Il dialogo tra scienziati e credenti a sei anni dall’enciclica “Fides et ratio”

Intervista a padre Rafael Pascual, docente di filosofia della natura e della scienza

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ROMA, giovedì, 16 settembre 2004 (ZENIT.org).- Nonostante l'enciclica “Fides et ratio” (14 settembre 1998) e le grandi aperture che il Pontefice Giovanni Paolo II sta operando nei confronti del mondo scientifico, il dibattito registra polemiche e divisioni tra il mondo della ragione ed il mondo della fede.



Per fare il punto su come procede il dialogo tra scienziati e credenti, ZENIT ha intervistato padre Rafael Pascual, ordinario di filosofia della natura e della scienza, e direttore del Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (UPRA).

Ci dice qual è lo stato di salute nel dialogo tra il mondo della fede e quello della ragione? E cosa propone in proposito?

P. Pascual: Penso che bisogna superare i luoghi comuni, e che adesso è il momento di ristabilire il dialogo auspicato dall'enciclica “Fides et ratio” tra il mondo della ragione e quello della fede. Così come la Chiesa non ha paura della scienza e dei suoi sviluppi, nemmeno la scienza deve aver paura della Chiesa.

Il dialogo non vuol dire “assorbimento”, ma rispetto reciproco della diversità. Già nel Concilio Vaticano I si è parlato dei due ordini di conoscenza: quello della ragione e quello della fede, i quali sono distinti, ma come ben ricorda l'enciclica “Fides et ratio”, non sono “separati”, per cui il dialogo è possibile. Ci sono tanti punti d'incontro e questioni di confine. Nessuno dei due può pretendere di spiegare tutto, ognuno dei due ha qualcosa di specifico da dire sul mondo, sull'uomo e su Dio.

Lei dirige il Master in Scienza e Fede dell'UPRA, in uno dei primi incontri pubblici il tema in discussione sarà proprio "scienziati e credenti". Quale è lo scopo e quali sono i contenuti di questa iniziativa?

Padre Pascual: L'idea è proprio far vedere, più con i fatti che con le speculazioni, che si può avere un rapporto armonico tra l'uomo di scienza e l'uomo di fede. Di fatto, ci sono stati tanti uomini che non hanno avuto nessuna difficoltà a compaginare ambedue le dimensioni, senza cadere in una specie di schizofrenia mentale.

Non è vero che la scienza sia incompatibile con la fede. Non è vero che ci sia un'incoerenza nel fatto che un uomo si occupi della scienza durante la settimana e poi vada a Messa la domenica. Di nuovo, la chiave si trova nel riconoscere che ci sono due ordini di conoscenza, e che nessuno dei due deve pretendere l'esclusività.

Con questo corso "scienziati e credenti" noi vogliamo mostrare che il dialogo tra scienza e fede non è solo una questione teorica, ma che è veramente possibile e che sono esistiti, ed esistono ancora, molti uomini e donne che non hanno nessun problema nel vivere la loro vocazione scientifica e la loro vita di fede in piena armonia e senza fratture di nessun tipo.

Quando si vede da vicino la vita di uno scienziato come Galileo, che ha rivoluzionato la fisica del suo tempo e che viveva con spontaneità e chiaroveggenza la sua fede, ci si rende conto della possibilità concreta di poter conciliare questi due ordini di conoscenza per evitare una dicotomia epistemologica che non è buona né per il credente né per lo scienziato.

Una visione evoluzionista banalizzata e lineare fa parte ormai del pensiero comune. In realtà autorevoli scienziati, anche non credenti, sostengono che tale teoria mostra tanti buchi ed è sicuramente diversa da come è stata diffusa.

Lei tiene un corso specifico sulla teoria evoluzionistica e la dottrina della Chiesa. Potrebbe spiegarci in sintesi qual è il punto di vista della Chiesa e in che cosa differisce dalla teoria evoluzionistica darwiniana?

Padre Pascual: Ogni diffusione o divulgazione scientifica, anche a livello di educazione, corre il rischio di semplificazioni e banalizzazioni. Senz'altro la teoria dell'evoluzione, se è, come penso, una teoria scientifica, avrà i suoi limiti e i suoi aspetti da migliorare, come del resto succede con tutte le teorie scientifiche.

Riguardo al punto di vista della Chiesa di fronte alla teoria dell'evoluzione, è chiaro che lascia alla scienza la questione della sua validità, ma allo stesso tempo, dal punto di vista della fede, è chiamata in causa, perché ha dei risvolti significativi riguardo la concezione dell'uomo e del mondo.

Di fronte a certe questioni, la scienza può arrivare fino ad un certo punto, ma non può andare oltre, ed è necessario che gli uomini di scienza siano onesti nel riconoscere i propri limiti, derivanti, per esempio, dal metodo sperimentale. È evidente che la scienza non può dire nulla riguardo a quello che non è empiricamente sperimentabile, e se dice qualcosa, non può che farlo in modo incompetente, perché è uscita fuori dai propri ambiti.

La dottrina della Chiesa dice che in linea di principio la teoria dell'evoluzione non sarebbe in contrasto con la verità della Creazione, a meno che non venga presentata da una prospettiva materialistica e anti-finalistica (e ambedue queste posizioni non sono scientifiche, ma piuttosto filosofiche, e si devono trattare in quella sede).

D'altra parte, ci sono dei “punti fermi”, che bisogna tenere presenti, soprattutto, quando si guarda alla questione dell'origine dell'uomo: la sua anima è creata immediatamente da Dio (non può sorgere dalla materia, perché spirituale), e l'uomo, essendo fatto ad immagine e somiglianza di Dio, è chiamato alla vita eterna, ed ha una dignità che deve essere rispettata.

Un Master in Scienza e Fede suscita mille domande: a chi è rivolto? Quali sono i temi che voi approfondite e sviluppate? Che tipo di formazione offrite? Quali i temi che affronterete nelle conferenze pubbliche?

Padre Pascual: Il Master è rivolto a tutti quelli che vogliono intraprendere questo dialogo tra la scienza e la fede, sia dalla parte degli scienziati, i professori di scienze, i giornalisti scientifici e figure simili, sia dalla parte degli ecclesiastici, filosofi e teologi, docenti di religione, catechisti e agenti di pastorale.

I temi che approfondiamo, come si può vedere nel programma del Master, sono tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno a che vedere con questo dialogo tra la scienza e la fede.

Si trattano sia le questioni generali (per esempio i diversi modi di vedere il rapporto scienza-fede, o il ruolo di mediazione della filosofia in questo dialogo tra l'ordine della ragione e quello della fede), sia quelle più specifiche, come appunto le figure più significative in questo dialogo (scienziati e credenti), alcuni casi emblematici (come il “caso Galileo”, o la teoria dell'evoluzione), alcune “questioni di confine” (come le teorie dell'origine dell'universo e la Creazione, o la questione dei miracoli).

Per favorire questo dialogo, si offrono poi, per esempio, dei corsi del tipo “fisica per filosofi” o “biologia per filosofi”. Le conferenze spazieranno su tutti quei temi che ci permetteranno di coprire le questioni più significative, guidati dalla mano di esperti nei singoli campi specifici, molti dei quali sono dei punti di riferimento e di orientamento a livello nazionale e internazionale.

In questo modo il master, che ha aperto anche una collana di pubblicazioni su queste tematica, sta offrendo il suo contributo originale, secondo l'invito della “Fides et ratio” e di altri interventi di Giovanni Paolo II, a questo dialogo, sempre fruttuoso, ma non sempre facile, tra la scienza, la filosofia e la fede.