Il leader religiosi in Medio Oriente accolgono l'appello di pace di Papa Francesco

I patriarchi Béchara Raï e Youhanna Yazigi: "E' inaccettabile che qualcuno distrugga la vita dei siriani. I cristiani non saranno mai strumento di guerra e del traffico di armi"

Roma, (Zenit.org) Redazione | 358 hits

Anche i patriarchi e i leader cristiani delle Chiese medio orientali si uniscono alla preghiera di pace per la Siria, pronunciata ieri da Papa Francesco durante l'Angelus. L'appello del Santo Padre - riferiscono diversi leader delle Chiese orientali all'agenzia Fides - “ha fatto breccia nei cuori a tutti i livelli, nei vescovi e nei semplici fedeli. Le comunità cristiane in Siria, in Medio Oriente e nella diaspora sono felici e di preparano a unirsi al digiuno e alla preghiera”.

In particolare - informa sempre Fides - il patriarca maronita di Beirut, il cardinale Bechara Rai, ha fatto visita ieri pomeriggio al patriarca greco ortodosso di Antiochia, Youhanna Yazigi. I due leader si sono detti “profondamente confortati dall’appello del Papa”, ed hanno quindi confermato il loro impegno a sensibilizzare le rispettive comunità per la comune preghiera e chiesto “a tutti i paesi stranieri, nella regione o più lontani, di adoperarsi per risolvere il conflitto attraverso mezzi politici, diplomatici e pacifici”.

Come si legge in una dichiarazione congiunta diffusa dopo l’incontro, per il cardinale Rai e il patriarca Yagizi è “inaccettabile che qualcuno distrugga la vita dei siriani”; pertanto i due leader si dicono “contrari a qualsiasi intervento armato straniero in Siria”, anche perché - sottolineano - la guerra “non porta altro che distruzione e rovina”.

“Noi cristiani nel mondo arabo – affermano – abbiamo contribuito a costruire la nostra cultura e le nostre società, una civiltà di convivenza e moderazione”. Pertanto, prosegue il comunicato, “vogliamo sempre parlare la lingua del dialogo e della pace”. In conclusione, i due patriarchi ribadiscono che i cristiani in Medio Oriente “non saranno mai strumento di guerra e del traffico di armi”, ma anzi il loro unico dovere sarà "costruire una società basata sul rispetto, sull’amore, sulla cooperazione con il prossimo”.