Il governo egiziano al fianco dei Copti

Il Consiglio dei Ministri ha decretato i Fratelli Musulmani "un'organizzazione terroristica"

Roma, (Zenit.org) Valentina Colombo | 337 hits

Il 25 dicembre 2013 il Consiglio dei Ministri egiziano ha dichiarato ufficialmente i Fratelli musulmani “un’organizzazione terroristica”. Non solo: ha anche chiarito che avrebbe combattuto chiunque, singola persona o organizzazione, avesse appoggiato con scritti, parole, azioni la Fratellanza.

Una decisione assunta a seguito dell’ondata di attacchi, manifestazioni violente e attentati che hanno messo a repentaglio la sicurezza interna del paese dal momento in cui, a seguito della petizione popolare sottoscritta da oltre 25 milioni di abitanti in cui si chiedeva l’allontanamento del presidente della “Fratellanza”, Mohammed Morsi, le forze armate hanno preso le redini del paese.

A partire dal giorno di Natale sono state chiuse una ottantina di scuole gestite dal movimento fondato da Hasan al-Banna nel 1928, è continuata la repressione delle manifestazioni che hanno visto attaccare le università egiziane nel periodo di esame e sono continuati gli arresti di affiliati ufficialmente o meno ai Fratelli musulmani.

In questo contesto, più volte i copti sono stati additati come gli ispiratori della decisione e conniventi con il governo, definito nei comunicati ufficiali della Fratellanza come “terrorista”, quindi non degno di essere rispettato, obbedito, ma soprattutto governo che deve essere abbattuto così come i suoi alleati.

A riguardo non va dimenticato che, nel luglio 2013, fu in presenza del grande Shaykh di Al-Azhar Ahmed al-Tayyeb, del Papa copto Tawadros II e del leader dell’opposizione El Baradei, unitamente ai rappresentanti del movimento Tamarrod e dell’esercito, che il generale El Sisi annunciò alla popolazione la roadmap del dopo Morsi.

Furono costoro ad approvare la scelta come presidente ad interim di Adli Mansur, presidente della Suprema Corte costituzionale. Non stupisce, quindi, che, nell’ottica dei Fratelli musulmani, sia Al-Azhar, il cui ateneo è stato messo a ferro e fuoco dai manifestanti, sia la Chiesa copta vengano considerati i complici del “golpe” militare.

È altrettanto evidente che se Al-Azhar, in quanto istituzione islamica riconosciuta a livello internazionale da tutti i musulmani, gode di visibilità e quindi di una certa immunità, la Chiesa copta rappresenta una minoranza da sempre discriminata e attaccata e che quindi è fisiologicamente più vulnerabile.

Ebbene, il governo egiziano pare abbia compreso appieno la necessità di dare alla popolazione, in modo particolare all’estremismo islamico, segnali forti volti a sottolineare il proprio impegno a proteggere i copti in quanto egiziani a pieno diritto e non più minoranza da proteggere in cambio di sottomissione e silenzio.

Già nel dicembre scorso con la pubblicazione del testo della nuova costituzione si era intuita la direzione intrapresa. La menzione nel preambolo del fatto che “Nostra Signora la Vergine Maria” e suo figlio fossero stati accolti dal popolo egiziano rappresentava di per sé una svolta, significava ricostruire la memoria storica che sola può riportare a inserire la cristianità come uno degli elementi costitutivi dell’identità egiziana.

Sabato 5 gennaio, il presidente ad interim Adli Mansur si è recato a fare visita, ufficialmente, a Papa Tawadros II presso la Cattedrale di San Marco ad Abbasiyya, sede papale al Cairo, per rivolgere gli auguri per l’imminente Natale ortodosso, che ricorre il 7 gennaio. Nessun presidente prima di lui ha compiuto questo gesto.

Un evento storico, una rivoluzione copernicana. Un evento che è più importante dal punto di vista storico e simbolico di quando Gamal Abd al-Nasser il 24 luglio 1965 depose la prima pietra della Cattedrale e, il 15 giugno 1968, la inaugurò durante il pontificato di Papa Kirillos VI.

Durante la visita Mansur ha ribadito che “l’unione tra i figli della nazione, musulmani e cristiani, resterà salda e i cuori continueranno a battere all’unisono. […] continueremo ad essere una nazione unita che nessuno potrà mai dividere”.

Dal canto suo, Papa Tawadros ha accolto il presidente con le seguenti parole: “Diamo il benvenuto a Sua eccellenza, siamo felici di questa visita che ci onora. Sua eccellenza lei è a casa Sua e in un luogo che è Suo. I sentimenti benevoli e l’affetto tra le istituzione del paese è un bel messaggio per la gente”.

Un comunicato della Presidenza egiziana ha in seguito sottolineato che Mansur “ha voluto rivolgere di persona gli auguri ai fratelli cristiani presso la sede papale, per esprimere la gratitudine da parte della nazione per il ruolo svolto dai copti nell’affrontare i tentativi di diffondere la lacerazione e la rottura tra gli egiziani, nell’affrontare il terrorismo che non distingue tra musulmani e cristiani, tra moschee e chiese”.

Ha perfettamente ragione l’intellettuale copto Medhat Bishay quando ha dichiarato alla televisione satellitare Al Arabiya che “la visita del presidente alla cattedrale è un chiaro messaggio ai Fratelli musulmani, ai loro alleati e un messaggio al futuro”. Un messaggio che ha voluto sottolineare che i cristiani sono egiziani a tutti gli effetti, così come esplicita la nuova costituzione.

Non v’è dubbio che la mossa del presidente egiziano sia stata anche politica, un messaggio ai salafiti che pur schierandosi contro la Fratellanza e a favore della nuova costituzione, hanno ribadito negli ultimi giorni che i musulmani non devono rivolgere gli auguri ai non musulmani.

La visita del 5 gennaio è sfociata in un altro segnale forte e coraggioso dei principali esponenti del governo, dell’esercito e della società civile, tra cui il Ministro della difesa, il Ministro del Commercio, il presidente della Commissione dei Cinquanta e tanti altri.

Ebbene, il 7 gennaio, Natale ortodosso e triste ricorrenza di attentati contro la Chiesa copta, hanno presenziato alla Messa presso la Cattedrale di San Marco. Una sorta di cordone di sicurezza che si è stretto intorno alla comunità copta che per la prima volta in epoca recente si sarà sentita ufficialmente “egiziana”.

Un cordone di sicurezza che è stato uno dei gesti più significativi sulla via della lotta al terrorismo che si manifesta sia con le leggi e la repressione, ma anche con l’esempio e con la mano tesa verso chi, come i copti, ha costruito la storia dell’Egitto molto prima della distruzione portata dai Fratelli musulmani.