Il grande Gatsby

Dal clamoroso successo letterario di Francis Scott Fitzgerald, il fedele adattamento cinematografico di Baz Luhrmann in chiave moderna e poetica

Roma, (Zenit.org) Sabrina Tomarro | 410 hits

Il regista e sceneggiatore australiano Baz Luhrmann, sceglie di portare sul grande schermo l’opera  di Francis Scott Fitzgerald: ”Il grande Gatsby”, decretata un mito letterario sin dalla sua prima edizione nel 1925 per la narrativa americana, e stimato come libro più venduto  e letto a livello internazionale.

Il film è alla quarta trasposizione cinematografica  (la prima era una versione muta del 1926), ed è stata dichiarata dai critici come la più fedele al libro, anche se si concede delle libertà creative nei dialoghi e nell’ andamento della storia , ed è presente una spettacolare ed originale scenografia, inserendo musiche pop-moderne e l’utilizzo del 3D per enfatizzare alcune sequenze che sono caratteristiche che contradistinguono il cinema di Luhrmann.

La storia inizia raccontando le umili e tristi origini del protagonista, James Gatz, che si ribella al suo status sociale abbandonando la sua terra, con una nuova identità, che sarà infatti Jay Gatsby, e con astuzia ed inganni entrerà a far parte di una ricca famiglia che lo trasformerà in un perfetto dandy, avvezzo ai valori superficiali e sfarzosi nel periodo d’oro dell’epoca del  progresso americana.

Per il ruolo del protagonista, Luhrmann si avvale di una sua vecchia conoscenza, dirige infatti, per la seconda volta, Leonardo Di Caprio, con il quale aveva lavorato precedentemente nel 1996, in ”Romeo + Giulietta”, affidandogli la parte principale di Gatsby.

Di Caprio affiancato anche da volti noti e dotati di particolare bravura, come Tobey Maguire (Nick Carraway) e da Carey Mulligan (Daisy) ,la quale ha raccolto numerosi consensi da parte di critica e di pubblico per la sua eccellente interpretazione, fanno di questo film, un piccolo capolavoro.

Naturalmente il vero e imprescindibile asse della vicenda è l’amore che scuote il protagonista dalla certezza che l’effimera felicità sia rappresenta dalla potenza della ricchezza, e ricongiungendolo quindi ai valori più autentici e nobili, come la bellezza del suo puro e ricambiato innamoramento.

E anche se la guerra, gli anni trascorsi lontani e finanche un matrimonio e una figlia, sembrino avversità per il suo amore, Gatsby non cessa mai di credere in esso e perseguire nel sogno di realizzarlo.

Ma purtroppo sin dall’inizio, né la sontuosa villa acquistata di fronte la dimora di Daisy e destinata a delle feste per incontrarla e né i successivi tentativi dopo aver riallacciato una rinnovata relazione con lei, lo condurranno al coronamento del suo desiderio. Sfortunatamente non ci sarà un lieto fine alla loro storia.

Seppur il libro come nel film, siano dominati prevalentemente da toni drammatici, e che sembri che a vincere sia unicamente il modello di vita fazioso ed indifferente che i ricchi riservino all’umanità in generale, Gatsby non è l’eroe che muore solo e abbandonato. Lui crede nella forza nei sogni, nella volontà di persuaderli, di inseguirli anche solo  toccarli con il semplice gesto della mano. Proprio come compie alla fine del pontile mentre guarda da lontano la casa di Daisy, la luce verde del faro, che rappresenta la stella della speranza in un futuro migliore.