Il Ministro degli Esteri della Costa Rica: “La clonazione uccide e non cura”

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SAN JOSE’, 4 marzo 2004 (ZENIT.org).- Pubblichiamo l’articolo inviato a ZENIT da Roberto Tovar Faja, Ministro degli Esteri della Costa Rica, Paese che si è distinto all’interno delle Nazioni Unite per la promozione di un Trattato che proibisca ogni tipo di clonazione umana.




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Durante la II Guerra Mondiale, alcuni “scienziati” nazisti immergevano gli ebrei loro prigionieri in acqua gelata finché non svenivano e poi cercavano di rianimarli. Secondo questi “ricercatori”, gli esperimenti non avevano lo scopo di torturare o uccidere gli ebrei, ma quello di favorire lo sviluppo della scienza e salvare vite umane.

Le loro ricerche sull’ipotermia, cioè sul raffreddamento del corpo, avevano lo scopo di sviluppare tecniche per salvare i piloti tedeschi che, dopo essere stati abbattuti dagli Alleati, cadevano nelle fredde acque del Mare del Nord. Oggi sappiamo tutti che quei cosiddetti scienziati erano in realtà criminali di guerra.

Anni dopo, alcuni scienziati, studiando gli effetti della sifilide, lasciarono morire intenzionalmente a scopo sperimentale centinaia di malati.

Alcuni scienziati sovietici hanno invece sottoposto migliaia di soldati russi agli effetti di armi nucleari per studiare le conseguenze delle radiazioni sul corpo umano. Entrambi i gruppi di scienziati affermavano di voler promuovere lo sviluppo della scienza e sostenevano che i loro esperimenti avrebbero permesso di salvare molte vite.

Senza dubbio dobbiamo tutti sostenere attivamente lo sviluppo della scienza, e ancor di più incoraggiare con vigore la ricerca scientifica. La scienza, però, non deve mai trattare l’essere umano come un semplice oggetto, senza considerazione né rispetto. L’acquisizione di nuove conoscenze e lo sviluppo di nuove tecnologie non giustificano la distruzione della vita umana. Il fine non giustifica i mezzi.

La clonazione è contraria all’etica e i recenti esperimenti di clonazione umana rivelano proprio questo contrasto. E’ forse etico creare embrioni umani attraverso la clonazione all’esplicito scopo di distruggerli per fare esperimenti scientifici? No. E’ etico mettere in pericolo la salute e la vita di sedici donne, com’è stato fatto recentemente in Corea, per estrarre dal loro corpo gli ovuli necessari a realizzare questi esperimenti? No. E’ forse etico sviluppare una tecnologia che, una volta perfezionata, sarà utilizzata per creare “copie” di altri esseri umani? No.

Innanzitutto, non c’è dubbio sul fatto che la clonazione umana crei una vita umana indipendente. Negli esperimenti svolti recentemente in Corea sono stati creati 30 piccoli embrioni, da varie centinaia di cellule, con vita propria. Se questi embrioni fossero stati impiantati in una donna, nove mesi dopo sarebbero nati vari bambini clonati. Negare che i cloni siano embrioni umani sarebbe come negare che la pecora Dolly fosse davvero una pecora. Durante gli esperimenti, però, sono state estratte le cellule madri dagli embrioni e si è letteralmente buttato via il resto, uccidendo l’embrione. Questo procedimento costituisce, quindi, un chiaro affronto alla dignità umana e al diritto alla vita.

In secondo luogo, la ricerca sulla clonazione umana richiede un numero elevatissimo di ovuli. Nei recenti esperimenti sono stati utilizzati 242 ovuli per ottenere una linea di cellule madri. Questi ovuli sono stati ottenuti da sedici donne che sono state sottoposte a massicce dosi di ormoni e a un doloroso processo di estrazione. La loro salute e la loro stessa vita sono state messe in pericolo. Per questo motivo la sperimentazione sulla clonazione umana è una nuova forma di sfruttamento della donna. E’ da sottolineare, poi, che le donne più povere e quelle che vivono nei Paesi in via di sviluppo sono le più esposte a questo nuovo tipo di sfruttamento da parte dell’industria biotecnologica.

La terza considerazione è che la tecnica della clonazione umana, ovvero il trasferimento dei nuclei, è la stessa indipendentemente dal fatto che si utilizzi per creare embrioni a fini sperimentali o che si vogliano impiantare in una donna. Lo stesso Dottor Hwang, il veterinario coreano che ha realizzato gli esperimenti più recenti, ha riconosciuto che la sua tecnica non può essere distinta da quella della clonazione a fini riproduttivi. Se si permettesse la clonazione sperimentale, quindi, si darebbe la possibilità a gruppi radicali o fanatici, come i Raeliani, di creare esseri umani clonati.

Alcuni scienziati hanno difeso la clonazione a fini sperimentali sostenendo che permetterà di sviluppare nuove tecnologie mediche. A tutt’oggi, però, la clonazione umana non ha curato nessun malato. La maggior parte degli esperimenti compiuti sugli animali ha causato l’insorgere di tumori. In altri esperimenti è stato necessario impiantare l’embrione, lasciarlo crescere per vari mesi, abortirlo ed estrarre le cellule, già differenziate, dei vari organi. Per di più, tutti gli animali clonati hanno presentato gravi difetti genetici, il che rende difficile l’ipotesi di un’utilizzazione dei cloni a scopi medici.

Le cellule madri sono un’alternativa valida. In realtà non c’è nessun bisogno di condurre esperimenti sulla clonazione umana. La ricerca condotta sulle cellule madri adulte costituisce un’alternativa valida e promettente alla clonazione. In questo tipo di ricerca si utilizzano le cellule già presenti nel corpo dei pazienti stessi, che vengono poi attivate a fini terapeutici.

Questa tecnica ha già avuto successo, ad esempio nella cura di malattie cardiache e di alcuni tipi di leucemia. Questo tipo di ricerca non presenta difficoltà da un punto di vista etico, perché non porta né alla creazione né alla distruzione di embrioni, non usa ovuli e non sfrutta la donna. La ricerca su cellule madri adulte, infine, non può essere utilizzata a fini riproduttivi.

La scienza deve procedere in armonia con l’etica. I principi morali devono guidare la ricerca scientifica. Da questo punto di vista, stabilire quale tipo di sperimentazione sia legittimo non è una decisione che possa essere affidata esclusivamente agli scienziati. Sul tema della clonazione umana, il rispetto della dignità dell’uomo ha la priorità sulla normale curiosità che può motivare gli scienziati.

I valori fondamentali del diritto alla vita, il rispetto nei confronti delle donne e la protezione della persona devono condurci a proibire la clonazione umana in tutte le sue forme. Per questo l’iniziativa della Costa Rica di proporre una Convenzione mondiale contro la clonazione umana è una lotta a favore dei diritti umani.

Roberto Tovar Faja
Ministro degli Esteri della Costa Rica