Il mondo ha bisogno di una “conversione ecologica”, afferma l’Osservatore vaticano all’ONU

Intervento dell'Arcivescovo Migliore sullo sviluppo sostenibile

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NEW YORK, venerdì, 27 ottobre 2006 (ZENIT.org).- Secondo l’Arcivescovo Celestino Migliore, Nunzio apostolico e Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, il mondo ha bisogno di una “conversione ecologica” per far sì che si possa realmente parlare di sviluppo sostenibile.



Intervenendo questo mercoledì a New York davanti al Secondo Comitato della 61ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sull’item 53 (a) e (d), relativo allo sviluppo sostenibile, l’Arcivescovo ha infatti affermato che “se vogliamo rendere lo sviluppo sostenibile una realtà radicata e a lungo termine dobbiamo creare un’economia realmente sostenibile”.

“Anche nel contesto della sua rapida transizione e mutazione, la nostra economia continua a basarsi fondamentalmente sul suo rapporto con la natura – ha osservato –. Il suo substrato indispensabile è rappresentato dal suolo, dall’acqua e dal clima; e sta diventando sempre più chiaro che se questi, i sistemi di sostegno della vita mondiale, vengono irreparabilmente danneggiati o distrutti non ci sarà un’economia produttiva per alcuno di noi”.

Anziché essere considerate “esterne o marginali per l’economia”, quindi, “le preoccupazioni ambientali devono essere comprese da quanti fanno politica come la base su cui si fondano tutte le attività economiche, e anche quelle umane”.

“E’ per questo che la realizzazione degli impegni relativi a pilastri sociali, ambientali ed economici dello sviluppo sostenibile dell’Earth Summit del 1992 sono la risposta minima richiesta, qui ed ora, dagli Stati e da tutti gli attori ambientali di un certo rilievo. Le conseguenze ambientali della nostra attività economica sono ora tra le principali priorità mondiali”, ha osservato.

La questione ambientale, ha spiegato il Nunzio apostolico, non è “solo un problema etico e scientifico importante, ma anche un problema politico ed economico, così come il pomo della discordia nel processo di globalizzazione in generale”.

“Significa non solo integrare lo sviluppo sostenibile in programmi per la riduzione della povertà e lo sviluppo, ma anche riflettere le preoccupazioni e i problemi ambientali nelle strategie di sicurezza, e in questioni di sviluppo e umanitarie a livello nazionale, regionale e internazionale”.

“Il mondo ha bisogno di una conversione ecologica per esaminare criticamente gli attuali modelli di pensiero, così come quelli di produzione e di consumo”, ha osservato l’Arcivescovo.

A questo proposito, ha constatato, “una maggiore enfasi sull’energia rinnovabile, sui combustibili e le tecnologie pulite e sull’integrazione delle strategie di sviluppo sostenibile nazionale nella politica sembra stia prendendo slancio”, ma “tutti gli attori, a cominciare dagli Stati, devono fare di più per fermarsi ed invertire le tendenze attuali di consumo e inquinamento”.

La comunità internazionale, inoltre, “dovrebbe continuare ad approfondire la sua comprensione dei legami tra pace e sviluppo umano, soprattutto nei settori più poveri che hanno minori capacità di adattamento”.

La delegazione della Santa Sede sostiene tutte le opportunità che possano “favorire l’applicazione di una strategia energetica globale e condivisa a lungo termine, capace di soddisfare i bisogni energetici globali a breve e lungo termine, difendere la salute umana e l’ambiente e stabilire impegni precisi che affronteranno in modo efficace il problema dei cambiamenti climatici”.

Per l’Arcivescovo sono necessari “seri investimenti pubblici nelle tecnologie pulite” per “diminuire il prima possibile l’impatto dell’inquinamento atmosferico e marino”, “prima che l’equilibrio ecologico venga rovinato dalla negligenza colpevole”.

In merito alla questione dell’acqua, l’Arcivescovo Migliore ha ricordato che il Rapporto Mondiale sullo Sviluppo Idrico delle Nazioni Unite ha stabilito che il problema principale attualmente non è la mancanza di acqua sufficiente per le necessità umane, ma “quella della gestione delle risorse, includendo problemi di management, infrastrutture, tecnologia e finanze”.

La gestione delle risorse idriche, ha sottolineato, “deve basarsi sull’implementazione del principio di responsabilità condiviso a livello internazionale, con particolare attenzione al principio di sussidiarietà, che richiede la partecipazione delle comunità locali al processo decisionale”.

Il presule ha quindi ricordato che le Nazioni Unite hanno designato il 2006 Anno Internazionale dei Deserti e della Desertificazione, “indubbiamente uno dei processi più allarmanti di degrado ambientale, con un forte impatto negativo non solo sull’ambiente, ma anche sui settori economici e sociali”.

“La desertificazione e la siccità colpiscono ora più di una persona su sei al mondo. La comunità internazionale deve compiere azioni concrete per invertire questo allarmante fenomeno attraverso risposte coordinate a livello internazionale”, ha aggiunto.

Monsignor Migliore ha ricordato anche l’importanza “del ruolo della riforma agraria e dello sviluppo rurale nel combattere fame e povertà, nel promuovere lo sviluppo sostenibile e la sicurezza alimentare, nel garantire la promozione dei diritti umani e nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio”.

Il settore rurale, “da cui dipendono i tre quarti degli affamati del mondo”, è sempre più degradato, ha denunciato, chiedendo maggiore attenzione alla questione.

“I protagonisti della politica non possono continuare a trattare il mondo rurale come se fosse di serie B”, ha concluso.