Il dialogo interreligioso: un bastione contro il relativismo

Il cardinale Tauran interviene alla presentazione del compendio a cura monsignor Gioia

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 339 hits

“Il dialogo interreligioso è l’antidoto al relativismo”. Lo ha detto il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, durante la presentazione del volume Il Dialogo Interreligioso nell’insegnamento ufficiale della Chiesa Cattolica (1963-2013), a cura di monsignor Francesco Gioia, avvenuta stamattina in Sala Stampa Vaticana.

Quando si interloquisce con persone di altra religione, ad esempio di fede musulmana, la prima cosa da fare è “professare la propria fede”, ha detto il porporato, conversando con i giornalisti. Fare dialogo interreligioso, ha aggiunto, “implica la conoscenza della propria identità spirituale”.

Tauran ha poi indicato un campione di dialogo interreligioso nel papa emerito Benedetto XVI, il cui punto più alto del proprio magistero in materia è stato proprio quel discorso di Ratisbona, che tante polemiche e fraintendimenti suscitò in una parte del mondo musulmano.

Eppure Ratzinger, a dispetto della propria ‘cattiva fama’, è il pontefice che più di ogni altro, ha teso una mano all’Islam, al punto che, ha ricordato Tauran, è stato l’unico papa a “visitare tre moschee”.

Anche in termini di interventi sul dialogo interreligioso – ha proseguito il porporato francese – se ne contano 188, pronunciati da Benedetto XVI in 8 anni, quindi un numero sostanzialmente paragonabile a quello del beato Giovanni Paolo II, che ha parlato di dialogo interreligioso 591 volte in 26 anni di pontificato.

Altri meriti concreti di Benedetto XVI in questo campo sono stati l’istituzione di un Forum islamo-cristiano, frutto dell’incontro di Ratisbona, e l’insistenza sul “diritto sacro e inalienabile” della libertà religiosa.

Parlando del pontefice regnante, il cardinale Tauran ha osservato che “Papa Francesco, fin dal primo giorno, ha sottolineato l’importanza del dialogo interreligioso, che sarà una delle linee forti del suo pontificato. Lui è l’uomo dell’incontro, va verso la gente, non aspetta che la gente vada da lui…”.

In merito al volume presentato oggi, Tauran ha spiegato che si tratta di “una raccolta di brani conciliari, di encicliche, esortazioni apostoliche, e discorsi dei pontefici, da Giovanni XXIII a Benedetto XVI”, assieme ad alcuni documenti della Curia Romana.

Complessivamente, l’antologia consta di 909 documenti, di cui 7 testi conciliari, 2 di Giovanni XXIII, 97 di Paolo VI, 2 di Giovanni Paolo I, 591 di Giovanni Paolo II, 188 di Benedetto XVI, 15 della Curia Romana, 3 testi legislativi, e 4 della Commissione Teologica Internazionale.

Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche padre Miguel Angel Ayuso Guixot, MCCJ, segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, che si è soffermato in particolare sui contributi dei singoli pontefici al dialogo interreligioso.

A partire da Giovanni XXIII che, nel discorso inaugurale del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962), “invitò a promuovere l’unità basata sulla stima e il rispetto che coloro che seguono le diverse forme di religione non ancora cristiane nutrono verso la Chiesa cattolica, e non solol’unità nella famiglia cristiana e umana, l’unità dei cattolici, l’unità con i cristiani non ancora in piena comunione (Gaudet Mater Ecclesia, §8.2)”.

Da parte sua, Paolo VI nell’Ecclesiam Suam (6 agosto 1964), “espresse la profonda convinzione che «la Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere; la Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio» (n. 67)”.

Nel suo brevissimo pontificato, Giovanni Paolo I “si è incamminato sulla strada tracciata dal suo Predecessore, «chiamando tutti alla collaborazione per fare argine, all’interno delle nazioni, alla violenza cieca e, nella vita internazionale, promuovere l’elevazione dei popoli meno favoriti»”.

La “cultura del dialogo” come la intendiamo oggi è stata però sviluppata da Giovanni Paolo II, a partire dalla prima Giornata di Preghiera ad Assisi, con tutte le religioni del mondo (1986), senza trascurare quando “nel 2002, dopo i drammatici avvenimenti di New York e Washington dell’11 settembre 2001 e le loro tragiche conseguenze nel Medio e Vicino Oriente”, il papa polacco propose “un Decalogo per la pace ai Capi di Stato e ai Rappresentanti dei Governi di tutto il mondo”.

Gli aspetti salienti del pontificato di Benedetto XVI in tema di dialogo interreligioso, si colgono in particolare alla fine di quegli otto anni, segnatamente all’ultimo discorso di auguri natalizi alla Curia romana, quando dichiarò che “non siamo noi a possedere la verità, ma è essa a possedere noi”.

Già all’inizio del suo pontificato, tuttavia, papa Ratzinger aveva affermato che “la Chiesa vuole continuare a costruire ponti di amicizia con i seguaci di tutte le religioni, al fine di ricercare il bene autentico di ogni persona e della società nel suo insieme (Ai Delegati delle altre religioni, 25 aprile 2005)”.

Padre Ayuso Guixot ha concluso il suo intervento, accennando a papa Francesco che, in pochi mesi di pontificato, ha già seminato molto per ciò che riguarda il “dialogo dell’amicizia”: si pensi al discorso ai rappresentanti delle altre chiese e religioni (20 marzo 2013) e al messaggio annuale di auguri alla comunità musulmana in occasione del Ramadan.