Il dialogo con le altre religioni si basa su un confronto tra identità forti, afferma monsignor Follo

Dichiarazioni dell’Osservatore permanente della Santa Sede presso l’UNESCO

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CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 30 agosto 2006 (ZENIT.org).- Il dialogo con le altre religioni e culture si basa su un confronto tra identità forti, perché “l’identità vera non è contrapposizione, è quello che mi permette di dialogare con l’altro”, sostiene l’Arcivescovo Francesco Follo, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’UNESCO.



Il presule ha rilasciato queste dichiarazioni ai microfoni della “Radio Vaticana” a margine di un dibattito incentrato sul tema dell’incontro tra le culture e tenutosi al Meeting di Rimini, promosso da “Comunione e Liberazione”.

“La tolleranza è riconoscere l’altro come valore e non come problema”, ha sottolineato il presule, paragonando poi “il dialogo ad una 'polifonia delle culture'”, secondo una metafora utilizzata da Benedetto XVI in una intervista rilasciata alla “Radio Vaticana” e ad alcuni canali della televisione tedesca in vista del suo prossimo viaggio apostolico in Baviera.

Il “meticciato’ delle culture – ha aggiunto – dà sempre un’idea di qualcosa che arriva per caso. La polifonia, invece, ha come analogia l’orchestra, in cui ogni strumento resta se stesso, ma compone una musica nuova”.

Circa le misure concrete per giungere a ciò, l’Arcivescovo ha detto che “il primo passo è quello del rispetto, che è termine migliore rispetto a quello di tolleranza”.

“L’altro aspetto, secondo me, è cominciare almeno una riconoscenza – ha continuato –. In francese funziona meglio, perché reconnaissance vuol dire sia riconoscere l’altro che essere grato. Quindi, se io riconosco l’altro non come problema, ma come valore, gli sono grato di esistere”.

“Invece, a volte, l’altro è vissuto come problema da integrare”, ha commentato infine.