"Il mistero pasquale è indivisibile"

Saluto del Rettore al Seminario di Studio promosso dalla Cattedra "Gloria Crucis"

Roma, (Zenit.org) | 993 hits

Riprendiamo di seguito l’indirizzo di saluto tenuto ieri mattina, giovedì 14 febbraio, dal Rettore Magnifico della Pontifica Università Lateranense, monsignor Enrico dal Covolo, nell’apertura del Seminario di Studio promosso dalla Cattedra “Gloria Crucis”.

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Saluto cordialmente le Autorità religiose e accademiche, i Relatori, i Professori, gli Studenti e tutti i partecipanti a questa Giornata di Studio, così intitolata: “La fede nasce dall’ascolto della Croce”.

Saluto in modo particolare i Padri Passionisti e il padre Fernando Taccone, benemerito Direttore, e instancabile animatore della Cattedra Gloria Crucis.

1. Come ben sapete, la Cattedra Gloria Crucis è stata istituita presso la Pontificia Università Lateranense per iniziativa della Congregazione della Passione di Gesù, e più precisamente della Comunità interprovinciale dei Passionisti d’Italia.

La Cattedra ha lo scopo di promuovere la memoria della Passione di Cristo e di approfondire la consapevolezza del suo significato e del suo valore per ogni uomo e per la vita del mondo.

Si tratta in effetti di una realizzazione scientifico-pastorale di alto livello, che l’Università del Papa annovera tra le proprie offerte formative più caratteristiche e prestigiose.

In questo anno accademico ne è stato integrato il Comitato scientifico, grazie all’inserimento della prof.ssa Teresa Piscitelli, professore di Letteratura cristiana antica nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Alla gentile professoressa – una fra le più prestigiose ricercatrici di staurologia, a livello internazionale – va la nostra riconoscenza e il nostro augurio.

2. Il tema del Simposio odierno intende raccordare tra loro l’attività della Cattedra e l’Anno della Fede, inaugurato dal Papa l’11 ottobre scorso: ed è significativo che il Convegno sia celebrato nel primo giorno della Quaresima di quest’anno della Fede, subito dopo la celebrazione delle Ceneri.

La croce è il segno specifico della fede cristiana, il centro dell’annuncio, dell’elaborazione teologica, della vita dei credenti. L’adesione alla fede è adesione a Cristo, principalmente al mistero della sua passione, della sua morte e della sua resurrezione – passaggi inseparabili di un unico progetto di vita –.

Nei Vangeli si esprime la fede in Cristo morto sulla croce e risuscitato, ed è attraverso la fede nella resurrezione che la comunità supera lo scandalo legato a un supplizio così umiliante e infamante.

Paolo condensa nell’accadimento della croce l’evento della salvezza: la croce, in quanto rivelazione della sapienza di Dio (cf 1 Cor 2,6-7), stabilisce il totale superamento delle visioni giudaiche e dei parametri della sapienza umana; implica rinuncia al mondo, ed è l’unico motivo di gloria (cf Gal 6,14); è  segno efficace di riconciliazione di giudei e pagani con Dio (Ef 2,16), e atto di riconciliazione che investe  e penetra tutto l’universo (Col 1,20).

Aderire a Cristo significa entrare con Lui in una reciprocità personale e attuale in ogni vicenda della propria vita; prendere la propria croce e seguirlo, sicuri di essere con Lui e in Lui.

La croce e la sua raffigurazione sono il segno stesso di Cristo e dell’assimilazione del cristiano a Lui, mediante il battesimo e il cibo eucaristico.

La partecipazione per fede alla morte di Cristo comporta una nuova dimensione dell’esistenza, in vista della resurrezione: il mistero pasquale è indivisibile. Si parte dalla passione e dalla morte, per arrivare alla resurrezione: la croce è segno della totalità del mistero salvifico.

Già dal II secolo, fin dagli inizi della riflessione cristiana, si delineano due percorsi esegetici: la spiegazione della croce come mistero di salvezza, e la spiegazione della croce come adesione personale e applicazione della croce alla propria vita.

Tra le elaborazioni intorno ai contenuti della fede cristiana un grande filone interpretativo della croce è quello del suo significato cosmico. Se da un lato vennero cercati nell’Antico Testamento segni e immagini che facessero intendere il significato della croce come realizzazione piena di figure che l’avevano preannunciata, da un altro versante la croce stessa fu vista come segno impresso da Dio nel creato, in tutte le cose del cosmo, sostegno dell’universo e collegamento tra terra e cielo.

Un’interpretazione, questa, che si amplia e si esplicita nella dimensione salvifica ed ecclesiologica: la croce è il segno del piano di salvezza di Dio; indica l’altezza, l’ampiezza, la profondità (Ef 4,19) dell’amore di Cristo; con le sue braccia distese Cristo abbraccia il mondo intero fino ai confini della terra, nel popolo della nuova Alleanza, che è la Chiesa. Tutti temi che inondano l’esegesi fin dal II secolo (Giustino; Ireneo; Omelie Pasquali), e che trascorrono nell’esegesi successiva.

La dimensione soteriologica della croce come forza che pervade il modo intero, rimedio salutare contro il male, inteso nelle sue più ampie accezioni, diviene segno tangibile della divinità di Cristo. Sotto la spinta della teologia politica di età costantiniana, il culto della croce diviene il punto di fondo della pietà cristiana, lungo tutto il IV secolo. In ogni caso, essa si alimenta sempre alla fede in Dio Salvatore. La croce è il segno del trionfo di Cristo.

Ma la diffusione della fede nel legno santo invade tutto il movimento ascetico monastico, e radicalizza la via della croce come fulcro della scelta di vita spirituale, nel totale sovvertimento delle prospettive terrene. Nella via della croce, segnata dalla quotidiana lotta contro il male e le sue insidie, si realizza esistenzialmente il significato della croce, proprio come mistero di morte e di resurrezione.

Così la croce non va riferita solo alla vita eterna, ma va vista in relazione alla vita presente, nel senso che attraverso la croce è vinto ogni compromesso con il mondo. La resurrezione alla gloria è il coronamento del cammino della croce, realizzato attraverso le scelte che scandiscono la vita quotidiana. La croce diviene la base e il culmine della santità.

3. E’ importante la presenza delle croci nei battisteri di fine IV - inizio V secolo (Nola, Fondi, Napoli): è questo il segno più chiaro dell’intimo connubio tra il battesimo e la croce.

Giovanni Crisostomo – che scrive nel momento del pieno sviluppo del culto della croce, dopo il ritrovamento della celebre reliquia in età costantiniana – osserva, sulla base di passi tratti dall’epistolario paolino (Col 2,12; Rom 6,5-6), che non solo il battesimo è detto croce, ma che pure la croce è detta battesimo, e aggiunge che con la stessa facilità con cui si emerge dalle acque del battesimo, così – e ancor più facilmente – Cristo è risorto, dopo essere morto (cf Omelia 25,2 sul Vangelo di Giovanni: PG 59,151)

In altro contesto, il Crisostomo stesso conclude – e così concludiamo anche noi –: “Onoriamo dunque il trofeo di Cristo, che è la croce... Facciamo nostre quelle ferite e quella morte!” (cf Omelia sul cimitero e sulla croce).

E’ questo l’augurio che porgo a tutti voi, all’inizio della Quaresima, nell’anno della comunicazione della fede.

+ Enrico dal Covolo