Il mitreo del complesso romano dell'Acqua Claudia di Anguillara

Intervista al vicepresidente dell'Associazione "Antica Clodia", l'archeologo Paolo Lorizzo

Roma, (Zenit.org) Paul De Maeyer | 1233 hits

In un territorio cosi fertile dal punto di vista archeologico come quello della campagna romana, spesso non ci sorprendiamo alla notizia di nuovi ritrovamenti, frutto di attività sistematiche o individuazioni casuali. Di particolare interesse però è la destinazione proposta di un settore del complesso romano dell’Acqua Claudia, la quale, se confermata, aprirebbe nuovi scenari riguardanti la datazione di uno dei culti pagani di origine straniera più diffusi nell’Impero romano: il Mitraismo.

L’intervista al dott. Paolo Lorizzo, vicepresidente dell’associazione Antica Clodia che opera da anni per la risistemazione e la fruizione di questo importante complesso archeologico ci aiuterà a capire di cosa stiamo parlando.

Dott. Lorizzo, ci parli di quanto l’Associazione di cui lei fa parte sta realizzando.

Paolo Lorizzo: Mi lasci innanzitutto sottolineare una cosa che ritengo forse più importante, il lavoro svolto dai membri dell’associazione che da anni si prodigano per la tutela e la valorizzazione di questo complesso in modo encomiabile, senza mai far mancare il proprio apporto in termini di collaborazione e costante impegno, senza i quali sarebbe stato impossibile raggiungere i risultati fin qui ottenuti. Pur non potendoli nominare uno ad uno, ritengo sia doveroso citare almeno il presidente il cui coordinamento ed organizzazione ha dato modo di arrivare fin dove siamo giunti, senza dimenticare le autorità preposte alla tutela, senza il cui appoggio non potremmo fare nulla.

Dopo questi doverosi ringraziamenti parliamo nello specifico di quanto ipotizzato. Siamo davvero in presenza di una scoperta che apporterà ulteriori elementi alla conoscenza del culto mitraico a Roma?

Paolo Lorizzo: Penso e spero vivamente di si. Nonostante ci siamo praticamente limitati a prendere atto di quello che era sotto i nostri occhi da anni, ci siamo resi conto che in realtà abbiamo trascurato per troppo tempo dettagli assolutamente fondamentali.

Si spieghi meglio.

Paolo Lorizzo: L’attività associativa si occupa ormai da molti anni del recupero di questo complesso archeologico, il quale, in seguito agli scavi degli anni ‘30 del secolo scorso, è stato abbandonato dall’allora proprietà e sulle cui strutture nacque e crebbe una fitta vegetazione. Lo scopo dell’associazione è proprio quello di eliminare la vegetazione infestante nella parte del complesso scavato e renderla fruibile a tutti. La parte sotterranea dove abbiamo probabilmente identificato il mitreo è sempre stata visibile, anche se parzialmente ricoperta dalla terra di dilavamento e dall’immondizia accumulatasi nel corso degli anni. La ripulitura dell’ambiente ha permesso di evidenziare quei dettagli che ci hanno permesso di avanzare l’ipotesi che possa trattarsi di un luogo di culto del dio Mitra.

La scoperta di questo mitreo, se confermata, cosa apporterebbe di nuovo a quanto finora si conosce sul mitraismo e i suoi luoghi di culto?

Paolo Lorizzo: Cominciamo col dire che sono poche fino ad ora le località che hanno restituito strutture mitraiche. Molti sono stati rinvenuti ad Ostia, alcuni a Roma e un’altra dozzina sparsi in Italia ma questo sarebbe il primo nel comprensorio Sabatino e del lago di Bracciano. Inoltre la maggior parte dei mitrei fino ad oggi rinvenuti sono stati con certezza datati all’età imperiale, quindi più recenti rispetto a quello da noi identificato.

Sappiamo che i mitrei sono spesso scavati nella roccia. Quali elementi avete rinvenuto che vi fanno ipotizzare che si tratta di un mitreo più antico rispetto agli altri conosciuti?

