Il diritto alla vita e alla libertà religiosa, garanzie per la pace, afferma il Papa

Nel suo Messaggio per il 1° gennaio

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CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 12 dicembre 2006 (ZENIT.org).- Esistono due diritti che, se vengono rispettati, diventano garanzie per la pace, secondo Benedetto XVI: il diritto alla vita e quello alla libertà religiosa.



Il Pontefice lo spiega nel messaggio che ha scritto in occasione della Giornata Mondiale per la Pace, che la Chiesa celebrerà il prossimo 1° gennaio sul tema “Persona umana, cuore della pace”.

Nel suo messaggio, presentato questo martedì nella Sala Stampa della Santa Sede dal Cardinale Renato Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il Pontefice riconosce di aver scritto “pensando ai bambini, specialmente a quelli il cui futuro è compromesso dallo sfruttamento e dalla cattiveria di adulti senza scrupoli”.

“Il dovere del rispetto per la dignità di ogni essere umano, nella cui natura si rispecchia l'immagine del Creatore, comporta come conseguenza che della persona non si possa disporre a piacimento. Chi gode di maggiore potere politico, tecnologico, economico, non può avvalersene per violare i diritti degli altri meno fortunati”, scrive il Santo Padre.

Visto che è “sul rispetto dei diritti di tutti che si fonda la pace”, il Vescovo di Roma spiega che “la Chiesa si fa paladina dei diritti fondamentali di ogni persona”.

“In particolare, essa rivendica il rispetto della vita e della libertà religiosa di ciascuno”.

“Il rispetto del diritto alla vita in ogni sua fase stabilisce un punto fermo di decisiva importanza: la vita è un dono di cui il soggetto non ha la completa disponibilità”, sottolinea.

Allo stesso modo, “l'affermazione del diritto alla libertà religiosa pone l'essere umano in rapporto con un Principio trascendente che lo sottrae all’arbitrio dell’uomo”.

“Il diritto alla vita e alla libera espressione della propria fede in Dio non è in potere dell'uomo”.

Affrontando la situazione attuale del diritto alla vita, il Papa denuncia “lo scempio che di essa si fa nella nostra società: accanto alle vittime dei conflitti armati, del terrorismo e di svariate forme di violenza, ci sono le morti silenziose provocate dalla fame, dall'aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall'eutanasia”.

“Come non vedere in tutto questo un attentato alla pace?”, si chiede il Papa. “L'aborto e la sperimentazione sugli embrioni costituiscono la diretta negazione dell'atteggiamento di accoglienza verso l'altro che è indispensabile per instaurare durevoli rapporti di pace”.

Nella mancanza di libertà nell’espressione della propria fede, Benedetto XVI vede “un altro preoccupante sintomo di mancanza di pace nel mondo”, “rappresentato dalle difficoltà che tanto i cristiani quanto i seguaci di altre religioni incontrano spesso nel professare pubblicamente e liberamente le proprie convinzioni religiose”.

Parlando in particolare dei cristiani, il messaggio pontificio denuncia “con dolore che essi non soltanto sono a volte impediti; in alcuni Stati vengono addirittura perseguitati, ed anche di recente si sono dovuti registrare tragici episodi di efferata violenza”.

“Vi sono regimi che impongono a tutti un'unica religione, mentre regimi indifferenti alimentano non una persecuzione violenta, ma un sistematico dileggio culturale nei confronti delle credenze religiose”, constata.

“Ciò non può che promuovere una mentalità e una cultura negative per la pace”, conclude.