Il futuro di cui tutti abbiamo bisogno

Il cardinale Scherer, Capo Delegazione della Santa Sede, interviene alla Conferenza delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile a Rio de Janeiro

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CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 25 giugno 2012 (ZENIT.org) - Riportiamo di seguito l’intervento che l’Em.mo Card. Odilo Pedro Scherer, Capo Delegazione della Santa Sede, Inviato Speciale del Santo Padre, ha pronunciato venerdì 22 giugno a Rio de Janeiro (Brasile) nel corso della Conferenza delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile.

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Signora Presidente,

Eccellenze,

Signore e Signori,

La mia delegazione ringrazia vivamente il governo del Brasile per aver ospitato questa importante Conferenza sullo sviluppo sostenibile, esprime gratitudine al popolo del Brasile per la loro calda ospitalità, ed è lieta di partecipare a questa riunione dei rappresentanti della comunità internazionale in questo momento significativo per la storia umana.

Ora è il momento opportuno per affrontare le numerose minacce alla famiglia umana e alla sua casa terrena, rappresentate dal persistere dell'ingiustizia della fame, dalla povertà e dal sottosviluppo che continuano ad affliggere le nostre società. È ferma speranza della Santa Sede che tale opportunità possa fornire l'occasione di mettere da parte, una volta per tutte, l'ermeneutica del sospetto rafforzata da un auto-interesse egoistico e dal protezionismo, a favore di una vera solidarietà tra noi, specialmente con i poveri. Questo è il momento di impegnarci per una più giusta distribuzione dei beni che abbondano in questo mondo e al perseguimento di uno sviluppo più integrale che corrisponda alla dignità di ogni essere umano.

Per la Santa Sede, ciò significa innanzitutto mantenere il corretto rapporto dei mezzi fino alla fine. In piedi al centro del mondo creato c’è la persona umana, e quindi anche al centro dello sviluppo sostenibile, come affermato dal Primo Principio di Rio. Ogni singola vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, è di pari valore e dignità.

Ogni nuovo modello di sviluppo, come la "green economy", deve essere ancorato e permeato da quei principi che sono alla base della promozione effettiva della dignità umana, vale a dire: la responsabilità, anche quando le modifiche devono essere apportate ai modelli di produzione e consumo; promozione e condivisione del bene comune; l'accesso ai beni primari, compresi i beni essenziali e fondamentali come la nutrizione, la salute, l'istruzione, la sicurezza e la pace; la solidarietà di portata universale, in grado di riconoscere l'unità della famiglia umana; la salvaguardia del creato legata alla equità intergenerazionale; la destinazione universale dei beni e dei frutti delle imprese umane e il principio di sussidiarietà di accompagnamento, che consente alle autorità pubbliche di operare in maniera efficace, a tutti i livelli, per il sollevamento della comunità e di ogni singola persona.

Ciò è molto più marcato nelle relazioni internazionali in cui l'applicazione di questi principi tra gli Stati favorisce il necessario trasferimento della tecnologia, la promozione di un sistema commerciale globale inclusivo ed equo, il rispetto degli obblighi in materia di aiuti-per-lo-sviluppo, e la determinazione di strumenti finanziari nuovi e innovativi che pongono la dignità umana, il bene comune, e la salvaguardia dell'ambiente al centro delle attività economiche.

Il ruolo unico e fondamentale della famiglia - gruppo indispensabile per l’unità della società secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani - merita qui una menzione speciale, perché l'educazione e lo sviluppo iniziano dalla famiglia, dove vengono trasmessi tutti questi principi e assimilati poi dalle generazioni future, affinché assumano le proprie responsabilità nella società.

Il diritto all'acqua, il diritto al cibo, il diritto alla salute e all'istruzione sono intrinsecamente legati al diritto alla vita e allo sviluppo. Perciò dobbiamo avere il coraggio di affermare, e allo stesso tempo di salvaguardare la realtà evidente, che questi diritti sono al servizio della persona umana. Il rischio di offuscare questo corretto rapporto si nota particolarmente nel caso del diritto alla salute, dove la promozione si può osservare che una certa concezione della salute minaccia profondamente la dignità della persona umana. Imporre la morte alle vite umane più vulnerabili – cioè quelli che sono al sicuro nel “santuario” del grembo delle proprie madri - non può ragionevolmente essere portato sotto la nomenclatura sanitaria o semplicemente di salute.

Tutto ciò non esegue un vero servizio per un autentico sviluppo umano o il suo apprezzamento, anzi ne costituisce la più grande violazione della dignità umana e di disservizio ingiustificabile perché lo sviluppo, in tutte le fasi della vita, è al servizio della vita umana.

Signora Presidente,

La crisi economica e finanziaria ha rischiato di compromettere i grandi progressi compiuti negli ultimi decenni dello sviluppo tecnologico e scientifico. Impegnarsi in  tali problemi con onestà e coraggio sfiderà la comunità internazionale ad una riflessione rinnovata e approfondita sul senso dell'economia e dei suoi scopi, così come ad un rinnovamento dei modelli di sviluppo che non permetterà che il 'perché' dello sviluppo possa essere sopraffatto dal 'come' urgente di soluzioni tecnologiche.

Tale esame deve comprendere non solo lo stato economico o ecologico di salute del pianeta, ma richiede anche di fare il punto della crisi morale e culturale, i cui sintomi sono ormai evidenti in tutte le parti del mondo. Questo è senza dubbio una sfida complessa da affrontare, ma la Santa Sede sottolinea l'importanza di passare da un modello meramente tecnologico di sviluppo ad un modello integralmente umano, che prende come punto di partenza la dignità e il valore di ogni singola persona. Ciascun membro della società è chiamato ad adottare un atteggiamento professionale con cui assumersi liberamente la responsabilità, in un'autentica solidarietà con tutta la creazione.

Signora Presidente,

In conclusione, signora Presidente, sono le persone ad essere incaricate di amministrare la natura, ma come con tutte le cose umane, la gestione ha necessariamente una dimensione etica. Nell'adempimento di questo diritto e dovere, una solidarietà con gli altri esseri umani, inclusi quelli che devono ancora nascere, è sempre implicita. Questo esige da noi un dovere verso le generazioni future che erediteranno le conseguenze delle nostre decisioni. A questo proposito, la Conferenza offre l'opportunità per i governi di riunirsi in modo da tracciare una rotta per portare avanti lo sviluppo per tutte le persone, soprattutto le più bisognose.

Ancora una volta, signora Presidente, esprimiamo la nostra gratitudine per la leadership del Brasile ad ospitare questa Conferenza, e sinceramente spero che questo aiuterà a promuovere il futuro che di cui tutti noi abbiamo bisogno. Grazie.

[Traduzione dall'inglese a cura di Salvatore Cernuzio]