Il musulmano convertito

Ilyas Khan, filantropo britannico, racconta pubblicamente la sua coraggiosa conversione dall'Islam al cattolicesimo

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di Salvatore Cernuzio

ROMA, mercoledì, 1 agosto 2012 (ZENIT.org) – Sono tanti i musulmani che vorrebbero rinunciare alla propria fede e abbracciare il cristianesimo, ma la paura delle persecuzioni dei propri correligionari li spinge spesso a non aderirvi.

Tuttavia c’è chi ha avuto il coraggio di fare questa scelta, non solo nell’intimo del suo cuore ma raccontandola pubblicamente sul sito del National Catholic Register.

Si tratta di Ilyas Khan, filantropo britannico, nato da genitori musulmani, cresciuto in Gran Bretagna, banchiere di formazione, proprietario della squadra di calcio Accrington Stanley, nonché presidente della Leonard Cheshire Disability, la più grande organizzazione mondiale di aiuto alle persone disabili.

“Alla mia fede ha contribuito molto l’educazione avuta fino ai 4 anni” ha dichiarato Ilyas all’intervistatore che gli domandava cosa lo avesse portato alla fede. “Mia madre era molto malata – prosegue - così fu una mia nonna, profondamente cattolica, ad accudirmi nei primi anni; non potevo non considerarmi se non cristiano”.

Dai 4 anni fino ai 17 anni, però, Ilyas fu educato e cresciuto come musulmano. Racconta: “Intrapresi gli studi universitari, la Provvidenza Divina intervenne ancora e scelsi di andare a soggiornare presso la Netherhall House, uno studentato dell’Opus Dei”. 

Il tempo trascorso in quello studentato lo avvicinò alla spiritualità e alla fede cattolica. Lui stesso afferma in proposito: “Non posso dire di essere stato condotto alla fede inconsapevolmente, anzi fu proprio tra i 18 e 19 anni che scoprii personaggi come Hans Urs Von Balthasar, e consultai continuamente i testi presenti nella biblioteca dove cominciai a interessarmi di teologia, imbattendomi così in Sant’Agostino e Origene”.

Quelle letture provocarono nel giovane Ilyas un moto interiore che già allora lo spingevano ad uscire allo scoperto e gridare il proprio credo, ma la paura di arrecare un dolore profondo ai genitori, ancora in vita, soffocò tutto.

La svolta decisiva, ricorda Khan, fu un “maggior grado di consapevolezza di tutta la mia vita e delle mie basi morali". "Il desiderio di abbandonare l’Islam era profondo, ma è stata la spinta di Cristo che alla fine mi ha portato alla decisione” ha aggiunto.

Un contributo fondamentale arrivò, poi, dal “vivere quotidianamente la vita della Chiesa", durante il suo soggiorno in Asia, precisamente a Hong Kong all’età di venticinque anni. Proprio lì, la chiesa cinese di San Giuseppe “fu il luogo dove mi avvicinai al cattolicesimo tradizionale. Dai venticinque anni in poi non ho mai dubitato di essere cattolico”. 

Ma ci fu un momento in particolare che segnò indelebilmente la sua fede: una “visione” durante una visita nella Basilica di San Pietro. Ricorda: “Stavo camminando per la Basilica e mi ricordo di essermi letteralmente arrestato vedendo la Pietà di Michelangelo; mi sono giunte mille domande nel guardare quel volto della Madonna che guardava il suo Figlio. Ho detto tra me e me: ‘Questo è Dio; non può non essere Dio’. Per l’Islam dire che Dio si è fatto uomo è un’eresia; lì mi son caduti tutti i dubbi. La bellezza e l’atmosfera attorno a quello spettacolo hanno segnato il punto di svolta”.

Una grande testimonianza quella di Ilyas Khan che, se da un lato, è stata un incoraggiamento per tutti coloro che hanno ancora dubbi o paure sul proprio credo; dall’altro, ha provocato reazioni negative tradottesi in dirette minacce di odio e di morte.

Nonostante ciò, Ilyas non ha paura di manifestare la propria fede, né di gridarne pubblicamente la bellezza, tanto da essere considerato oggi in Gran Bretagna, “il più importante neoconvertito al cattolicesimo”.