"Il dialogo genera miracoli", sostiene Oscar Arias dopo aver incontrato papa Francesco

Intervistato da ZENIT, Oscar Arias, premio Nobel per la Pace, racconta del suo incontro con Papa Francesco e dei suoi progetti per pacificare la Siria e limitare il commercio internazionale di armi

Roma, (Zenit.org) H. Sergio Mora | 377 hits

Oscar Arias Sánchez, Premio Nobel per la Pace nel 1987, Presidente del Costa Rica per due mandati, ha incontrato ieri a Roma papa Francesco.

L’ex presidente del Costa Rica, ha espresso la sua grande soddisfazione per l'invito al dialogo ed alla pace che la Santa Sede ha proposto per impedire la guerra in Siria, ed ha chiesto al Pontefice di condividere un progetto che è stato presentato alle Nazioni Unite per limitare il commercio internazionale delle armi.

Per saperne di più, ZENIT lo ha intervistato.

Come è stato l'incontro con il Papa Francesco?

Oscar Arias: Nella mia vita pubblica ho avuto il grande piacere di incontrare personalmente tre pontefici: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco . Nel mio primo mandato come presidente del Costa Rica ho chiesto il sostegno della Chiesa per portare la pace nel mio paese.

Nel corso del secondo mandato come Presidente ho cercato di garantire i servizi di base per tutta la giovane e crescente popolazione.

E oggi in particolare?

Oscar Arias: Oggi ho avuto la possibilità di raccontare al Santo Padre che con la stessa veemenza e forza morale con cui ha cercato la pace per la Siria anch’io ho provato a presentare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite una proposta per realizzare un trattato che limiti il commercio internazionale di armi.

Quali le risposte a questa proposta?  Quanti sono i paesi che hanno aderito?

Oscar Arias: Ieri ho appreso che l'Italia l’ha già approvata alla Camera dei Deputati. Il mio governo è stato uno dei primi a ratificarla . Ho spiegato al Papa che il trattato entrerà in vigore quando saranno almeno 50 i paesi che lo ratificheranno. In questo contesto sarebbe molto importante poter contare sul sostegno della Santa Sede. Non solo perché sono le armi convenzionali che uccidono ogni giorno migliaia di innocenti.  Armi utilizzate dal crimine organizzato, esponenti dei cartelli della droga e anche dai terroristi . E poi non c'è niente di più perverso della spesa pubblica che viene utilizzata per acquistare armi e tenere in piedi ingenti strutture militari. Come ha detto anche papa Francesco, il modo migliore per perpetuare la povertà è che un governo spenda più in armi e soldati che non in materia di istruzione, sanità, infrastrutture e tutela ambientale.

Immagino che il Papa avrà condiviso con lei queste idee?

Oscar Arias: Si, ci siamo trovati in grande consonanza. Papa Francesco mi ha detto che parlerà ancora di questo tema, e che l’argomento in questione assumerà un significato sempre più importante.

Due settimane fa si è svolta in piazza San Pietro a Roma la veglia di digiuno e di preghiera per la pace in Siria. Quale, secondo lei, il significato di questa iniziativa sulla scena internazionale ?

Oscar Arias: La voce del Papa è quella di una personalità con una grande forza morale. Una voce che raggiunge tutti i cristiani e cattolici del mondo e li fa pensare e pregare. Penso che sia molto importante vedere il Santo Padre prendere posizioni su questioni così controverse.

Il Santo Padre ha recentemente riferito che i conflitti come quello siriano sono alimentati dalla lobby delle armi.

Oscar Arias: E’ così. Purtroppo molte volte i governi hanno considerato i profitti delle imprese al di sopra dei principi umanitari. Forse il Santo Padre può riuscire a far cambiare i governi e fare in modo che i principi prevalgano sugli interessi economici particolari.

Il governo degli Stati Uniti sembrava molto determinato nel portare un attacco militare per punire la Siria. Ora la situazione sembra cambiata. Il Papa è riuscito nel mobilitare le coscienze  ed il suo intervento è stato decisivo o ci sono stati altri fattori che hanno fermato l’attacco?

Oscar Arias: Credo, che la decisione di non attaccare la Siria presa dal presidente Barack Obama sia dipesa dal fatto che non fosse certo di avere l’appoggio del Congresso degli Stati Uniti.  Obama aveva i voti al Senato ma non al Congresso. L’opinione pubblica statunitense non era affatto favorevole all’attacco. I sondaggi mostrano che dopo le sanguinose esperienze degli interventi militari in Irak e nell’Afghanistan, l’opinione pubblica americana sembra essere contraria ad aprire nuovi conflitti. Anche se Obama parlava di un intervento “limitato” si sa bene che in caso di attacco ci saranno molte morti di civili e tanti ‘danni collaterali’.

E’ possibile iniziare un dialogo e mettere in piedi un tavolo di negoziazioni prima che i partecipanti al conflitto si dissanguino in una lotta fratricida?

Oscar Arias: E’ quello che ho proposto. Ci deve essere un dialogo che porti a una trattativa e mi ha fatto piacere che il Vaticano sostenga una proposta simile .

Il problema è che gli Stati Uniti sono propensi a usare in prima istanza la forza militare. Sono troppo impazienti, non hanno molta fiducia nell’efficacia del dialogo e della diplomazia. Una situazione simile a quello che è successo in America Centrale negli anni '80. Sia il presidente degli stati Uniti Ronald Reagan che il premier russo Mikhail Gorbaciov non erano molto convinti della via diplomatica, entrambi aspiravano ad una vittoria militare.

Ma, il dialogo genera miracoli. Con l'umiltà e la capacità , sapendo che uno non sempre tiene la verità in mano e che bisogna essere pronti alle concessioni. Il dialogo permette alle due parti di essere più flessibili e fiduciosi nel poter raggiungere un accordo su un piano di pace, ma il primo passo è stato quello di stabilire un cessate il fuoco. In Siria , qualcosa di molto simile potrebbe accadere. Si deve lottare per un cessate il fuoco immediato al fine di consentire una trattativa. Una negoziazione per permettere, già nel prossimo anno, libere elezioni sotto la supervisione internazionale.

Il Costa Rica ha un esercito? Ci può essere un paese senza esercito?

Oscar Arias: A volte ci vuole un esercito, non dispongo di una ricetta universale, ma non è un'utopia e non è irrealizzabile perché i costaricani lo hanno fatto già 63 anni fa . Pochissime persone, per esempio, sanno che Panama non ha un esercito. Agli inizi degli anni ’90 sono riuscito a convincere il presidente Guillermo David Endara Galimany a riformare la Costituzione e abolire l'esercito.  Pochi sanno che l’ex presidente di Haiti, Jean Bertrand Aristide ha modificato la Costituzione, abolito l'esercito , anche se non ha tolto lo stipendio ai soldati .

Ciò che abbiamo fatto in America Latina potrebbe essere replicato in alcuni paesi in Africa o in Asia. Chiaramente non si può chiedere di sciogliere l’esercito ad un paese che ha problemi con dispute territoriali, di frontiera, di divisioni etniche, che è minacciata da terroristi, ribelli o bande armate.. Ma ci sono paesi come il Costa Rica, Haiti e Panama che non hanno questi problemi.

Come avete risolto la disputa di confine con il Nicaragua?

Oscar Arias: Rivolgendoci alla Corte internazionale dell'Aja. Giustamente un paese che non dispone di un esercito deve ricorrere al diritto internazionale, è lì che si dovrebbero dirimere le controversie, ed è quello che abbiamo fatto.