Il neo cardinale Bassetti: "Perché Francesco mi ha nominato"

In una delle sue prime interviste con la berretta rossa, il porporato di Perugia racconta l'emozione per il Concistoro di oggi e per la presenza di Benedetto XVI, i programmi futuri per la tanto amata diocesi e il legame tra i Papi e l'Umbria

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 616 hits

Se c’è un “pastore che ha addosso l’odore delle sue pecore” è lui: Gualtiero Bassetti, cardinale di Perugia creato da Papa Francesco nel Concistoro di stamane in San Pietro. Vescovo molto amato dai fedeli della sua diocesi, il neo porporato si è sempre distinto per la semplicità e per la particolare attenzione ai problemi della sua terra e della sua gente, soprattutto quella appartenente al ceto meno abbiente. Il suo stile ricalca molto quello di Bergoglio: guida da solo la sua utilitaria, ama stare a contatto delle persone, magari quelle ricoverate in ospedali o impiegate nelle fabbriche, e spesso si ritira in preghiera con le suore Oblate con cui “è cresciuto”. Si ricordano, recentemente, la promozione di un fondo di solidarietà per famiglie in difficoltà, l’incontro con i “Forconi” e l’invito ai proprietari di immobili ad affittare a “prezzi sostenibili”.

Oggi erano oltre 2.000 i fedeli venuti dall’Umbria per rendergli omaggio, quasi quanto i numerosi brasiliani al seguito del cardinale Tempesta. La nomina di Bassetti è stata accolta con grande gioia, ma anche con grande sorpresa provenendo da una diocesi finora ai confini della politica romana, e andando quindi a ‘scavalcare’ sedi ritenute tradizionalmente cardinalizie come Venezia o Torino. Nel 2009, inoltre, il porporato è stato eletto vicepresidente della Conferenza Episcopale italiana con 102 voti su 194. Ma si parla già di una sua futura nomina come presidente della Cei. A ZENIT, Bassetti ha rilasciato una delle sue prime interviste da cardinale.

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Eminenza, un commento alla giornata di oggi: una cerimonia solenne, nella Basilica Vaticana, alla presenza di due Papi….

Card. Bassetti: Le ultime giornate sono state molto intense. C’è stato il Concistoro, tanti temi da trattare, e non mi ero concentrato molto sull’evento di oggi. Però ieri sera quando sono andato a dormire a mezzanotte, ho cominciato a sentire una agitazione dentro di me, perché queste non sono circostanze esteriori… Un vescovo la ritiene una chiamata di Dio. E il Santo Padre, con questa nomina, dà una grande responsabilità di servizio e collaborazione alla Chiesa. Il mio sonno, quindi, è stato un po’ agitato…

E oggi?

Card. Bassetti: Quando stamattina ho visto i miei fratelli tutti insieme mi sono rincuorato. Ho detto un altro “eccomi”, lo stesso che pronunciai il giorno in cui diventai prete, vescovo, quando cambiai tre diocesi... Mi sono sempre consegnato, e oggi ho ripetuto lo stesso “eccomi”, con semplicità. Mi ha dato tanto conforto vedere Papa Benedetto. Appena mi ha visto mi ha detto “Perugia!”, con quell’accento a cui sono molto affezionato, e poi ha aggiunto “Papa Leone… Io prego, io prego”. Poi le parole del Santo Padre, l’abbraccio di tutti i cardinali, il sentirsi parte non di un gruppo ma di una famiglia, sentire vibrare lo Spirito Santo che porta avanti la Chiesa… Ecco, mi sono sentito rafforzato.

A proposito di Papa Leone, sono 160 anni che la Chiesa perugina non ha alla guida un cardinale. Ovvero da quando, nel 1853, mons. Gioacchino Pecci ricevette la porpora, per poi essere eletto Papa, nel 1878, con il nome di Leone XIII, il “Papa delle riforme”, il “Papa del lavoro”. Una bella responsabilità…

Card. Bassetti: Sì. Papa Leone XIII è una figura che sento molto vicino. Si interessava dei problemi della gente, domandava se i figlioli dei contadini andassero a scuola, com’era il salario e via dicendo. Anche io, nel mio piccolo, cerco di seguire le sue orme, perché, come dicevo, lo sento molto vicino. Qualcuno anche mi ha detto: “Sicuramente Papa Leone è contento in Cielo e prega per te”.    

Lei, da vescovo, è sempre stato molto sensibile alle problematiche sociali, in particolare quelle del lavoro. Ora, da cardinale, cambierà il suo programma?

Card. Bassetti: Intanto c’è una parte del programma che deve rimanere identica, ed è quella che riguarda la diocesi dove ho iniziato le visite pastorali. Sicuramente ci sarà qualche impegno in più a Roma, con il Santo Padre; faccio anche parte della Congregazione dei Vescovi, quindi ogni 15 giorni sarò qui perché dobbiamo pensare alle provviste delle chiese e cose del genere.  Gli impegni sicuramente aumentano, ma non voglio togliere nulla alla mia diocesi, né alla mia regione. 

Una regione che, tradizionalmente, non è sede cardinalizia. Quindi la sua è stata una nomina un po’ inaspettata. Perché, secondo lei, Francesco ha voluto crearla cardinale?

Card. Bassetti: Credo che i motivi siano due. Innanzitutto, il Papa da subito ha cercato di andare alle periferie, quindi non si è fermato solo alle sedi tradizionali. Allora anche Perugia, come pure Haiti, il Burkina Faso e altre possono diventare sedi cardinalizie. Soprattutto, però, bisogna ricordare che l’Umbria è la patria di due importanti Santi: Benedetto, patrono d’Europa, e Francesco, patrono d’Italia che, sappiamo, è particolarmente nel cuore del Papa, tanto da averne preso il nome. In realtà, in dieci anni, due Pontefici hanno preso il nome di questi Santi umbri: prima Benedetto XVI e ora Francesco. Quindi c’è un legame speciale tra la mia regione e il papato. Inoltre è una terra che ha una grande rilevanza spirituale, è patria di tanti altri santi: Santa Rita, Santa Chiara o Sant’Angela da Foligno recentemente canonizzata.

Dall’annuncio della sua nomina, la diocesi di Perugia è in festa. Tantissime persone sono venute oggi a mostrarle la loro vicinanza…

Card. Bassetti: Sì, erano oltre duemila: 1.300 da Perugia e altrettante da Arezzo. Riempivano la Basilica. È stato molto bello e li ringrazio per questo.

Qualcuno era preoccupato che, dopo la sua creazione cardinalizia, potrà lasciare il suo attuale incarico o che li ‘trascurerà’ un po’. Vogliamo rassicurarli?

Card. Bassetti: Certo! Devo fugare questo timore, perché, anzi, il Papa ha legato il mio cardinalato alla mia Chiesa, alla mia regione che amo tanto. E poi a 72 anni sento che devo finire bene quello che da tanto tempo ho iniziato...