Il futuro del femminismo

Una conferenza analizza il cammino seguito dalle donne

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ROMA, venerdì, 22 dicembre 2006 (ZENIT.org).- Il 15 dicembre scorso, la docente di Diritto di Harvard Mary Ann Glendon – Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali – è giunta a Roma per intervenire a Palazzo Colonna ad un dibattito con Lucetta Scaraffia, professoressa dell’Università La Sapienza.



Il tema della conferenza, organizzata dal Centro di Orientamento Politico, era “Femminismo e Chiesa cattolica”. Uno degli elementi più stimolanti dell’incontro è stato quello di mettere a confronto l’idea italiana e quella americana di femminismo.

La professoressa Scaraffia, che insegna Storia Contemporanea, ha aperto i lavori con una visione storica del ruolo delle donne nella Chiesa. Contrariamente all’opinione comune, ha affermato, è stato il cristianesimo a liberare le donne dallo status di second’ordine in cui erano relegate nel mondo pagano.

Dall’esempio e dall’insegnamento di Gesù passando per le numerose vite di donne sante, la Chiesa ha dimostrato storicamente un grande rispetto per l’importanza e la dignità delle donne.

E' negli ultimi due secoli che sono sorti fraintendimenti e differenze che hanno portato le donne a sentire come se la Chiesa non potesse o non volesse comprenderle.

Gli anni più recenti, ad ogni modo, hanno portato una corrente positiva nei rapporti tra donne e Chiesa, soprattutto con il Concilio Vaticano II e il pontificato di Giovanni Paolo II.

Pur affermando che non ci sono abbastanza donne nelle posizioni più elevate della Chiesa, la professoressa Scaraffia ha detto di credere in una “nuova alleanza” che potrebbe nascere tra la Chiesa e le donne di oggi.

La professoressa Glendon ha concordato con la posizione della Scaraffia ed ha trattato il tema dell'eredità del femminismo degli anni Sessanta, spiegando che il mondo di oggi si trova a dover far fronte a nuove sfide riguardanti le donne nella società: la maggiore partecipazione delle madri nella forza-lavoro, la rivoluzione sessuale e l’allarmante proporzione di famiglie povere guidate da una donna.

La Glendon ha ricordato anche le origini demografiche del femminismo degli anni ‘60 negli Stati Uniti, sottolineando la rabbia che lo provocò. Quelle femministe mostravano una peculiare e paradossale combinazione di “odio per gli uomini e caccia all’uomo”.

Per ottenere sostegni, realizzarono quello che la Glendon ha abilmente descritto come un “patto faustiano” con l’industria dell’aborto, le organizzazioni omosessuali e i gruppi per il controllo della popolazione.

Le femministe radicali ricevettero fondi e ampia copertura mediatica da parte dei loro nuovi alleati, inclusa la Playboy Foundation, e persero il contatto con le donne normali.

Le femministe aspiravano ad un mondo “unisex” in cui ci fosse la più stretta uguaglianza tra i sessi, mentre la maggior parte delle donne stava iniziando a chiedersi perché i loro “portavoce” non fossero minimamente interessati alle loro preoccupazioni di conciliare famiglia e lavoro.

Nonostante molti patti oscuri e il fondamentalismo dei femminismi passati, la Glendon ha notato una nuova tendenza positiva. Al giorno d’oggi, la maggior parte delle donne si è allontanata dal femminismo radicale e, allo stesso tempo, la Chiesa ha compiuto passi in avanti.

Come mai prima, la formazione dei seminari prepara i sacerdoti a saper affrontare i problemi e le domande delle donne. Al massimo livello, Papa Giovanni Paolo II ha dato il via ad un nuovo corso nei rapporti con le donne attraverso i suoi insegnamenti e il suo esempio personale.

La professoressa Scaraffia ha proposto che la soluzione alla questione del femminismo nella Chiesa trovi soluzione nell'assegnazione, ad un numero maggiore di donne, di posizioni decisionali all'interno della Chiesa stessa.

Uno dei momenti più divertenti del dibattito è stato quello in cui una donna del pubblico ha chiesto quando una donna sarebbe stata posta alla guida di qualcosa in Vaticano, e i tre Cardinali presenti hanno indicato la professoressa Glendon.

La docente di Diritto di Harvard ha concluso affermando che permane un certo “clericalismo” implicito che ostacola la possibilità che le donne occupino alcune posizioni nelle parrocchie, mentre l’opera di evangelizzazione del mondo secolare viene trascurata.