Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin

L’ultimo libro di Rosa Alberoni che verrà presentato alla Lateranense

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Di Antonio Gaspari


ROMA, martedì, 27 novembre 2007 (ZENIT.org).- E' vero che gli esseri umani discendono dalla scimmia? E' vero che tutto dipende dal caso e non esiste un Creatore? E' vero che sopravvive solo il più forte e che per seguire la legge dell'evoluzione i deboli devono essere lasciati morire, o addirittura, devono essere soppressi prima che nascano?

Per rispondere a queste e altre domande sulla teoria evoluzionista di Charles Darwin e sull'esistenza di Dio Creatore, la professoressa e scrittrice Rosa Alberoni ha appena pubblicato “Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin” (Rizzoli, 327 pag., Euro 18,00).

In questo volume Rosa Alberoni spiega il Dio della creazione e la rivoluzione cristiana attraverso la lettura della Cappella Sistina dipinta da Michelangelo.

Le suggestioni, il senso, la dimensione dell'umano e del divino rappresentate nella Sistina vengono analizzate e confrontate con l’ideologia che ha cancellato il Creatore e ha ridotto l’uomo a poco più di una scimmia, una ideologia che la Alberoni ha chiamato “darwinolatria”.

Nell’introduzione al libro, il Cardinale Renato Raffaele Martino ha scritto: "Gli episodi della creazione di Adamo e di Eva, nella Cappella Sistina di Michelangelo, affascinano non solo per la genialità dell'artista, ma soprattutto perché danno un senso - il senso cristiano - al posto dell'uomo nell'universo”.

Secondo il porporato, “il Dio di Michelangelo è il Dio della dottrina cristiana, che crea l'universo secondo verità e amore e vi colloca l'uomo in una posizione eminente, unica creatura ad essere stata amata per se stessa”, mentre “le ricerche scientifiche di Darwin hanno destato e destano tanto interesse soprattutto perché mettono in questione quel posto dell'uomo nell'universo”.

Per il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace “la barba di Darwin, che rappresenta l'ideologia darwinista, pone il mondo a caso", come diceva Dante di Democrito, e secondo Rosa Alberoni, considerava l'uomo solo come un anello nella filiera evolutiva, senza alcun salto qualitativo tra di esso e gli animali".

Alla domanda posta da ZENIT sul perché tante critiche a Darwin, Rosa Alberoni ha risposto: “Cancellando il Creatore e riducendo l’uomo ad un derivato delle scimmie, Darwin ed i suoi seguaci, da una teoria scientifica, hanno tratto una ideologia atea che si basa su un solo comandamento: il primato del volere individuale che ha un solo scopo saziare i propri impulsi. E’ un modo subdolo per parificare l’essere umano agli animali”.

Secondo la scrittrice, “le ideologie atee come la rivoluzione francese, il comunismo ed il nazismo, hanno prodotto degli orrori”, dei grandi mattatoi, e i darwinisti miravano a fare qualcosa di più: “spazzare via il Dio della Bibbia e Cristo. Vogliono cancellare la religione ebraico cristiana, e i valori cardini della nostra civiltà, la morale. Vogliono annientare la regalità dell'uomo, la creatura prediletta di Dio”.

“Non è un caso – ha spiegato Rosa Alberoni a ZENIT – che il darwinismo ha prodotto aberrazioni come il razzismo, il classismo, l'eugenetica, il peggior colonialismo, la discriminazione biologica”, e “non è perché sia stato male inteso, ma è Darwin stesso che sin dall’inizio mira alla disintegrazione dell’uomo, l’unico essere vivente che è portatore dell’anima e della ragione divina”.

Per la Alberoni, Darwin “lo fa per uno scopo personale: beffarsi di Dio. L’uomo proviene dalla scimmia, egli afferma, non è fatto ad immagine e somiglianza di Dio, come è scritto nella Genesi e come ci dice la nostra ragione, osservando l’abisso che esiste fra un uomo e qualsiasi animale”.

“Considero molto dannosa la diffusione della ‘darwinolatria’ nelle scuole – ha aggiunto la Alberoni –. Stanno cancellando lo stupore della Creazione dalla mente dei nostri figli, gli stanno insegnando che il nostro antenato è un animale peloso, che siamo solo materia frutto del caso, e che per legge di natura i deboli sono destinati a perire, perché solo più forti sopravvivranno nella lotta per l’esistenza”.

“Voglio mettere in guardia i genitori – ha sottolineato la scrittrice – perché nel momento in cui si accettano le origini solo materiali del nostro corpo, della nostra mente, del nostro cuore, allora cadranno non solo i fondamenti della fede, ma anche quelli della morale e della convivenza umana”.

“Per questo – ha aggiunto la Alberoni – tra lo scimpanzé propostoci da Darwin come antenato e Dio padre, come ci ha rivelato Cristo, preferisco Dio”.

“Non solo perché credo in un Padre onnipotente, onnisciente, amorevole e misericordioso e che quindi non ci ha abbandonati al caso, ma anche perché preferisco l’immagine di Dio dipinta da Michelangelo nella Cappella Sistina, a quella dello scimmione peloso, saltellante sui rami di un albero e con i denti aguzzi”, ha concluso.

Il libro “Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin” verrà presentato giovedì 29 novembre alle ore 10:00 alla Pontificia Università Lateranense, dal Cardinale Renato Raffaele Martino, da monsignor Rino Fisichella, da Rocco Buttiglione e da Antonio Gaspari. Modera il giornalista Mauro Mazza.