“Il film non è antisemita ed è una valida predicazione del Vangelo”, afferma un padre gesuita

Intervista al traduttore in latino e aramaico del copione de “La Passione”

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ROMA, domenica 21 marzo 2004 (ZENIT.org).- Padre William J. Fulco, docente di Culture mediterranee antiche al dipartimento di Archeologia classica della Loyola Marymount University di Los Angeles, ha conosciuto, negli ultimi tempi, una rapida notorietà dopo aver prestato le proprie conoscenze linguistiche, traducendo in latino e aramaico il copione del film “La Passione di Cristo” di Mel Gibson.



Intervistato da “Io donna”, il supplemento femminile del Corriere della Sera (n.12, 20 marzo 2004), in merito alle polemiche su un presunto antisemitismo, ha detto: “Chiunque abbia visto il film sa che queste critiche sono ingiustificate. (...) Sono convinto che il film non sia antisemita e che non sia stato un errore farlo perché è un buon film. Penso che rappresenti una valida predicazione del Vangelo”.

In merito al valore religioso del film, Fulco ha spiegato “La passione di Cristo nella storia del cinema è stata ridotta a mero simbolo e Gesù è stato sempre visto come un bel ragazzo californiano dagli occhi blu”.

“Se la fase della predicazione è stata raccontata piuttosto bene, la Passione la Morte, la Resurrezione, sono sfuggite alla rappresentazione perché mettono lo spettatore a disagio, sono una sfida alla fede”, ha precisato il padre gesuita.

“'E tu, chi tu dici che io sia?' Mel ci sbatte in faccia questa domanda di Gesù”, ha affermato Fulton.

Per quanto riguarda il revival nei confronti dell’aramaico che ha fatto seguito all’uscita del film, il padre gesuita ha raccontato: “L’interesse che sto registrando nei confronti dell’aramaico è semplicemente fenomenale”.

“La Cnn ha fatto uno speciale da Ma’alula in Siria sull’aramaico moderno e ogni giorno ricevo 10-12 e-mail di studenti e insegnanti su questo argomento, insieme con due-tre richieste al giorno di studenti che vogliono iscriversi ai corsi di aramaico”.

“I Cristiani dell’est, gli ‘assiri’ che usano l’aramaico come lingua della liturgia e parlano nella vita di tutti i giorni un moderno dialetto aramaico mi hanno sommerso di messaggi di gratitudine per aver risvegliato questo interesse”, ha concluso Fulton.