Il modello scientifico medievale, un progresso utile anche oggi

Parla l’ideatore di una mostra che illustra il contributo scientifico del Medioevo

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RIMINI, martedì, 23 agosto 2005 (ZENIT.org).- Il tradizionale appuntamento estivo del Meeting di Rimini propone quest’anno una mostra intitolata “Sulle spalle dei Giganti, Luoghi e maestri della scienza nel Medioevo”, mirata a spiegare come il metodo scientifico non nasca all’improvviso con Galileo Galilei, ma che risalga in qualche modo ai cosiddetti “secoli bui”.



Oltre a illustrare quanto vasto e profondo fu il movimento scientifico che dalle Abbazie medievali si consolidò poi nelle Università, nel periodo compreso tra il XII e la prima metà del XIV secolo, la mostra espone per la prima volta al grande pubblico un pezzo unico: si tratta di “Albino”, storpiatura dall’inglese “All by one”, “Tutto con uno”. Lo usavano gli scienziati del XIV secolo per misurare il tempo e calcolare la posizione esatta dei pianeti del sistema solare. Un pezzo poco più grande di un orologio, 33 centimetri di diametro, inventato dall’Abate Richard di Wallingford nel 1326.

“Albino” è uno strumento che unisce le proprietà dell’astrolabio arabo, capace di misurare il tempo tramite le posizioni delle stelle e del sole e quelle dell’ equatorium, un planetario ante litteram capace di calcolare le posizioni esatte dei pianeti. Il pezzo è stato ottenuto eccezionalmente dal Museo Astronomico e Copernicano presso l’Osservatorio di Monte Mario di Roma e dall’Istituto Nazionale di Astrofisica.

Per approfondire il senso e le implicazioni della Mostra, ZENIT ha voluto intervistarne l’ideatore e coordinatore, il professor Mario Gargantini, che è anche Direttore della rivista scientifica “Emmeciquadro”.

In merito alla nascita medievale del metodo scientifico, Gargantini sostiene che “in realtà non si tratta di una novità, è la tesi classica dello storico della scienza Pierre Duhem (1861-1916) il quale ha scoperto che i contributi di personaggi come Ruggero Bacone, Nicola Oresme e Gossatesta, erano fondamentali e da lì ha ricostruito la storia della scienza includendo il Medioevo”.

Come, tutto non comincia con Galileo Galilei?

Gargantini: Il problema non è quello di ridurre l’importanza di Galileo, né tanto meno di misconoscere il salto fatto da Galileo nel metodo scientifico, ma nel dire che Galileo non è apparso dopo un periodo di buio, non è partito da zero, non è nato da un terreno dove c’era l’antiscienza, la magia e la stregoneria. In realtà Galileo è il frutto maturo di una cultura scientifica che ha avuto delle radici prima, e che si rifà alle radici più antiche.

Il Medioevo ha fatto il grande lavoro di recuperare i contributi degli antichi e li ha inseriti in una visione complessiva e unitaria dell’uomo e del cosmo, li ha utilizzati con le categorie della logica e della razionalità medievale e li ha animati con lo spirito del cristianesimo che è uno spirito positivo, costruttivo, aperto.

Queste caratteristiche l’antichità non le aveva, l’antichità greca non aveva quell’apertura, quel dinamismo quella volontà costruttiva del Medioevo. E poi li ha inseriti in una visione concreta e operativa di grande valore della persona così come della materialità.


Quindi il Medioevo fu ricco di scoperte e di attività di ricerca scientifica…

Gargantini: Noi tendiamo a misurarlo con gli occhi di oggi e quindi ci appare retrogrado, ma allora, dal punto da cui partiva, i passi avanti che ha fatto sono stati straordinari. Pensiamo alla fondazione delle Università che è la più grande invenzione del Medioevo. Le Università sono nate dalla Chiesa nel Medioevo. Avevano lo scopo di ordinare, organizzare e rendere fruibile e continuativo lo sviluppo del sapere.

E poi la costruzione delle Cattedrali, che furono la molla delle applicazioni tecnologiche. Anche oggi per sviluppare le tecnologie ci vuole un ideale condiviso. Nel Medioevo le Cattedrali sono il frutto tecnologicamente avanzato di una tensione ideale condivisa, popolare, dove tutti collaboravano, dove ognuno aveva il suo ruolo e dove si teneva in massima considerazione l’ingegnosità per elaborare modalità costruttive nuove, che non appena venivano acquisite si diffondevano.

Il lavoro era collegiale, tutti puntavano allo stesso obbiettivo, era più facile che lavorassero all’unisono. Mentre oggi si fa tanta fatica nelle fabbriche e nelle imprese per far collaborare la gente, allora la collaborazione era connaturata nell’impresa.

Quale è il rapporto tra Medioevo e Illuminismo?

Gargantini: L’illuminismo ha sviluppato una idea riduttiva di ragione, ha rimpicciolito la ragione. Mentre il Medioevo ha dilatato, allargato e ampliato l’idea di ragione, applicandola dal sassolino fino ai cieli, l’Illuminismo l’ha mortificata, fondando tutto sulla misura e sullo schema della ragione di tipo matematico. In questo modo l’ha resa incapace di affrontare le domande più grandi. Gli ha tolto gli orizzonti.

E’ possibile oggi superare queste divisioni nell’interpretazione della storia della scienza?

Gargantini: Sì è possibile ma ci vogliono luoghi e maestri. Alcune Università potrebbero tornare ad essere luoghi dove si rivaluta il metodo scientifico, e poi ci vogliono maestri nel senso medievale, saggi che trasmettano questa grande concezione della ragione, della fede e dell’uomo.

Oggi nei testi di management e di economia aziendale si dice che le aziende devono diventare delle “ learning organization”, (organizzazioni che apprendono) ebbene il Medioevo era tutta una società di gente che continuamente apprendeva, che discuteva nelle piazze della Cattedrale, del tal dipinto, del tal componimento poetico. Oggi si può arrivare allo stesso obbiettivo con l’organizzazione di reti che discutono di scienza con la grandezza di vedute dei giganti del Medioevo.