“Il film non è certo antisemita ma antisannita”, afferma un parroco

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ROMA, martedì 6 aprile 2004 (ZENIT.org).- Mentre si fa sempre più vicina la data di uscita del film di Mel Gibson, “La Passione di Cristo” si moltiplicano i commenti di sacerdoti e prelati.



Il quotidiano il “Corriere della Sera” (6 aprile 2004) riporta che don Pasquale Mainolfi, parroco di San Gennaro a Benevento, ha prenotato un’intera sala cinematografica per la sua comunità. Alla visione parteciperà anche l’Arcivescovo monsignor Serafino Sprovieri.

Alla domanda se il film può suscitare sentimenti antisemiti, don Pasquale ironizzando ha risposto: “L’ho detto e lo ripeto: questo film non è certo antisemita, semmai è antisannita, visto come ci trattano male Ponzio Pilato”.

Don Pasquale ha ricordato la leggenda secondo cui Ponzio Pilato fosse chiamato in realtà Ponzio Telesino, da Telese un paese del Sannio, nei pressi di Benevento.

Intervistato sullo stesso argomento Monsignor Domenico Sigalini, vice assistente dell’Azione cattolica ha commentato: “Questo film l’ho già visto diverso tempo fa e mi è piaciuto: la Passione di Gesù Cristo l’ho sempre pensata così, violenta in questa maniera. E credo che in questi anni l’abbiamo edulcorata un pò troppo”.

In merito alle tante polemiche scatenate intorno al film di Gibson, monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, intervistato dal quotidiano “la Repubblica” (6 aprile 2004), ha detto: “Non lo ritengo antisemita. Ci sono altri film che mi hanno ferito. 'Jack lo Squartatore', ad esempio, è proprio antisemita, è pieno di continui improperi contro gli ebrei. Mi meraviglio che sia uscito”.

E poi, ha continuato sempre il monsignore: “Credo che i rapporti cristiano-ebraici possano proseguire in spirito di amicizia e che la ricerca della verità ci possa portare a conoscere meglio i fatti relativi al processo a Gesù. Nel 2003 ho organizzato sul tema un convegno alla Lateranense, a cui ha partecipato in tutta serenità Amos Luzzatto esponendo le tesi rabbiniche sul processo a Gesù”.

In merito al rapporto tra la produzione cinematografica e i sentimenti religiosi, il rettore della Lateranense ha precisato: “Ci sono stati film sui quali nessuno né in Europa né in America né a Hollywood ha dichiarato che erano anticattolici! ‘L´ultima tentazione’ di Scorzese era blasfema ma nessuno negli ambienti non cattolici si è mosso per distanziarsi da un´opera del genere”.

Secondo Fisichella: “Il film di Gibson è la riflessione di un credente sui passi fondamentali del Vangelo”.