Il diritto alla vita risveglia l'Europa

Carlo Casini (MpV) commenta il successo di Uno di Noi, la restrizione dell'aborto in Spagna e l'opposizione popolare alle leggi laiciste in Francia

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 345 hits

La tutela della vita è un argomento che in Europa sta conoscendo evidenti chiaroscuri. Se da un lato paesi come la Francia stanno estendendo il diritto all’aborto, altri, come la Spagna, si stanno adoperando per limitarlo.

Al tempo stesso il successo di iniziative come Uno di Noi – per il riconoscimento dei diritti degli embrioni e la loro non-distruzione a fini di ricerca scientifica – ci ricordano che il “popolo della vita” è tutt’altro che addormentato.

Alla vigilia della prossima Giornata della Vita, ZENIT ha affrontato questi temi con Carlo Casini, presidente e fondatore del Movimento della Vita (MpV) ed europarlamentare.

Onorevole Casini, mancano due giorni alla Giornata per la Vita: che iniziative ha in programma il Movimento per la Vita per questo evento?

Carlo Casini: La Giornata per la Vita non è un’iniziativa del Movimento per la Vita, ma un evento ecclesiale in cui sono coinvolte sia realtà religiose che laiche. È stata istituita nel 1978, all’epoca dell’approvazione della legge 194 e il suo scopo è quello di opporsi a questa legge e salvaguardare l’obiezione di coscienza.

Il Movimento per la Vita, da parte sua, sarà presente soprattutto nelle parrocchie, con la distribuzione delle primule – fiori simbolo della vita nascente – e di copie del nostro organo di stampa Sì alla Vita e con la promozione del Progetto Gemma. Andremo inoltre negli ospedali a salutare donne che hanno appena partorito o stanno per partorire. Ci sarà anche una mostra sul prof. Jerome Lejeune, lo scopritore del gene della sindrome di Down, per il quale è in corso la causa di beatificazione, che proseguirà in giro per l’Italia, durante le prossime domeniche. A livello locale sono previste numerose marce. Domenica 2 febbraio, i rappresentanti del MpV e tutti i partecipanti alla Giornata per la Vita saranno in piazza San Pietro per l’Angelus del Papa.

La raccolta di firme per Uno di Noi è andata oltre le più rosee previsioni. Terminate le sottoscrizioni quali saranno i prossimi passi?

Carlo Casini: L’11 dicembre scorso abbiamo consegnato le oltre 1.896.000 firme alle autorità competenti di tutti i 28 paesi. La legge europea stabilisce che entro tre mesi, i singoli stati devono verificare la validità delle firme: l’11 febbraio, quindi, sapremo il risultato definitivo. Finora i tre paesi che adempiuto questa richiesta, hanno riscontrato il 90% delle firme valide.

Dopo l’11 febbraio, gli organizzatori di Uno di Noi si incontreranno prima con la Commissione Europea, poi con le commissioni competenti del Parlamento Europeo, per spiegare il senso dell’iniziativa.

Dopodiché la Commissione Europea dovrà decidere cosa fare: sono convinto che non potrà rimanere con le mani in mano perché si tratta di un’iniziativa dei cittadini e mi sembra impossibile che, proprio a ridosso delle elezioni europee, un’iniziativa creata per dimostrare che i cittadini contano in Europa – quindi che c’è democrazia – non sia presa in considerazione. In un momento in cui c’è molta sfiducia verso le istituzioni europee, un gesto del genere sarebbe un suicidio.

La cosa più logica è che la Commissione Europea adotti una o più leggi che tengano conto di questo cambiamento e vietino qualsiasi finanziamento alla distruzione degli embrioni umani.

Dopodiché lanceremo la sottoscrizione di tre dichiarazioni da parte di tre categorie: 1) i medici, che affermeranno che scientificamente l’embrione è già un essere umano; 2) i giuristi, che chiederanno che il principio di uguaglianza si applichi anche al concepito; 3) i politici, dal momento che il principio di ogni azione politica è il servizio al bene comune.

Tutti i comitati nazionali hanno già deciso di costituire una federazione europea dei movimenti per la vita che si chiamerà appunto Uno di Noi: anche questo è un risultato non secondario.

Come giudica il progetto di legge per la restrizione dell’aborto in Spagna?

Carlo Casini: La prima legge spagnola sull’aborto del 1985, che ne prevedeva la possibilità nei casi limite (stupro, malformazione del feto, pericolo per la salute della madre), aveva mantenuto basso il numero delle interruzioni di gravidanza, intorno alle 40mila all’anno. Con le riforme in senso più permissivo degli anni successivi – in particolare la legge di Zapatero del 2010, che sanciva la libera scelta della madre – gli aborti sono saliti ai 110mila all’anno.

La nuova legge proposta dal ministro della Giustizia, Alberto Ruiz-Gallardon, è stata criticata sia dalle femministe, sia da molti antiabortisti che la ritengono ancora troppo debole. Io stesso ritengo si possa migliorarla, inserendo, ad esempio, come nella nostra Legge 40, una clausola che tutela l’embrione come soggetto di diritto.

Tuttavia ogni innovazione che riduca il male è positiva. L’approvazione di questa legge è un sintomo di un risveglio delle coscienze in Europa, quindi questo cambiamento va sostenuto. Al contrario affermare la libertà assoluta della donna è far passare il concetto che l’embrione è una “cosa”.

In Francia, al contrario, non solo si vuole sancire il diritto all’aborto, ma si vuole sanzionare – anche con il carcere – chi si batte per impedirlo…

Carlo Casini: Un fatto come questo dimostra ancora una volta come la politica sia importante. Si tende a mettere la questione della vita fuori dalla politica, a dire che i problemi veri sono altri: la disoccupazione, la mancanza di sviluppo dell’economia, ecc. Tutti temi giusti ma la difesa della vita è una questione non meno politica e tutt’altro che “periferica”. Quando c’è una guerra, ci sono i morti: la prima cosa da fare è cessarla ed evitare questi morti. Stesso discorso quando arrivano i barconi di immigrati dall’altra sponda del Mediterraneo: evitare che ci siano naufragi e morti. Quindi, quando si dice che il bambino non nato è uno di noi e constatiamo che ogni anno nel mondo ci sono ogni anno milioni di vittime innocenti, la politica deve avere voce in capitolo.

Lancio un grido d’allarme anche per l’Italia: state attenti a come votate e a quale partito scegliete. Se amate la vita, non potete mandare a rappresentarvi, persone che sono contro la vita.

Quanto alla Francia bisognerà fare una serie di azioni di “illuminazione” e di resistenza e, in tal senso, mi sembra che ci siano dei segnali positivi: è già cominciata una presenza di popolo con la resistenza contro la legge Taubira sul matrimonio omosessuale, la Manif Pour Tous ha riempito le piazze come mai prima d’ora.

Anche per quanto riguarda il diritto alla vita, la tradizionale Marcia per la Vita quest’anno ha radunato più di 40mila persone a Parigi: vuol dire che c’è un risveglio delle coscienze. Dal male può nascere anche il bene. Io spero che anche in Francia – che su questi temi sembrava addormentata - ci sia un risveglio e che si riesca ad impedire che in questo paese l’aborto sia considerato un diritto.