Il lavoro come Missione

Il lavoro e lamore sono i modi in cui lumanità costruisce le civiltà

| 833 hits

di San Josemaría Escrivá

ROMA, lunedì, 30 aprile 2012 (ZENIT.org).- Ricordando ai cristiani le parole meravigliose del libro della Genesi – dove si dice che Dio creò l’uomo perchè lavorasse – abbiamo fatto attenzione all’esempio di Cristo, che trascorse quasi tutta la sua esistenza terrena nel lavoro di artigiano, in un villaggio. Noi amiamo questo lavoro umano che Egli adottò come condizione di vita, che coltivò e santificò. Noi vediamo nel lavoro, nella nobile fatica creatrice degli uomini, non solo uno dei valori umani più elevati, lo strumento indispensabile per il progresso della società e il più equo assetto dei rapporti degli uomini, ma anche un segno dell’amore di Dio per le sue creature e dell’amore degli uomini fra di loro e per Dio: un mezzo di perfezione, un cammino di santità. Per questo, l’unico scopo dell’Opus Dei è sempre stato quello di contribuire a far sì che nel mondo, in mezzo alle realtà e alle aspirazioni temporali, ci siano uomini e donne di ogni razza e condizione sociale intenti ad amare e servire Dio e gli uomini nel lavoro quotidiano e per mezzo di questro lavoro. 
Colloqui, 10

Dignità di qualsiasi lavoro

Il lavoro professionale — qualunque esso sia — diventa la lucerna che illumina i vostri amici e colleghi. Ripeto pertanto ai soci dell'Opus Dei, e l'affermazione vale anche per tutti voi che mi ascoltate: se mi dicono che Tizio è un buon figlio mio — un buon cristiano —, ma un cattivo calzolaio, che me ne faccio? Se non si sforza di imparare bene il suo mestiere, o di esercitarlo con cura, non potrà santificarlo né offrirlo al Signore; perché la santificazione del lavoro quotidiano è il cardine della vera spiritualità per tutti noi che — immersi nelle realtà terrene — siamo decisi a coltivare un intimo rapporto con Dio.
Amici di Dio, 61

Identica qualifica e riconoscimento professionale

Qualsiasi lavoro professionale richiede una formazione previa e lo sforzo costante per elevare il livello di questa preparazione e per aggiornarla in rapporto alle circostanze sempre nuove. Questa esigenza rappresenta un dovere del tutto speciale per coloro che aspirano a posti direttivi della società: essi infatti sono chiamati a svolgere un servizio della massima importanza, dal quale dipende il bene di tutti. 
Una donna dotata della necessaria preparazione deve poter trovare aperti tutti gli sbocchi alla vita politica, a tutti i livelli. In questo senso, non si possono indicare alcune attività specifiche riservate solo alle donne. 
Colloqui, 90

Ipoteca sociale della ricchezza

Tutti gli uomini e tutte le donne — e non solo quelli materialmente poveri — hanno l’obbligo di lavorare; la ricchezza o una situazione economica agiata non sono che un segno del fatto che si è maggiormente obbligati a sentire la responsabilità dell’intera società.

Colloqui, 111

Il lavoro costruisce la società
La stragrande maggioranza dei soci sono laici, comuni cristiani; la loro condizione è avere una professione, un mestiere, un’occupazione, spesso assorbente, con cui si guadagnano la vita, sostengono la famiglia, contribuiscono al bene comune, realizzano la loro personalità. 
E la vocazione all’Opus Dei viene a confermare tutto questo; tanto è vero che uno dei segni essenziali della vocazione è proprio l’impegno di voler restare nel mondo e di svolgere un lavoro quanto più perfetto possibile — tenendo conto, come dicevo, delle proprie imperfezioni personali — sia dal punto di vista umano che dal punto di vista soprannaturale. Un lavoro, cioè, che contribuisca effettivamente all’edificazione della città terrena (e che sia fatto quindi con competenza, con spirito di servizio) e alla consacrazione del mondo (e che pertanto sia santificante e santificato).
Colloqui, 70

Successi e insuccessi

Ma riprendiamo il filo del discorso. Vi stavo dicendo che potete pur ottenere i successi più spettacolari in campo sociale, nella vita pubblica, nella professione, ma se trascurate la vostra vita interiore e vi allontanate dal Signore, avrete fallito clamorosamente.
Amici di Dio, 12