Paolo Lorizzo: Innanzitutto diciamo che si tende a datare il complesso romano dell’Acqua Claudia a cavallo della metà del I secolo a.C., realizzato con la tecnica edilizia dell’’opus quasi reticolatum’, ovvero la disposizione irregolare dei cubilia in selce a formare un reticolato imperfetto. La datazione pero è soprattutto influenzata dall’impianto planimetrico, in quanto il complesso si incentra su una grandiosa esedra ad arco di cerchio i cui confronti tipologici li ritroviamo nel tempio della Fortuna Primigenia di Palestrina e gli emicicli che racchiudono la piazza del foro di Augusto a Roma. In base alla tecnica costruttiva inoltre possiamo paragonare il complesso con quello di età repubblicana incluso nelle strutture imperiali di Villa Adriana ove il prospetto di un avancorpo in prossimità degli Ospitali presenta identiche semicolonne addossate a pilastri i cui ricorsi laterizi sono gli unici a comparire nella cortina di rivestimento, proprio come nel complesso di Anguillara.

Il fatto che ci sia un contesto di epoca tardo-repubblicano significa che lo sia anche il mitreo?

Paolo Lorizzo: Non necessariamente ma in questo caso lo è. La grotta del mitreo è infatti posizionata in un ambiente posto al centro del complesso, accessibile direttamente dall’entrata principale, segno dunque che la struttura ipogea è stata realizzata seguendo la pianificazione iniziale. I muri in opera quasi reticolata infatti sono presenti non soltanto nel vestibolo introduttivo, ma anche nella parete su cui si apre l’entrata dell’ipogeo. Questo significa che chi ha fatto costruire questo complesso aveva pianificato fin dall’inizio l’ambiente sotterraneo.

Siete giunti  alla conclusione su chi possa essere stato il primo proprietario del complesso?

Paolo Lorizzo: Francamente non possiamo andare oltre mere congetture, ma quanto ipotizzato sembra la soluzione più ovvia in base agli indizi a nostra disposizione. Uno di questi venne rinvenuto alla fine dell’800. Si tratta di un frammento di un architrave marmorea riportante la parola CORNELIO. Questo fa supporre che il primo proprietario possa essere un importante esponente della gens Cornelia in grado di finanziare un complesso che potrebbe raggiungere anche i due ettari e mezzo di estensione. Tra gli esponenti più noti uno dei papabili potrebbe essere Lucio Cornelio Balbo detto Major, divenuto amico di Giulio Cesare durante la sua spedizione spagnola e di Gneo Pompeo Magno, colui il quale lo aiutò ad acquisire la cittadinanza romana. A conforto di quanto ipotizzato è il confronto tra il teatro di Pompeo in Campo Marzio costruito tra il 62 e il 55 a.C. e l’esedra dell’Acqua Claudia, quest’ultima richiama chiaramente la curvi-linearità del tempio di Palestrina ma anche quella del teatro, probabilmente ancora in costruzione quando Cornelio Balbo potè visionare il progetto in quanto amico di Pompeo. Non è però da escludere che il costruttore possa essere suo nipote, l’omonimo detto Minor, colui il quale costruì il teatro di Balbo sempre in Campo Marzio nelle immediate vicinanze di quello di Pompeo.

Torniamo al mitreo. Cosa vi manca per avere la certezza dell’attribuzione?

Paolo Lorizzo: Dobbiamo ancora ultimare la ripulitura dei due ambienti laterali e del vano d’ingresso. Sono stati identificati alcuni elementi fondamentali come la nicchia per il simulacro, le banchine laterali per gli adepti, la nicchia per l’anfora che conteneva acqua, basilare per il rito, ma non è stata ancora identificata la fossa sanguinis per il rito dell’immersione, nonostante non sia un elemento obbligatorio per un luogo cosi piccolo. Al termine dei lavori di ripulitura dell’ambiente ipogeo spero potremo confermare definitivamente quanto ipotizzato e gettare nuova luce sul culto del dio Mitra in età tardo-repubblicana a Roma.