Il diritto alla salute è il diritto a “una vita integrale” e “armonica”

Cardinale Lozano Barragán al Congresso Nazionale su “Malattie Rare e disabilità”

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Di Marta Lago

 ROMA, mercoledì, 5 dicembre 2007 (ZENIT.org).- La qualità di vita è uno degli aspetti compresi nel diritto alla salute, la cui dimensione è stata tracciata questo mercoledì alla Camera dei Deputati dal Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute.

“Abbiamo un diritto alla salute? Indubbiamente la salute deve essere conservata, secondo il comandamento: ‘Non uccidere’, che in positivo si enuncia: devi curare tutta la tua salute”, ha affermato il Cardinale Javier Lozano Barragán al Congresso Nazionale sul tema “Malattie Rare e disabilità: Sinergie Salute, Famiglia, Scuola”, organizzato dalla Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori”, per la tutela e lo sviluppo dei diritti.

Il porporato ha espresso il pensiero della Chiesa cattolica sul diritto alla salute e ha tradotto il comandamento in quattro aspetti: “La vita procede da Dio che l'ha creata a Sua immagine”; “l'uomo deve avere la libertà di dirigere sempre la sua vita verso Dio”; “Dio è l'unico che dà la vita e dispone della sua fine”; “dobbiamo preoccuparci della salute degli altri”.

Ha anche citato l’ONU, la cui Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (cfr. art. 25) avverte che “ogni individuo ha diritto ad un livello di vita sufficiente per garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia”.

Rispettare il diritto alla salute richiede la necessità di prendere coscienza, in primo luogo, della finalità della natura, del fatto che “esiste un senso interno nella natura, specialmente nella natura umana, che tutti dobbiamo rispettare e, rispettandolo, assicurare la salute”, ha spiegato il Cardinale Lozano Barragán.

In secondo luogo, va tenuto presente che le tecnologie mediche si devono considerare in relazione a questa finalità interna della natura, ha aggiunto.

In terzo luogo, c’è la necessità che la medicina contempli l’uomo come un tutt’uno, senza chiudersi solo nella prassi curativa “indipendentemente dalla dignità della persona umana”.

Il Cardinale non ha esitato a denunciare che attualmente “l'uomo crede che non esistano finalità intrinseche e che egli stesso le può fissare a suo arbitrio”.

E’ un errore, ha avvertito, perché “Dio è il Creatore che ha collocato l'uomo in ogni creato e queste finalità non possono rompersi impunemente, nemmeno nell'ambito della vita”.

Dimostrazione di ciò è il pieno fallimento per il fatto di agire “senza preoccuparsi delle suddette finalità”, ha detto il porporato, citando la quantità di congelati che “non si sa come finiranno”.

Quanto alla realtà sanitaria, il Cardinale Lozano Barragán ha sottolineato alcuni punti della “Carta del malato utente dell'ospedale” della Comunità Economica Europea, che menziona diritti come “accedere ai servizi ospedalieri adeguati”, “essere curato con rispetto secondo la dignità umana”, “accettare o rifiutare ogni prestazione di diagnostica o trattamento”, “essere informato in relazione al proprio stato della malattia”, “ricevere con opportunità l'informazione completa dei rischi che può comportare ogni azione non comune”, “protezione della vita privata nelle informazioni che si comunicano”, “rispetto e riconoscimento delle convinzioni religiose o filosofiche del paziente”, “diritto a presentare richiami, affinché si studino e se ne mostrino i risultati”.

“A rigore, quando si parla del diritto alla salute, si potrebbe dire meglio: diritto alla protezione della salute, che fondamentalmente si sintetizza nel diritto ad avere uguaglianza di fronte alla vita ed alla morte ed uguale accesso alle cure mediche”, ha precisato.

Ad ogni modo, “il diritto alla protezione della salute è un diritto non soltanto a sussistere, ma alla qualità di vita”, e per qualità si deve intendere “una vita integrale, armonica”, ha sottolineato il porporato.

Lo ha fatto con le parole di Giovanni Paolo II, che avvertiva del concetto della salute non solo come “semplice assenza di malattie”, ma “come tensione verso una più piena armonia ed un sano equilibrio a livello fisico, psichico, spirituale e sociale” (cfr. Messaggio per l’VIII Giornata Mondiale del Malato).

“In questa prospettiva – scriveva Papa Karol Wojtyla –, la persona stessa è chiamata a mobilitare tutte le energie disponibili per realizzare la propria vocazione e il bene altrui”.

Ci possono essere sicuramente dei limiti al diritto alla salute: ad esempio di tipo soggettivo, quando il malato decide liberamente di non curarsi; “allora, contro la sua volontà espressa, non si può fare niente”, ha detto il Cardinale Lozano Barragán.

Limiti oggettivi si presentano, invece, secondo i limiti esistenziali: “uno di questi è la libertà, un altro è la possibilità concreta e reale di ottenere la salute”, un punto a proposito del quale il porporato ha spiegato gli aspetti dell’“accanimento terapeutico”.

“Ogni esistenza deve essere curata secondo le nostre possibilità attuali”, ma “quando risulta eccessivamente gravoso ottenere la salute, non si è obbligati a cercare di ottenerla”, perché non esiste “il diritto all'accanimento terapeutico”, ha ricordato, ossia a “cure sproporzionate ed inutili davanti ad una morte imminente, che non fanno altro che prolungare una penosa agonia”.

Ad ogni modo, ha avvertito il Cardinale, “si ha sempre diritto all'idratazione ed al nutrimento, poiché queste non sono terapie e, come tali, non ricadono sul concetto di accanimento terapeutico”.