Il deserto, luogo dove "si sperimenta la presenza di Dio"

Durante l'Angelus, il Papa indica la Quaresima come "momento propizio" per la conversione

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di Luca Marcolivio

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 26 febbraio 2012 (ZENIT.org) – In occasione del primo Angelus della Quaresima 2012, papa Benedetto XVI ha commentato il Vangelo odierno (cfr. Mc 1,12-13), relativo alle tentazioni che Gesù affronta nel deserto, dopo aver ricevuto il battesimo da Giovanni Battista (cfr Mc 1,9).

Come spiegato dal Santo Padre, il deserto ha “diversi significati”. Può simboleggiare uno “stato di abbandono e di solitudine”, come pure il “luogo della debolezza dell’uomo dove non vi sono appoggi e sicurezze, dove la tentazione si fa più forte”.

Il deserto, tuttavia, fu anche “luogo di rifugio e di riparo”, come avvenne per “il popolo di Israele scampato alla schiavitù egiziana, dove si può sperimentare in modo particolare la presenza di Dio”, ha osservato il Papa.

Il Pontefice ha quindi citato le parole del suo predecessore San Leone Magno che, a proposito di Gesù nel deserto, affermava: “il Signore ha voluto subire l’attacco del tentatore per difenderci con il suo aiuto e per istruirci col suo esempio”.

Antidoto alle tentazioni sono la “pazienza” e l’“umiltà” che ci permettono di vivere “in Lui e con Lui”, perché solo il Signore “è fonte della vera vita”, ha sottolineato Benedetto XVI.

Ciononostante la tentazione degli uomini di “rimuovere Dio” e la loro presunzione di “mettere ordine da soli in se stessi e nel mondo contando solo sulle proprie capacità”, sono sempre presenti nella storia dell’uomo.

Annunciando che “il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino” (Mc 1,15), avviene in Gesù “qualcosa di nuovo”, che si concretizza in una “vicinanza unica, concreta, piena d’amore” di Dio nei confronti dell’uomo.

La vittoria sul male e sul peccato, annunciata da Cristo, va però corrisposta con la risposta all’invito a convertirsi e a credere al Vangelo (Mc 1,15). La Quaresima, in tal senso, è “il momento propizio per rinnovare e rendere più saldo il nostro rapporto con Dio, attraverso la preghiera quotidiana, i gesti di penitenza, le opere di carità fraterna”, ha poi concluso il Papa, prima della recita della preghiera mariana.