Devi essere vigilante, perché i tuoi successi professionali o i tuoi insuccessi — che verranno! — non ti facciano dimenticare, neanche solo per un momento, qual è il vero fine del tuo lavoro: la gloria di Dio!
Forgia, 704

La vera efficacia del lavoro la dà l’amore 

Mi piace molto ripetere — perché ne ho buona esperienza — questi versi non eccelsi, ma molto espressivi: Mi vida es toda de amor / y, si en amor estoy ducho, / es por fuerza del dolor, / que no hay amante mejor / que aquél que ha sufrido mucho. (La mia vita è tutta d'amore / e, se in amore sono esperto, / è a forza di dolore, / perché non c'è amante migliore / di chi ha molto sofferto). Impégnati nei tuoi doveri professionali per Amore: porta tutto a buon fine per Amore, insisto, e potrai sperimentare — proprio perché ami, anche se devi assaporare l'amarezza dell'incomprensione, dell'ingiustizia, dell'ingratitudine e perfino dell'insuccesso umano — le meraviglie che il tue lavoro produce. Frutti succosi, semi di eternità!
Amici di Dio, 68

Il lavoro come missione

La vocazione accende in noi una luce che ci fa riconoscere il senso della nostra esistenza. La vocazione ci convince, con la luminosità della fede, del perché della nostra realtà terrena. Tutta la nostra vita, quella presente, quella passata e quella che verrà, acquista un nuovo rilievo, una profondità mai prima immaginata. Tutti gli eventi e tutte le circostanze occupano ora il loro vero posto: comprendiamo dove il Signore vuole condurci e ci sentiamo come trascinati da questa missione che Egli ci affida.
È Gesù che passa, 45

Tutti gli impegni degli uomini interessano a Dio

Voi che oggi celebrate con me la festa di san Giuseppe, siete persone dedite al lavoro in varie attività professionali, formate vari focolari e appartenete a diverse nazioni, razze e lingue. Vi siete educati nelle aule universitarie o nelle fabbriche, avete esercitato per anni la vostra professione, avete intessuto rapporti di lavoro e di amicizia con i vostri compagni, avete partecipato alla soluzione dei problemi collettivi delle vostre imprese e della vostra società.
Ebbene, vi ricordo ancora una volta che tutto ciò non è estraneo ai piani divini. La vostra vocazione umana è parte importante della vostra vocazione divina. Ecco il motivo per cui dovete santificarvi — collaborando al tempo stesso alla santificazione degli altri — santificando precisamente il vostro lavoro e il vostro ambiente, e cioè la professione o il mestiere che riempie i vostri giorni, che dà una fisionomia peculiare alla vostra personalità umana, che è il vostro modo di essere presenti nel mondo; e, assieme al lavoro, il focolare, la vostra famiglia e, infine, la nazione ove siete nati e che amate.
È Gesù che passa, 46

Orazione e lavoro

Lavoriamo, e lavoriamo molto e bene, senza dimenticare che la nostra arma migliore è l'orazione. Pertanto, non mi stanco di ripetere che dobbiamo essere anime contemplative in mezzo al mondo, che cercano di trasformare il loro lavoro in orazione.
Solco, 497

“Professionalite”

È importante che ti dia da fare, che offra la spalla... In ogni modo, metti gli impegni professionali al loro posto: sono esclusivamente mezzi per arrivare al fine: non possono mai essere considerati addirittura come la cosa fondamentale.
Quante “professionaliti” impediscono l'unione con Dio!
Solco, 502

Apostolato 

Comportati come se da te, ed esclusivamente da te, dipendesse l'ambiente del luogo in cui lavori: ambiente di laboriosità, di allegria, di presenza di Dio, di visione soprannaturale.
— Non capisco la tua abulia. Se t'imbatti in un gruppo di colleghi un po' difficili — che forse sono divenuti difficili per la tua trascuratezza —, te ne disinteressi, ti sottrai al carico, e pensi che sono un peso morto, una zavorra in contrasto con le tue ambizioni apostoliche, che non ti capiranno...
— Come vuoi che ti ascoltino se, oltre a volergli bene e a servirli con la tua orazione e mortificazione, non gli parli?...
— Quante sorprese avrai il giorno in cui ti deciderai a seguirne uno, e poi un altro e poi un altro! Inoltre, se non cambi, a buon diritto potranno esclamare, segnandoti a dito: “Hominem non habeo!” — non ho chi mi aiuti!
Solco, 954