: per la prima volta tra i cardinali elettori siederà un cardinale cinese, l’arcivescovo di Hong Kong John Tong Hon. Non solo: ce ne sarà uno, filippino, ma di madre cinese, il cardinale Luis Antonio Tagle. Ambedue sono stati promossi alla porpora l’anno scorso: il primo a febbraio, il secondo nel piccolo Concistoro di novembre, voluto fortemente da Benedetto XVI. 

Ciò sta forse a significare che non si può escludere una svolta storica nell’elezione del Papa?

Questo non lo posso sapere. Tuttavia l’elezione di un cardinale cinese al soglio di Pietro sarebbe certo un fatto epocale. E, se ciò accadesse, le conseguenze sarebbero importantissime. Lei sa che la Cina sta ormai da anni giocando un ruolo primario nel mondo, lo sta sempre più influenzando. I cinesi sono dappertutto. Sempre più. Con un Papa cinese, anche la Cina non potrebbe non incominciare a cambiare seriamente al suo interno e nei rapporti con l’esterno! 

Tra i cardinali c’è però più d’uno che fa un altro tipo di ragionamento: proprio perché l’Europa cattolica (e non solo) è in piena crisi, dobbiamo scegliere un europeo che tale crisi la viva sulla propria pelle, la conosce e sarebbe in grado di reagire adeguatamente…

Noi europei abbiamo spesso ancora una mentalità eurocentrica, ragioniamo come se fossimo ancora dei dominatori. La realtà odierna è però molto diversa, perché invece continuiamo a perdere influenza. Non penso che si debba scegliere il Papa in base all’appartenenza geografica o al colore della pelle. Il Papa è di tutti e per tutti, per l’Europa e perla Cina.UnPapa, di qualsiasi colore esso sia, deve conoscere i problemi della Chiesa e deve avere il coraggio di affrontarli come hanno fatto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI… 

…due Papi che alcuni mettono in contrasto…

Ma no! Io, che li ho ben conosciuti, so che non possono essere messi in contrasto tra loro. Ambedue hanno seguito le orme dell’evangelizzazione. Giovanni Paolo II è stato il più grande missionario della storia; i suoi erano viaggi apostolici, certo non turistici! Aveva una visione globale della realtà mondiale. In Benedetto XVI sono emerse la chiarezza e la determinazione nell’affrontare i problemi più urgenti della società, non solo della parte cattolica. Il problema della famiglia è universale e dalla crisi della famiglia emergono quasi tutti gli altri problemi, compreso quello dei giovani. I governanti dovrebbero porsi il sostegno alla famiglia come priorità, indipendentemente dal fatto che siano cristiani o no, perché i cosiddetti ‘principi, valori cristiani’ non sono distinguibili da quelli genericamente ‘umani’, che valgono per tutti. Giovanni Paolo II è venuto a ricordare all’uomo l’obbligo di vivere secondo i valori ‘umani’: l’uomo è il cammino della Chiesa e tutto il pontificato di papa Wojtyla ha inteso mettere in atto questo principio. 

Anche il nuovo Papa dovrà puntare su questo…

E’ indispensabile. Perciò il Papa nuovo dovrà saper comunicare semplicemente e dunque efficacemente. Anche un grande teologo come Joseph Ratzinger l’ha saputo fare, ha saputo adattarsi a tale esigenza di esprimersi nella lingua dell’uomo d’oggi, senza naturalmente tradire la dottrina. 

Tra poche ore i cardinali incominceranno le riunioni preparatorie al conclave, le cosiddette ‘Congregazioni generali’…

L’importante non è fare in fretta, ma fare bene. Le Congregazioni generali sviluppano le loro dinamiche interne, a volte sorprendenti. Perché tutti abbiano le idee chiare sullo stato e i problemi principali della Chiesa e sulle persone adatte per ascendere al soglio di Pietro, ci vuole un po’ di tempo. Non si esageri poi con la questione dell’età. Come diceva Einstein, “vecchio è solo quell’uomo in cui i rimpianti superano i sogni”.

[L’intervista al card. Saraiva Martins è stata pubblicata sul quotidiano svizzero Il Corriere del Ticino, in data 6 marzo 2013]