"Il domani avrà un volto nuovo se rifletterà la nostra speranza"

Il discorso alla città di Milano del cardinale Scola in occasione di Sant'Ambrogio

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MILANO, mercoledì, 7 dicembre 2011 (ZENIT.org) – In occasione del suo primo discorso alla città, alla vigilia della festa patronale di Sant’Ambrogio, il cardinale arcivescovo di Milano, Angelo Scola, ha trattato in particolare della crisi economica, ricordando che anche il patrono milanese visse un’epoca tormentata e di grandi cambiamenti.

Scola ha iniziato il proprio discorso con un omaggio al proprio predecessore Giovanni Battista Montini, che il 6 dicembre 1962, sei mesi prima di diventare papa Paolo VI, invitava i milanesi a non contrapporre la realtà del sacro e quella del profano che avrebbero dovuto “tributarsi reciprocamente riverenza e stima” avendo come fine comune ultimo “il bene dell’uomo”.

Le parole di Montini, secondo il suo successore, sono “di grande attualità” non solo per la Diocesi di Milano ma “a livello nazionale e globale”.

Consapevole “dell’orizzonte in cui va posto ogni intervento del magistero ecclesiale”, il cardinale Scola ha detto di sentirsi chiamato, come vescovo, a porgere ai cristiani il suo insegnamento su quelle questioni “di principio che concernono il senso (significato e direzione) della vita umana”.

Ci sono dunque principi non negoziabili – relativi al matrimonio e alla famiglia, alla nascita e alla morte, alla giustizia sociale – in cui la chiesa non può “tacere”, poiché “l’insegnamento dei Vescovi va oltre i confini della Chiesa” e “può favorire un utile confronto per tutta la polis”, al di là delle diverse visioni del mondo.

In questo senso la figura di Sant’Ambrogio è emblematica in quanto il patrono milanese, “uomo di stato e di governo – ha proseguito Scola - che pose le sue competenze al servizio della Chiesa, operò secondo gli studiosi in un’epoca di angoscia per i mutamenti radicali e continui, sotto la pressione dei popoli barbari, per le incertezze e per le difficoltà dell’economia a causa di carestie e guerre”.

Pur tra tutte le difficoltà dell’epoca, Ambrogio seppe “richiamare i fedeli alla lealtà verso l’autorità civile” e seppe sollecitare quest’ultima “al dovere di garantire piena libertà ai cittadini”.

Il patrono di Milano fu particolarmente sensibile a problematiche già attuali nel IV secolo come l’assistenza agli immigrati, ai poveri e ai malati. Il suo impegno pastorale si caratterizza per la “ferma condanna dell’aborto” e per una valorizzazione, “profetica per il suo tempo, del ruolo della donna”.

Parlando di crisi economica e finanziaria, essa va interpretata “in termini di travaglio e transizione”, ha osservato il cardinale Scola. Si tratta di qualcosa di paragonabile ai doglie del parto (cfr. Gv 16,21), in cui tutte le persone coinvolte devono impegnare la propria “energia personale e comunitaria”, così come la partoriente deve impiegare tutte le sue energie per nascere il proprio figlio.

“Il domani avrà un volto nuovo se rifletterà la nostra speranza”, ha aggiunto il porporato. Il nucleo del problema non sta esclusivamente nel declino dell’etica economica o nello strapotere della finanza sull’economia reale; infatti “la radice patologica della crisi sta nella mancanza di fiducia e di coesione” e se ne esce “solo insieme, stabilendo la fiducia vicendevole”.

L’epoca che viviamo, impone “l’accettazione, da parte di tutti i cittadini, dei sacrifici”, con il contributo di tutti “come succede in una famiglia”. E soprattutto “in tempi di grave emergenza ogni membro è chiamato, secondo le sue possibilità, a dare di più”.

Il cardinale Scola ha poi ricordato che lo “sviluppo integrale” (così come inteso da papa Benedetto XVI nella Caritas in Veritate) “non si misura solo con la pur indicativa crescita del PIL”, né l’uomo può ridursi a puro “homo oeconomicus, preoccupato esclusivamente di massimizzare il profitto”.

Inoltre, la laicità delle istituzioni civili, la loro indipendenza dal potere politico, poi, rischia di tramutarsi in “indifferenza”, nella “perniciosa rinuncia a far emergere la valenza antropologica ed etica necessaria per affrontare i contenuti concreti dell’azione sociale, politica ed economica”.

Parlando ancora di crisi economica e dei comportamenti socio-antropologici che essa mette in discussione, l’arcivescovo di Milano, ha rilevato tra questi “la capacità di attendere per la realizzazione di un desiderio; la limitazione dei propri bisogni e il controllo dell’avidità; la cura delle cose invece della loro compulsiva sostituzione; uno sguardo complessivo sulla durata della propria vita e il senso della vita eterna; la solidale condivisione, in nome della giustizia, dei bisogni altrui a cominciare da quelli degli ultimi”.

Si impone quindi “un radicale mutamento degli stili di vita”, non essendo “auspicabile tornare al modus vivendi precedente la crisi”, ha aggiunto.

Parlando della nuova etica del lavoro, Scola promuove “la rivalutazione della responsabilità personale tanto dei lavoratori quanto degli imprenditori, la creazione di nuovi servizi che favoriscano la crescita professionale e affianchino a percorsi di riqualificazione e formazione un sostegno economico e, infine, la valorizzazione e la creazione di spazi di partecipazione”. Senza trascurare l’opportunità che “i lavoratori abbiano parte agli utili di impresa”.

La finanza, da parte sua, è “un patto potente e delicato” e un suo “appiattimento sul breve periodo”, accompagnato dalla “spersonalizzazione dei rapporti finanziari” è qualcosa che non paga.

Ulteriori accenni sono stati dedicati dal cardinale Scola alla questione del decremento demografico, alle problematiche giovanili e della terza età, alla povertà e all’emarginazione.

L’immigrazione, secondo il vescovo di Milano, è un tema che va trattato con “magnanimità ed equilibrio” in cui “non si deve sottovalutare l’importanza del dialogo interreligioso e interculturale”.

Il Cardinale Scola ha concluso il discorso alla città, accennando al VII Incontro Mondiale delle Famiglie in programma a Milano dal 30 maggio al 3 giugno 2012, un evento che “avrà delle positive ricadute su tutta la società milanese e lombarda” e che, accogliendo migliaia di famiglie, “mostrerà come la partecipazione alla stessa fede favorisca l’integrazione”.