Il Natale visto da San Pio da Pietrelcina

Il notissimo frate cappuccino viveva con struggimento questa festa, fin quasi a soffrirla dolcemente

Roma, (Zenit.org) don Marcello Stanzione | 248 hits

Il famoso Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, nacque a Pietrelcina, piccolo centro del beneventano il 25 maggio 1887 e sin dalla prima infanzia si sentì chiamato ad una vita di consacrazione religiosa. Fu ordinato sacerdote nell’Ordine dei Cappuccini il 10 agosto 1910, nel Duomo di Benevento. Dal 1916 sino alla sua morte, ha svolto il ministero sacerdotale presso il convento di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo in provincia di Foggia. Ha operato con assiduità e semplicità per il bene delle anime che a lui accorrevano numerosissime, vivendo ininterrottamente nella preghiera e nella sofferenza. Ricevette le stimmate la mattina del 20 settembre 1918. per tutta la sua vita sacerdotale fu un apostolo indefesso del confessionale. Morì il 23 settembre 1968 e fu beatificato il 2 maggio del 1999 e poi canonizzato il 16 giugno 2002 da Sua Santità Giovanni Paolo II. Padre Pio amava molto il Natale, era la festa liturgica che sentiva di più. E, soprattutto, gli piaceva dir messa nella chiesetta di San Giovanni Rotondo. Era una cerimonia solenne, che toccava di diritto al Superiore del convento, ma tutti sapevano quanto lui ci tenesse e lo lasciavano fate. D’altronde, il suo era un rito lunghissimo, che a volte alle 5 del mattino e che rimaneva impresso nel cuore dei fedeli che vi assistevano come una straordinaria mistica. Ma proprio intorno a quelle celebrazioni accadevano fatti inspiegabili e miracolosi che due testimoni hanno raccontato nel loro diari…

Lucia Iadanza, figlia spirituale di Padre Pio, ha scritto nelle sue memorie un fatto accaduto la notte del 24 dicembre 1922. “I frati – ha raccontato – avevano portato in sacrestia un grande braciere intorno al quale  si erano messi alcuni fedeli per riscaldarsi un po’. Recitavano un po’. Recitavamo il rosario in attesa della Messa. Padre Pio pregava in mezzo a noi. A un tratto, in un alone di luce, vidi apparire tra le sue braccia, Gesù Bambino. Il volto del Padre era trasfigurato, i suoi occhi guardavano quella figura di luce con le labbra aperte in un sorriso stupito e felice. Quando la visione svanì, Padre Pio si rese conto che io avevo visto tutto. Così, mi si avvicinò e mi disse di non parlarne con nessuno”.

Due anni dopo accadde più o meno lo stesso episodio. Lo rievoca Padre Raffaele da Sant’Elia, che visse accanto a Padre Pio per 35 ani. I due frati avevano le loro camere una accanto all’altra. “Stavo scendendo in chiesa per la Messa di mezzanotte del Natale del 1924 – ha scritto Padre Raffaele – il corridoio era illuminato da un lume a petrolio. In quella penombra, vidi che anche Padre Pio era uscito dalla sua cella e camminava piano piano. Era avvolto in un alone di luce e portava tra le braccia Gesù Bambino. Rimasi immobile, folgorato, sulla porta della mia cella. Mi inginocchiai. Padre Pio passò accanto a me, raggiante, e non si accorse neppure che io ero lì ad appena due passi da lui!”.

Padre Ignazio da Ielsi, che fu superiore del convento di San Giovanni Rotondo dal 1922 al 1925, scrisse nelle sue memorie: “Padre Pio celebra il Natale con un’infinita passione. Sempre vi pensa. Gli basta sentire il suono di una pastorale o della ninna – nanna, per sollevargli lo spirito, tanto che a guardarlo sembra che sia andato in estasi”.

Padre Pio viveva intensamente l’evento e la poesia del Natale. Emozioni forti, abbandoni estatici, pensieri soavi. Direi che il nostro Beato “soffriva” il Natale: quando un sentimento è assai profondo, diventa struggente, e allora fa soffrire…dolcemente…Davanti a Gesù Bambino, Padre Pio avvertiva le intime vibrazioni dell’esteta nel contemplare il bello, il sublime, l’ineffabile, sorridente, gli occhi che sprizzavano letizia, lo sguardo illuminato dal chiarore dell’innocenza, della umiltà, della semplicità. E’ sempre una gioia del nostro spirito riguardare l’immagine del Padre che regge tra le sue braccia il divino Bambino. A padre Agostino formula in questi termini gli auguri natalizi: “IL celeste Bambino faccia sentire anche al vostro cuore tutte quelle sante emozioni che de’ sentire a me nella beata notte, allorché venne deposto nella povera capannuccia” (Epist. I, 281). “Capannuccia”: un vezzeggiativo che soltanto un innamorato del presepio e di Gesù bambino poteva coniare. Padre Pio confessa la propria incapacità ad esprimere a parole la folla di sentimenti variegati: “Oh Dio, padre mio, non posso esprimervi tutto quello che sentì nel cuore in questa felicissima notte. Mi sentivo il cuore traboccante di un santo amore verso il nostro Dio umano…” (Epist. I, 982). E dinanzi alla grotta resta sveglio tutta la notte santa: come dormire  mentre si attua il mistero di Dio che per amore si fa bambino? (cfr. Epist. I, 982).