"Il desiderio di unità tra i cristiani nasce dal basso"

Secondo l'arcivescovo maggiore della Chiesa ucraina, monsignor Sviatoslav Shevchuk, la Chiesa Cattolica deve diventare "testimone della sua autenticità"

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 305 hits

Nel mezzo di una lunga permanenza romana, in cui il suo principale impegno è stata la partecipazione alla Sessione Plenaria della Congregazione delle Chiese Orientali, monsignor Sviatoslav Shevchuk, metropolita di Kiev e arcivescovo maggiore della Chiesa ucraina, è stato intervistato da ZENIT, a cui ha confidato le sue grandi e concrete speranze per l’ecumenismo e per la pace sotto il pontificato di papa Francesco.

Abbiamo incontrato il metropolita orientale nella Chiesa dei Santi Sergio e Bacco nel Rione Monti, parrocchia di riferimento per gli ucraini di rito bizantino a Roma.

Parlando della Sessione Plenaria della Congregazione delle Chiese Orientali, Sua Beatitudine ha raccontato dell’“incontro di lavoro” con papa Francesco, in cui il Santo Padre ha ascoltato gli auspici e le difficoltà dei presuli orientali, e ha commentato: “Sapevo molto delle vostre chiese ma alcune cose le scopro ora…”.

Shevchuk conosce bene papa Francesco, essendo stato per un paio di anni (2009-2011), vescovo dell’Eparchia di Santa Maria del Patrocinio a Buenos Aires, quando il cardinale Bergoglio era arcivescovo della principale diocesi argentina.

Sabato scorso, la comunità cattolica ucraina ha commemorato l’Holomodor, il genocidio ucraino del 1932-33, in cui milioni di ucraini morirono a conseguenza di una ‘carestia artificiale’ orchestrata dal regime di Stalin. Un “triste anniversario”, ha commentato monsignor Shevchuk, per le cui vittime “abbiamo pregato insieme ai vescovi ucraini venuti a Roma da tutto il mondo”.

Domenica scorsa i patriarchi e gli arcivescovi orientali hanno concelebrato la messa di chiusura dell’Anno della Fede con il Santo Padre, durante la quale “il Santo Padre ci ha donato un segno particolare, un simbolo: lo scambio della pace, segno della comunione tra di noi ma anche un desiderio della pace tra noi e per il Medio Oriente”, ha sottolineato il metropolita di Kiev.

Ieri è stata la volta della celebrazione del 50° anniversario della traslazione in San Pietro delle reliquie di San Giosafat , vescovo e martire per l’unità della chiesa, in occasione della quale, presso l’Altere della Confessione, i presuli orientali hanno concelebrato la Santa Messa. Al termine della celebrazione, papa Francesco è giunto in basilica per salutare i vescovi e conversare nuovamente con loro.

L’evento di oggi è la commemorazione di Omeljan Kovč, patrono dei parroci della Chiesa ucraina, che si celebra nella chiesa di San Bartolomeo all’Isola Tiberina.

“Kovč fu ucciso dai nazisti nei campi di concentramento perché salvava gli ebrei – ha ricordato monsignor Shevchuk -. Il mio predecessore disse che lui è un figlio della nazione ucraina che ha dato la vita per i figli di altre nazioni ma è morto nella terra di una terza nazione, quella polacca: unisce quindi queste nazioni, colmando gli abissi di divisione che a volte si creano nella storia”.

Domani, infine, sarà celebrato il 50° anniversario dell’Università Cattolica Ucraina di Roma, fondata da un illustre predecessore di Shevchuk: il cardinale Josef Slipyi.

Ieri papa Francesco ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin: quanto è importante questo evento nel contesto della rinascita di un’Europa cristiana e della pace nel mondo?

Mons. Shevchuk: È stato un momento molto importante, incontri come questo fanno cadere i muri della divisione e aprono i cuori. Quasi 25 anni fa, l’allora presidente sovietico Michail Gorbaciov incontrò Giovanni Paolo II e questo segnò una svolta decisiva nella nostra chiesa, facendola uscire dalla clandestinità: fu un incontro che aprì le porte alla libertà religiosa. L’incontro del Papa con il presidente Putin è davvero molto significativo non solo ai fini di una apertura dei cuori e delle menti degli ortodossi verso il mondo occidentale cattolico ma anche perché contribuisce ad una mutua cooperazione per una Europa cristiana. Non solo la Chiesa ortodossa russa appoggia i valori cristiani, specie nel campo della famiglia e del matrimonio, ma, assieme al Santo Padre, sta collaborando molto per la Pace in Siria: questo è un dato molto importante perché in Siria vi sono sia cattolici che ortodossi. È un passo molto incoraggiante, dunque, e speriamo che avrà un seguito in futuro.

Come è vissuto l’ecumenismo in Ucraina?

Mons. Shevchuk: La bella notizia è che l’ecumenismo c’è! La parola è conosciuta, non sempre è percepita in modo positivo da tutti i cristiani, tuttavia il desiderio di unità tra i cristiani nasce dal basso, la gente desidera questa unione, è stanca delle divisioni. Abbiamo compiuto passi significativi dalla caduta del comunismo: siamo passati dalla tensione alla coesistenza pacifica, poi via via verso la collaborazione. Ora dobbiamo intraprendere la via di una testimonianza comune dei valori cristiani nella nostra società. Cerchiamo di non offendere i cristiani di altre confessioni nelle loro sensibilità e di essere uniti laddove possiamo, specie nell’azione in campo sociale.

Un anno fa, Lei ha partecipato al Sinodo dei Vescovi per la Nuova Evangelizzazione. Cosa ne pensa dell’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium?

Mons. Shevchuk: Io credo che il Papa stia parlando di una Chiesa viva non intrappolata dai formalismi esteriori ma testimone della sua autenticità. Uno dei capitoli più significativi è quello sull’omelia: il Santo Padre spiega che l’omelia è il momento del dialogo di Dio con il suo popolo, è un messaggio che il sacerdote non deve trasmettere in nome suo. Il sacerdote che parla nel nome di Dio e che annuncia la parola di Dio, sta rappresentando il Signore che parla al cuore dei suoi fedeli. Dobbiamo riscoprire questo dialogo vivente tra Dio e l’uomo, per mezzo della celebrazione liturgica.