Il Libano consacrato al Cuore Immacolato di Maria

Fr. Charbel Bteich, dell'Ordine Maronita Mariamita, spiega l'importanza dell'atto di consacrazione compiuto, una settimana fa, dal Patriarca Rai per il Libano e per tutto il Medio Oriente

Roma, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 600 hits

Una settimana fa, domenica 16 giugno, il Patriarca di Antiochia dei Maroniti, il card. Boutros Bechara Rai, ha consacrato il Libano e tutto il Medio Oriente al Cuore Immacolato di Maria. L’atto è avvenuto tramite la recita di una supplica letta a margine di una liturgia eucaristica nel Santuario nazionale di Nostra Signora del Libano a Harissa. Intorno alla Basilica, è accorsa una moltitudine di fedeli raccolti in preghiera affinché tale consacrazione impedisca al Libano di essere “contagiato” dai conflitti che dilaniano la Siria. Di questo importante evento per il Paese dei Cedri, ZENIT ne ha parlato con fr. Charbel Bteich, dell’Ordine Maronita della Beata Vergine Maria.

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Il patriarca Rai ha consacrato domenica il Libano e tutto il Medio Oriente al Cuore Immacolato di Maria, pregando che tutti i popoli della regione siano liberati “dai peccati che portano a divisioni, aggressioni e violenza”. Come ha accolto l’Ordine Maronita Mariamita questa notizia?

Fr. Bteich: L’Ordine Maronita Mariamita, ma anche tutta la Chiesa, ha accolto con grande gioia questa occasione della consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Il Libano è la terra mariana per eccellenza; basti pensare, ad esempio, al fatto che tutti i patriarcati portano il nome della Vergine Maria. C’è sempre tanta fiducia verso la Madre di Dio e una forte speranza in Lei da parte di tutta la gente, oltre a tanta emozione e pietà, espressione di una fede vissuta nella scuola di Maria nostro rifugio. La consacrazione, in questo senso, incorona la fede dei cristiani libanesi e mediorientali modellata da questa intensa spiritualità mariana.

Può spiegarci l'importanza di questo atto e  soprattutto in cosa consiste questa consacrazione? Ricordando i "casi" del passato – uno su tutti la consacrazione del Beato Giovanni Paolo II del 1984 - sembra quasi un "esorcismo" dai peccati e dai mali del mondo...

Fr. Bteich: Lo scopo è la santificazione del popolo e della terra - non soltanto del Libano ma di tutto il Medio Oriente - e la realizzazione della pace nei cuori, nelle famiglie e tra i popoli, davanti a conflitti talmente duri e gravi in Siria e tutta la regione… Tuttavia la consacrazione non è un atto “magico” automatico. È sì una domanda di aiuto che può provenire soltanto da Dio, ma, allo stesso tempo, è un impegno personale che tocca la vita dei cristiani. Infatti, prima della consacrazione compiuta da Giovanni Paolo II, il 25 marzo 1984, in unione con tutti i vescovi del mondo, ci furono tanti altri atti di consacrazione. Ad esempio, quello compiuto da Papa Pio XII nel 1942, quando consacrò il mondo al Cuore Immacolato della Vergine, e poi nel luglio del 1952, con la consacrazione della Russia attraverso la lettera apostolica Sacro Vergente Anno. Questo per dire che la consacrazione può essere ripetuta proprio perché legata all’impegno nella vita, e raggiunge la sua massima fruttuosità solo quando è conforme a ciò che aspetta la Vergine stessa. In questo senso, nel 1984, il Beato Wojtyla pregò Maria dicendo: “Illumina specialmente quei popoli dei quali Tu Stessa stai aspettando la nostra consacrazione ed il nostro affidamento”.

Qual è l'attuale situazione del Medio Oriente che ha spinto il Patriarca a compiere questo gesto?

Fr. Bteich: In breve, i problemi li potremmo riassumere in tre punti: la guerra in Siria, i problemi di sicurezza in Libano (che viene trascinato in tutti i modi a coinvolgersi nella guerra), e la situazione politica molto complessa alla quale si aggiunge la situazione economica molto critica. Il Patriarca Rai ha compiuto allora questo gesto perché in Libano l’ultima parola non è mai la morte e la disperazione! Nonostante la gravità della situazione, il paese sopravvive e la gente in Medio Oriente supera le difficoltà per continuare a vivere e a sperare. L’invito è quindi a ricordare che l’essere umano è un dono di Dio, degno di rispetto, che ha diritto di vivere nella libertà. E proprio perché dono di Dio, Dio non si allontana mai da lui. Perciò il gesto della consacrazione al Cuore Immacolato di Maria è, da parte nostra, un consolidamento di questo legame con Dio, riconoscendo solo in Lui la nostra salvezza.

Durante l'omelia, il cardinale ha associato i musulmani all'atto di consacrazione, ricordando che il Libano è l'unico Paese dove la Solennità dell'Annunciazione viene celebrata il 25 marzo congiuntamente da cristiani e musulmani come festa nazionale. La fede nella Vergine è dunque un punto di incontro anche tra le diverse confessioni?

Fr. Bteich: Esatto. Il 25 marzo, l’Annunciazione a Maria, oltre ad essere per i cristiani una solennità particolare, è anche una festa nazionale in tutto il Libano. Nel contesto pluralista del Libano, c’è infatti una ricerca assidua di punti comuni tra cristiani e musulmani, non solo a livello sociale e civile, ma anche spirituale! Nonostante le tante diversità, Maria è effettivamente un luogo di incontro tra i diversi componenti delle confessioni presenti sul territorio libanese. Per questo motivo, il Cardinale Rai ha associato tutti all’atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, perché esso è di tutto il Libano e di tutti i suoi componenti, non soltanto dei cristiani.

Un evento importante, quindi, per un paese “che conosce i dolori di un parto senza fine” come disse Benedetto XVI nella sua visita del settembre 2012. Il Papa emerito, tra l'altro, ha sempre rimarcato il suo forte legame con il Paese dei Cedri e la sua popolazione…

Fr. Bteich: Benedetto XVI ci disse una volta, in un discorso privato, che per lui è stato provvidenziale che il suo ultimo viaggio apostolico si sia svolto in Libano. Lui ama il paese, lo porta sempre nel cuore e prega incessantemente per la sua libertà, perché – come ci disse - lo vede un “ponte tra Oriente e Occidente e il luogo d’incontro fra le religioni, perciò il suo ruolo è molto grande”. Le sue parole riverberano quelle del Beato Giovanni Paolo II che vedeva “il Libano più di un paese: un messaggio”. Questa attenzione dei Papi al nostro paese è un chiaro segno del valore reale del Libano davanti a Dio.

Qual è il suo personale auspicio per il Libano?

Fr. Bteich: Io sono certo del ruolo profetico che il Libano può avere grazie alla presenza dei cristiani. Essi, pur essendo una minoranza quantitativa, sono uno strumento attraverso il quale Dio aprirà e susciterà nuove forme di fede e di evangelizzazione. Ciò avviene con l’assunzione di un impegno da parte degli stessi cristiani. E in tale responsabilità, è determinante invocare la Vergine Maria e riconoscere il suo sostegno unico…