Il martirio è una protesta contro "le seduzioni della forza, in nome della libertà”, afferma un teologo

| 1071 hits

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 1° giugno 2004 (ZENIT.org).- Il martirio è l’espressione di una libertà più grande, è la risposta cristiana all’omologazione, ai totalitarismi, ai pregiudizi ideologici imposti dal potere, ha affermato monsignor Bruno Forte.



Così monsignor Forte, docente presso la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale a Napoli, membro della Commissione Teologica Internazionale, è intervenuto il 28 maggio nel corso della ventinovesima video-conferenza di ambito internazionale, organizzata dalla Congregazione per il Clero, che aveva per tema: "Il martirio e i testimoni della fede" .

“Varie sono le motivazioni per cui la Chiesa venera i martiri e li indica come esempio di Vangelo vissuto”, ha spiegato Forte.

“La prima è la motivazione teologica – ha precisato il prelato –. Dio è glorificato nei suoi martiri: in essi risplende l'inesauribile bellezza dell'Altissimo; in essi Dio si racconta ancora come amore da preferire ad ogni altro amore”.

“La fantasia e la creatività della santità che si esprime nel martirio è senza limiti – ha continuato il teologo – al punto che ogni martire è una nota ed un accento nuovo nella sinfonia di lode della Chiesa”.

Monsignor Bruno Forte ha poi illustrato la seconda motivazione della venerazione speciale dei martiri che è di carattere antropologico.

La santità del martirio – ha affermato il teologo – denuncia “la miopia di ogni pregiudizio ideologico che voglia costringere gli esseri umani in schemi astratti fissati sulla carta ed eventualmente imposti col potere”.

“Il martirio – ha sottolineato Forte – è protesta contro le massificazioni, i totalitarismi, le seduzioni della forza, in nome della libertà e della ricchezza del cuore dell'uomo e delle sue possibilità”.

La terza motivazione è l’attenzione speciale che la fede della Chiesa dedica ai martiri, perché ha precisato il teologo “è quella che riconosce in essi le figure della nostra speranza. (...) Essi sono la riprova che la promessa di Dio è senza pentimento e viene a realizzarsi nella vicenda umana”.

Forte ha ribadito, infatti, che: “Nei martiri risplende già la luce della mèta: da essi viene lo stimolo a credere nella possibilità umanamente impossibile, che Dio solo può realizzare”.

Il teologo ha indicato nel divenire della storia lo stimolo della Chiesa nel venerare i martiri, perché “il martire è un messaggio scritto sulla tavola viva dei cuori, che sa parlare in modo particolarmente intenso a situazioni storiche differenti”.

“Il martire – ha concluso Forte – accende per contagio nei cuori la passione per la verità, senza la quale non si può trovare il senso della vita né le ragioni per spenderla per gli altri con generosità nel concreto delle scelte di ogni ora”.

A questo proposito il teologo napoletano ha ricordato la ricchezza di significato che ha la testimonianza resa a Cristo e alla Sua Chiesa fino alla morte che ha dato il priore dell’abbazia trappista di Tibhirine in Algeria, frère Christian de Chergé, ucciso insieme a sei monaci, dai fondamentalisti islamici algerini il 21 maggio del 1996.