Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio

La seconda apparizione di Fatima

Roma, (Zenit.org) Mario Piatti, I.C.M.S. | 478 hits

Nonostante quel giorno -13 giugno 1917- si celebrasse solennemente nella Parrocchia di Fatima, come ogni anno, la festa di Sant’Antonio (nato a Lisbona e perciò assai caro al buon popolo portoghese) e per i bambini, in particolare, vi fossero tante allettanti attrattive, i Pastorelli non vedevano l’ora di ritornare alla Cova da Iria, là dove quella dolcissima bianca Signora aveva dato loro appuntamento, il mese precedente.

L’apparizione di giugno, tra le tante suggestioni spirituali che offre, rappresenta anzitutto un richiamo diretto e una esplicita introduzione alla devozione al Cuore Immacolato di Maria. Disse la Vergine a Lucia: “Giacinta e Francesco li porto fra poco (in Cielo), ma tu resti qui ancora per qualche tempo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato”.

Gesù e Maria Santissima vissero in terra accomunati dall’unico desiderio di realizzare perfettamente la Volontà del Padre: accolta, amata e incarnata nella vita quotidiana. “Volontà di Dio, Paradiso mio” scriverà Suor Lucia, nelle sue “Memorie”, riprendendo una celebre espressione di Santa Paola Frassinetti (1809-1882,canonizzata nel 1984), di Genova, fondatrice della Congregazione delle Suore di Santa Dorotea, a cui Suor Lucia stessa appartenne fino al 1948, data in cui passò al Carmelo di Coimbra.

I Cuori Sacratissimi di Cristo e di sua Madre -festeggiati dalla Chiesa rispettivamente il venerdì e il sabato successivi al “Corpus Domini”- battono da sempre all’unisono: non si tratta di una indebita sovrapposizione di piani (quasi che l’uno potesse oscurare o fosse d’intralcio all’altro) ma di una mirabile e ineguagliabile armonia, di carità, di luce e di pace: due Cuori uniti in terra -e ora eternamente in Cielo- due Cuori che in comunione perfetta di volontà operarono solo per la Gloria del Padre.

La Corona regale di Cristo è il dolore offerto in espiazione, accettato dalle mani del Padre come strumento di Salvezza. Le “Parole della Croce” rivelano, fino all’ultimo respiro, la qualità segreta di quel Cuore -nascosta agli occhi del mondo- che non sa effondere se non amore, perdono e misericordia. Per tutti ha uno sguardo di carità. Implora perdono per i suoi persecutori, invece di invocare giustizia e vendetta. Promette il Cielo a chi è condannato alla medesima pena ed è colpevole di innumerevoli delitti. Affida sua Madre alla Chiesa nascente e il discepolo amato a sua Madre: segno profetico di una devozione che si sarebbe estesa per tutte le generazioni, fino ai confini del mondo.

Gesù sceglie la via della umiliazione; accetta di essere escluso dal suo popolo ed emarginato. È una scelta di amore: non recrimina i suoi legittimi diritti, ama chi lo offende, prega per chi lo percuote e lo deride, espia per chi meriterebbe la condanna. Dio agisce capovolgendo le nostre attese e stravolgendo i nostri criteri. L’unica parola di Cristo, nella sua Passione e nella Croce, è Amore: è compassione invincibile, con la ferma ostinazione propria di chi non si arrende mai, di chi sempre spera che accada nelle anime il miracolo di una sincera conversione.

In questa logica paradossale è stata coinvolta Maria Santissima, che è beata perché ha creduto sempre; sempre si è affidata al Cielo e si è fidata di Cristo; sempre ha condiviso in tutto il cammino del “Servo di Jahvé”, in una ineguagliabile sintonia di affetti e di attese. Il suo Cuore Immacolato, nei limiti creaturali propri della natura umana, si è dilatato alle dimensioni di Dio e ha interpellato i piccoli, i “poveri in spirito”, i miti, i misericordiosi nella sua stessa libera volontà di amare.

Le parole rivolte a Lucia, le medesime che Ella rivolge a noi, suoi figli, attestano, una volta di più, il desiderio profondo del suo Cuore materno di trasmetterci la sua Fede incrollabile, nella certezza che Dio non abbandona mai la sua Chiesa ma, pur in mezzo alle tempeste del mondo, la guida e la sostiene.

L’umiliazione del Figlio di Dio smaschera le nostre folli ambizioni, i nostri “deliri” di onnipotenza, di cui siamo vittime, colpevoli o ignare; rivela la inconsistenza dei nostri progetti di gloria e ci indica finalmente la sola via della vera felicità: donare, sacrificarci, accettare dalla mani di Dio, con umiltà e fiducia, le immancabili prove della vita. Le nostre prospettive e le nostre attese, per lo più limitate al presente, al contingente, all’ “oggi”, ci richiudono spesso in un orizzonte tanto ristretto, privo di slanci e di ideali. Desideriamo la libertà e ci imprigioniamo da soli nella più tremenda solitudine. La Volontà del Padre, al contrario, è gioia, letizia santa, santo fervore di pensieri, di parola e di opere. La libertà del Cuore è possedere il Cuore di Cristo, entrare in sintonia con Lui, penetrare nel mistero del suo infinito Amore.

Il mio Cuore sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio”. Il messaggio di Fatima -evangelico capolavoro di Grazia, sintesi esemplare del “deposito della Fede”- mese dopo mese, da maggio a ottobre di quel lontano 1917, introdusse i Pastorelli nel mistero della Salvezza, facendoli partecipi e protagonisti di quell’incessante dialogo di amore, tra il Cielo e la terra, che non si è mai concluso e che raggiunge, oggi, la nostra vita.

E ci chiama a essere -come Lucia, Francesco e Giacinta- apostoli fervidi e coraggiosi del nostro tempo.