Il digiuno per riscoprire la vera umanità nella relazione con Dio

Non è solo rinunziare ad un dono, ma richiamare l'attenzione su datore del dono

Roma, (Zenit.org) Osvaldo Rinaldi | 1232 hits

Il digiuno è una delle pratiche quaresimali insieme alla preghiera e all’elemosina alle quali la Chiesa invita i suoi fedeli per prepararsi degnamente alla celebrazione della Pasqua. 

Ma il digiuno nei nostri tempi può considerarsi solamente l’astinenza dal cibo? Digiunare significa solo rinunziare a qualcosa senza ricevere nulla in cambio? 

E’ vero che il cibo è un dono di Dio, ma digiunare non significa solo rinunziare ad un dono, ma vuol richiamare l’attenzione su datore del dono. Noi spesso siamo attratti da quello che riceviamo, ma ci dimentichiamo molto facilmente del donante. 

Ebbene, il digiuno è un invito a far memoria di Dio come origine e fonte di ogni dono. Il digiuno vuole riportare l’uomo a riscoprire la sua dimensione di Figlio adottivo di Dio per ridare il primato alla nostra relazione con Dio, trascendendo dai doni ricevuti. 

Vivendo l’intimità di questo rapporto amoroso con Dio si scopre di avere molto di più rispetto a quanto si pensa già di possedere.

Digiunare è il miglior antidoto per vincere la crisi economica, perchè ci riapre gli occhi su quanto si possiede e ci rende solidali verso gli altri, ci rende capaci di compiere gesti di carità autentici.

L’elemosina non è solo frutto del digiuno, ma è dare ciò che appartiene all’altro più povero di noi, dare l’eccesso che è ostacolo alla relazione con lui. 

Digiunare diventa l’arma silenziosa e segreta per combattere l’avarazia, la cupidigia, e restituire a Dio quei meriti che noi non abbiamo.

Il cibo non è solo opera del lavoro dell’uomo, ma è prima di tutto frutto della terra. Sia che il contadino dorma o vegli, la pianta cresce e dona i suoi frutti. Allora la relazione con Dio, stimolata attraverso il digiuno, produce come primo frutto quello di rientrare in noi stessi, dove abita Dio. 

Tante distrazioni, affanni, preoccupazioni, impegni ci conducono continuamente fuori di noi stessi e ci portano a cercare la felicità nell’approvazione degli altri, nel denaro, nella carriera. Il digiuno accompagnato dalla preghiera, il  dialogo familiare con la Trinità,  ridona vigore e dignità al nostro essere, perchè scopriamo che il dedicare tutta la vita al lavoro, alla carriera, all’apparire, non sono sacrifici graditi a Dio. La volontà di Dio, l’essere graditi a Dio, è prima di tutto lasciarsi amare da Dio, vivere questa relazione con Dio sapendo di essere tutto per Lui. 

E questo è esattamente quello che oggi non avviene nella nostra società che ha perso ogni forma di dialogo e comunicazione con Dio.

Abbiamo tanti mezzi di comunicazione di massa, ma quello in cui viviamo è un tempo storico in cui gli uomini avvertono tanta solitudine interiore. Tantissimi giovani sono iscritti ai  social network per comunicare tra loro, ma sono rarissime le amicizie vere. 

E’ il tempo in cui con facebook, twitter, skype, siamo sempre collegati per tenere informati l’altro su quello che stiamo facendo, eppure abbiamo la sensazione di non essere compresi, ci sentiamo poco capiti dell’altro.

Siamo sempre davanti a smartphone, tablet per essere sempre connessi, sempre aperti all’altro, ma viviamo chiusi nel nostro mondo, incapaci di essere veramente noi stessi. 

Si potrebbero fare tanti altri esempi per motivare la necessità di fare un uso più moderato di internet, ma la questione fondamentale è far capire che il digiuno non significa solo rinunzia. Il digiuno è il mezzo naturale per riscoprire la nostra vera identità di uomini, che sono amati da un Dio che desidera ardentemente rompere la solitudine dell’’uomo, ed entrare così in una relazione di amore con noi. 

Questo è una aspetto ostico da capire, perchè quando parliamo di penitenza si pensa immediatamente a rinunziare ad un proprio desiderio, privarsi di qualcosa che piace, dire di “no” a qualcosa alla quale si vorrebbe dire di “si”.

E’ la stessa considerazione che viene fatta sui dieci comandamenti quando sono visti come una serie di “no” ai piaceri più belli che offre la vita. Ma chi conosce un minimo i comandamenti sa benissimo che è vero che essi dicono dei “no”, ma nello stesso tempo aprono a tanti “si”.

Prendiamo ad esempio il comandamento di non desiderare le cose degli altri. Esso chiude alla possibilità di desiderare quello che gli altri hanno, ma nello stesso tempo apre a considerare tutto quello che uno possiede e a ringraziare Dio per la sua immensa bontà.

Non tutti dobbiamo avere le stesse cose e nella stessa misura, come ci hanno inculcato alcune ideologie dello secolo passato. Se andiamo a considerare bene, noteremo che quello che si desidera maggiormente dell’altro non sono tanto i beni materiali, ma le capacità, le conoscenze, il carisma dell’altro. Tutti doni provvienti da Dio che si possono chiedere nella preghiera. 

Il digiuno è strettamente legato alla preghiera. Come è bello entrare nella propria stanza, chiudere la porta del cuore al mondo e aprirsi al silenzioso dialogo con Dio. Non serve usare tante parole per esprimere i propri stati d’animo, le proprie insoddisfazioni o i propri bisogni. Dio sa quello che ci serve ancora prima che gli lo chiediamo. Dio conosce quello di cui abbiamo bisogno e non quello di cui noi pensiamo di avere bisogno. 

Allora la preghiera svolge l’azione di purificare i nostri desideri, sanare le ferite del peccato che ci rendono incapaci di andare incontro ai bisogni dell’altro.

Vissuto in questa maniera il digiuno è vero che indebolisce la nostra carne, ma rafforza la nostra anima e la eleva sino alle altezze di Dio. Ma l’ultimo passo decisivo, quello che ci introduce nella profondità del nostro cuore dove abita Dio, deve essere compiuto dalla nostra volontà, perchè l’amore di Dio si esprime prima di tutto nel lasciarci liberi.

Questo è l’amore di Dio, la onnipotenza di Dio, condividere con noi la sua libertà, lasciarci liberi di amarlo o di rifiutarlo, ma nello stesso tempo attendere impazientemente e costantemente la nostra conversione, perchè possiamo vivere sempre uniti a lui. 

E quanti possono essere i frutti del digiuno e della preghiera vissuti in questo modo. Se uno si sente amato da Dio ridiventa capace di amare la moglie malgrado le tante inconprensioni del vivere quotodiano. Diventa capace di riconoscere i talenti dei propri figli per svilupparli secondo la loro natura. Diviene capace di parlare serenamente con quel collega con il quale si litiga giornalmente. Trova lo spazio necessario per passar maggiore tempo con i genitori anziani sempre meno autosufficenti. Aiuta il vicino di casa che si trova in difficoltà economiche.

In poche parole si riscopre la propria vera identità, quel carico di umanità in quanto persone pensate, volute e amate da Dio.