Il libro di Müller sulla povertà rilancia la "funzione di servizio" della Chiesa

Il prof. Paolo Sorbi saluta con entusiasmo l'uscita del volume del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e propone una curiosa teoria su alcune recenti polemiche

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 398 hits

“Povera per i poveri. La missione della Chiesa”, il libro di mons. Gerhard Ludwing Müller, che vanta la prefazione di Papa Francesco, suscita entusiasmo nel professor Paolo Sorbi. Il sociologo cattolico, protagonista negli anni della contestazione giovanile ed oggi strenuo sostenitore dei valori cristiani, ritiene il volume del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (che sarà presentato in Sala Stampa vaticana martedì prossimo) “un recupero delle cose migliori che, per una serie di contingenze storiche, negli ultimi venti o trent’anni sono state un po’ messe ai margini della riflessione all’interno della Chiesa”.

“Nel corso dei pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI - approfondisce Sorbi a ZENIT - giustamente è stata messa al primo posto la bioetica, poiché si avvertiva il bisogno di riaffermare una posizione chiara su determinati temi in una fase cruciale segnata da un passaggio d’epoca importante”.

Il professore definisce quella fase ormai superata. O meglio, ritiene che proprio l’attenzione mostrata dalla Chiesa abbia fornito “una dottrina molto articolata”, in grado di debellare “il primato della scienza e della genetica” che una certa cultura positivista vorrebbe imporre all’uomo. Pertanto, il Sorbi-pensiero è che la Chiesa debba ora spendersi “per testimoniare la vita e la solidarietà, rilanciando la sua funzione di servizio come realtà povera tra i poveri”. Il libro del cardinale Müller si muove esattamente in questa direzione: “passare da un’azione pratica dopo una riorganizzazione teorica”, è la strategia che Sorbi vede indicata nel volume in questione.

“Non possiamo però dimenticare non esistono solo le povertà legate all’economia”, scrive nella prefazione papa Francesco. È d’accordo il professor Sorbi, che apprezza questo inciso del Santo Padre. Tuttavia, insiste, “il primato deve essere assegnato all’affermazione di una povertà strutturale dell’istituto ecclesiastico”. Sorbi ritiene dunque doveroso recuperare tutte quelle “grandi riflessioni maturate nel mondo cattolico in questo senso”, lungo l’arco del Novecento. A titolo d’esempio, cita le esperienze dei preti operai, il carisma dei Piccoli fratelli di Gesù del beato Charles de Foucauld, gli insegnamenti di Madre Teresa di Calcutta, nonché “le realtà quotidiane di chi si impegna, in mezzo all’emarginazione, a combattere le mafie”. In sintesi, Sorbi auspica un recupero di “tutto ciò che si trova alle periferie della Chiesa” per riconoscergli un ruolo di “centralità”.

Tornando alla prefazione di papa Francesco, qualcuno non si è limitato ad analizzarne i contenuti, pertanto ha voluto assegnarle anche un valore simbolico: un gesto capace di appianare le polemiche avvenute di recente. Precisamente quando Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e membro degli otto Cardinali (il cosiddetto “C8”) che coadiuvano il Papa nella riforma della Curia, ha contestato il rigore dottrinale del prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che è appunto Gerhard Müller.

Queste polemiche, tuttavia, sono ritenute da Paolo Sorbi “completamente superate”. Eppure, non può non vedere che covano sotto le ceneri e che sovente emergono, anche con forza, nel dibattito interno al mondo cattolico. “Tutto ciò avviene - secondo il sociologo - perché ci sono forze, dentro e fuori dalla Chiesa, che non sono d’accordo con papa Francesco sulla questione economica”.

Gli aspetti etici rappresentano dunque un pretesto agitato da chi teme ben altro? “Esattamente”, risponde Paolo Sorbi; il quale aggiunge: “Il Santo Padre propone, del resto, una strategia che ripensi cosa vuol dire superamento del capitalismo”. E chi si sentirebbe minacciato da questa strategia? “Tutta l’area liberale occidentalista che vuole il mantenimento del primato delle proprietà delle multinazionali”. Più chiaro di così.