Il matrimonio omosessuale non è un diritto, afferma il cardinale Rouco

E invita a evitare le discriminazioni nei confronti degli omosessuali

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MADRID, martedì, 5 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Il cardinal Antonio María Rouco, arcivescovo di Madrid e presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, nel suo intervento settimanale al notiziario diocesano della Cadena COPE ha descritto il matrimonio come un’“istituzione essenzialmente eterosessuale, che cioè non può essere contratta se non da persone di sesso diverso: un uomo ed una donna”.



Si tratta, ha spiegato, “di un’istituzione fondamentale: assolutamente vitale per il futuro della società!”.

“Due persone dello stesso sesso non hanno alcun diritto di contrarre matrimonio tra loro”, ha proseguito, ed ha aggiunto che “lo Stato, dal canto suo, non può riconoscere questo diritto inesistente se non agendo in un modo arbitrario che eccede le sue capacità e che danneggerà, in maniera senz’altro molto seria, il bene di tutti”.

“Le ragioni di ordine antropologico, sociale e giuridico che avallano questa affermazione sono di senso comune”, ha continuato.

Il religioso ha poi affermato che in questi momenti si impone “il grave dovere di intervenire attivamente nel dibattito aperto nella società spagnola, promuovendo uno stato di opinione pubblica che favorisca le modifiche pertinenti al disegno di legge”, approvato dal Consiglio dei Ministri venerdì scorso, e che vuole equiparare al matrimonio l’unione di persone dello stesso sesso.

Per quanto riguarda i diritti delle persone omosessuali, il cardinale ha affermato che “è giusto, e si deve esigere con tutta la forza della legge” affinché non subiscano discriminazioni nei loro diritti di cittadini.

Il cardinal Rouco ha aggiunto, però, che “non è meno esigibile, da parte delle norme di un diritto giusto, attento al bene comune e ai diritti fondamentali dei più deboli – in questo caso i bambini –, che le istituzioni sociali fondamentali e radicate nella natura umana vengano tutelate e promosse con decisione da una legislazione che cerca la realizzazione autentica della giustizia e della solidarietà”.

“Abbandoneremmo altrimenti il cammino non solo della fede cristiana, ma anche della saggezza umana e giuridica di tutti i tempi: la via della retta ragione”, ha messo in guardia, dato che, come conferma “la storia universale”, nessuna società ha dato ai rapporti omosessuali il riconoscimento giuridico dell’istituzione matrimoniale.

“Solo il matrimonio, generando ed educando i figli, contribuisce in modo insostituibile alla crescita ed alla stabilità della società. Per questo gli sono dovuti il riconoscimento e il sostegno legale dello Stato”, ha spiegato.

Il cardinale ha anche avvertito delle conseguenze negative delle misure legislative che si vogliono adottare, “perché non si tratta di riconoscere a certe persone un preteso diritto che non danneggerebbe in nulla gli altri”. “Equiparare le unioni omosessuali ai veri matrimoni vuol dire introdurre un pericoloso fattore di dissoluzione dell’istituzione matrimoniale e, con questa, del giusto ordine sociale”, ha proseguito.

Circa l’adozione da parte delle coppie omosessuali, il prelato ha sottolineato che “bisogna sempre guardare al bene dei bambini, non ai presunti diritti di coloro che desiderano adottarli” ed ha affermato che “due persone dello stesso sesso che pretendano di sostituire una coppia non costituiscono una riferimento adeguato per l’adozione”.