Il dialogo interreligioso richiede un approfondimento della propria identità

Secondo il segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica

| 258 hits

ROMA, giovedì, 4 novembre 2004 (ZENIT.org).- Il dialogo interreligioso, lanciato dal Concilio Vaticano II, dipende in buona parte dall’educazione dei Cattolici, affinché essi possano aprirsi ai credenti di altre religioni senza perdere la propria identità, ha riconosciuto un rappresentante vaticano.



L’arcivescovo Michael Miller, segretario della Congregazione vaticana per l’Educazione Cattolica, ha tracciato in questo modo un bilancio della recezione della dichiarazione “Nostra Aetate”, promulgata da Paolo VI nel 1965.

La relazione dell’arcivescovo canadese, appartenente alla Congregazione di San Basilio, ha avuto luogo durante un incontro organizzato per l’occasione dal Lay Center di Roma il 27 ottobre scorso.

La dichiarazione “Nostra Aetate” si concentra sui rapporti con i credenti delle grandi religioni non cristiane.

L’arcivescovo ha affermato che il dialogo interreligioso fa parte della missione della Chiesa di annunciare il Vangelo, per cui costituisce un punto importante nella formazione delle scuole cattoliche e soprattutto delle università.

“L’autentico dialogo interreligioso deve approfondire, non diluire, l’identità specificatamente cattolica di un’istituzione di educazione superiore”, ha detto il prelato.

“E’ più che mai necessario per la comunità universitaria promuovere la ferma convinzione cattolica della comune vocazione dell’umanità e del piano divino di salvezza di Cristo”, ha aggiunto.

“Dato che l’università cattolica è nata dal cuore della Chiesa – ha affermato –, dovrebbe riconoscere che il cammino del dialogo è il cammino della Chiesa”.