Il Giudizio Finale sarà un momento di "profonda gioia"

Durante l'Udienza Generale, papa Francesco ammonisce: se ci chiudiamo all'amore di Gesù, diventiamo "giudici di noi stessi" e ci condanniamo

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 392 hits

La vita eterna e il giudizio finale sono stati oggetto della catechesi di papa Francesco in occasione dell’Udienza Generale di stamattina, tenutasi in piazza San Pietro, in occasione della quale, il Santo Padre ha concluso il ciclo catechetico dedicato al Credo.

Le parole “Credo la vita eterna” riflettono quanto afferma il Vangelo di Matteo (cfr. Mt 25,31-33.46) che annuncia il ritorno di Cristo “nella gloria” e la sua separazione dei giusti dai malvagi.

Quello del Giudizio Finale è “un mistero che ci sovrasta, che non riusciamo nemmeno a immaginare” e che “quasi istintivamente suscita in noi un senso di timore, e magari anche di trepidazione”, ha osservato il Papa.

Una riflessione più attenta su questa realtà, tuttavia, “non può che allargare il cuore di un cristiano e costituire un grande motivo di consolazione e di fiducia”.

Non è un caso che le prime comunità cristiane, nelle loro invocazioni e preghiere, usassero l’espressione “Maranathà” (“vieni Signore!”), che si possono intendere sia come una “supplica”, che come “una certezza alimentata dalla fede”.

È con questa stessa esclamazione che culmina l’Apocalisse di San Giovanni in cui “è la Chiesa-sposa che, a nome dell’umanità, di tutta l'umanità, e in quanto sua primizia, si rivolge a Cristo, suo sposo, non vedendo l’ora di essere avvolta dal suo abbraccio, che è pienezza di vita e di amore”, ha commentato il Pontefice.

L’attesa della venuta finale di Cristo, quindi, vincendo “ogni paura e titubanza”, può lasciare spazio a “una profonda gioia”: in quel momento “verremo giudicati finalmente pronti per essere rivestiti della gloria di Cristo, come di una veste nuziale, ed essere condotti al banchetto, immagine della piena e definitiva comunione con Dio”.

È confortante anche constatare, ha aggiunto il Papa, che “nel momento del giudizio, non saremo lasciati soli”. Alla fine dei tempi sarà proprio Gesù “a preannunciare come, alla fine dei tempi, coloro che lo avranno seguito prenderanno posto nella sua gloria, per giudicare insieme a lui (cfr. Mt 19, 28)”, ha spiegato. Anche San Paolo, da parte sua, afferma: «Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Quanto più le cose di questa vita!» (1Cor 6,2-3).

In quel momento finale, quindi, potremo contare, oltre che su Cristo, “sull’intercessione e sulla benevolenza di tanti nostri fratelli e sorelle più grandi”, ovvero i santi che “già vivono al cospetto di Dio, nello splendore della sua gloria pregando per noi che ancora viviamo sulla terra”.

Essendo una madre, la Chiesa “cerca il bene dei suoi figli, soprattutto quelli più lontani e afflitti, finché troverà la sua pienezza nel corpo glorioso di Cristo con tutte le sue membra”.

Il Santo Padre ha poi ricordato che il “giudizio finale è già in atto, incomincia adesso nel corso della nostra esistenza” ed è “pronunciato in ogni istante della vita, come riscontro della nostra accoglienza con fede della salvezza presente ed operante in Cristo, oppure della nostra incredulità, con la conseguente chiusura in noi stessi”.

Se “ci chiudiamo all’amore di Gesù, che è più forte di tutte le altre cose, siamo noi stessi che ci condanniamo”, ha sottolineato il Papa.

Il Suo amore è “grande”, “misericordioso” e “perdona” ma è necessario “pentirsi, accusarsi delle cose che non sono buone”, per aprirsi a Lui.

Altrimenti siamo noi a “diventare in un certo senso giudici di noi stessi, autocondannandoci all’esclusione dalla comunione con Dio e con i fratelli”.

Già in questa vita, dunque, non dobbiamo stancarci “di vigilare sui nostri pensieri e sui nostri atteggiamenti, per pregustare fin da ora il calore e lo splendore del volto di Dio - e ciò sarà bellissimo - che nella vita eterna contempleremo in tutta la sua pienezza”, ha quindi concluso papa Francesco.