Il gioco della violenza

Che cosa si nasconde dietro fenomeni giovanili come bullismo e vandalismo?

Roma, (Zenit.org) Carlo Climati | 1030 hits

La normale reazione nei confronti di una scena di violenza dovrebbe essere il disgusto, il rifiuto, una sensazione di orrore. Sembra, però, che i tempi stiano cambiando. La violenza è sempre più presente nei film e nei telefilm. Viene sempre più spesso proposta come una cosa normale, accettabile, con la quale si può convivere.

Pensiamo ai film dell’orrore più recenti, popolati da mostri e maniaci assassini. Spesso certe pellicole non hanno alcun senso. Si riducono, semplicemente, alla monotona esposizione di una serie di omicidi sanguinari e brutali.

Molti di questi film vengono prodotti in lunghe serie, che sembrano non avere mai fine. Il fatto significativo è che il male non viene mai sconfitto definitivamente. Alla fine di ogni storia, il maniaco assassino sembra essere stato sconfitto. Ma poi, ricompare sempre. Risorge ed è pronto ad uccidere di nuovo. Lo ritroveremo, in piena forma, nel film successivo.

Il messaggio lanciato ai giovani attraverso certi spettacoli è chiaro. Spinge a credere che il male non si possa sconfiggere una volta per tutte. E’ un concetto radicalmente anticristiano. L’idea della continua “resurrezione” di certi assassini cinematografici sembra voler prendere il posto della resurrezione annunciata dal Vangelo. Rappresenta la morte della speranza e l’illusione pessimista della costante vittoria del male sul bene. Una vittoria, che a volte, ritroviamo tristemente nella realtà di oggi, che non è più un film ma vita quotidiana.

Giornali e telegiornali raccontano, spesso, episodi di violenza giovanile così spietati da lasciare senza fiato. A volte, certi fatti vengono consumati in una dimensione di vero e proprio “branco”, in cui gruppi di ragazzi agiscono senza rendersi conto della propria brutalità.

C’è un comune denominatore che sembra accomunare i giovani che hanno compiuto atti così feroci: una specie di non-consapevolezza di ciò che è stato fatto. Quasi uno stato di incoscienza, di stupore, di indifferenza: il non rendersi conto che si stava nuocendo a qualcuno.

La triste verità è che la violenza, per alcuni ragazzi, sembra essere diventata un banalissimo gioco. Una specie di “sport estremo”, di divertimento alternativo da praticare senza preoccuparsi troppo.
In questo tipo di atteggiamento ha un ruolo fondamentale l’influenza di certi spettacoli con contenuto brutale e sanguinario che raggiungono facilmente i giovani. Oggi basta accendere la televisione per essere travolti da un’ondata di violenza incessante, presente in numerosi film, telefilm e perfino nei cartoni animati.

Molti ragazzi, purtroppo, assimilano questo tipo di messaggi e non riescono più a rendersi conto della differenza tra realtà e fantasia. Invece di provare disgusto, alcuni giovani si appassionano alla rappresentazione degli omicidi. La vista del sangue non li turba. Anzi, sembra addirittura affascinarli.

E’ il segnale di un rischioso rovesciamento culturale. Viviamo, sempre di più, in un mondo al contrario dove la morte e la violenza si trasformano in strumenti per fare soldi sulla pelle dei giovani.

Tra i fenomeni giovanili più preoccupanti degli ultimi anni c’è sicuramente l’aumento del bullismo. Con questo termine si intende una serie di azioni, ripetute, che hanno lo scopo di creare un dominio psicologico dei più forti nei confronti dei più deboli. A lungo andare, possono trasformarsi in una vera e propria persecuzione e causare danni gravissimi.

Ormai si possono incontrare episodi di bullismo in tutti gli ambienti in cui sono presenti gruppi di giovani: a scuola, in discoteca, nel cortile, sulla spiaggia, in palestra o nei luoghi in cui si pratica sport. Ne sono protagonisti ragazzi sempre più giovani, che si divertono ad esercitare una specie di oscuro potere nei confronti degli altri, attraverso differenti forme di violenza fisica o verbale.

Che cosa si nasconde dietro il fenomeno dell’aumento del bullismo e della violenza giovanile? Perché alcuni ragazzi si comportano come belve insensibili? La risposta a questa domanda possiamo trovarla nel relativismo morale generato dai cattivi spettacoli che vengono proposti alle nuove generazioni. Finché esisteranno film e telefilm violenti non dovremo meravigliarci troppo dei fenomeni di bullismo e di vandalismo.

La non-cultura del relativismo morale, alimentata da certi spettacoli, spinge inevitabilmente a credere che la vita sia una giungla in cui trionfano i più forti. Di conseguenza, i bulli furbetti penseranno di restare impuniti e d’avere vita facile. 

Se i ragazzi continueranno a bere violenza, come se fosse un bicchiere d’acqua, produrranno inevitabilmente prepotenza anche nella loro vita sociale. E’ necessario fare una passo indietro e ripartire da un’autentica educazione dei giovani, basata sul rispetto dell’altro e sulla cultura di una serena convivenza con il prossimo.